Esperti dell’Università di Brescia hanno analizzato gli interventi edilizi fino ad oggi. Pochi accorgimenti. I tecnici: «Negozi e sopralzi hanno indebolito gli edifici storici di Salò»

«Dimenticato» il sisma del 1901

28/12/2004 in Storia
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Di Luca Delpozzo
Mimmo Varone

I salo­di­ani han­no dimen­ti­ca­to alla svelta il sis­ma del 1901. Più che alla sicurez­za han­no bada­to al com­mer­cio, e «han­no fat­to inter­ven­ti che han­no inde­boli­to molto gli edi­fi­ci». Così Gian Pao­lo Trec­ca­ni, docente di Restau­ro architet­ton­i­co alla facoltà di Ingeg­ne­r­ia del­la Statale bres­ciana sin­te­tiz­za i pri­mi risul­tati di una ricer­ca anco­ra in cor­so sulle riparazioni post-sis­miche a Salò, a cui parte­ci­pano pure il Politec­ni­co di e le di Gen­o­va e Napoli. La ricer­ca è par­ti­ta nel 2002, dunque in tem­pi non «sospet­ti». E dopo il ter­re­mo­to del 24 novem­bre scor­so avrà altri inter­rog­a­tivi a cui rispon­dere e altri dati da anal­iz­zare. «Adesso ci inter­es­sa ver­i­fi­care — pre­cisa Trec­ca­ni — se le linee di ten­den­za reg­is­trate fino­ra trovano un riscon­tro anche nel­la dif­fu­sione del dan­no di oggi». Non sarà una cosa rap­i­da. Bisogn­erà acquisire i dati tec­ni­ci sui sopral­lu­oghi effet­tuati dai comu­ni in questi giorni e con­frontar­li con quel­li stori­ci. E ci saran­no gli inevitabili tem­pi buro­crati­ci a ral­lentare la rispos­ta. Ma quan­do ver­rà, sarà di sicuro inter­esse. Dirà se gli inter­ven­ti fat­ti in pas­sato, in par­ti­co­lare le aper­ture real­iz­zate al piano ter­ra degli edi­fi­ci sul lun­go­la­go per ricavarne spazi com­mer­ciali, e i sopralzi effet­tuati, abbiano una relazione con i dan­ni provo­cati dal ter­re­mo­to scor­so. Intan­to, «abbi­amo anal­iz­za­to le licen­ze edilizie dal ’900 ad oggi — dice Trec­ca­ni -, al momen­to non siamo anco­ra in gra­do di dire con pre­ci­sione le linee di ten­den­za segui­te, ma abbi­amo il sen­tore che la nec­es­saria atten­zione anti­sis­mi­ca non c’è sta­ta». Le ricer­ca­tri­ci Chiara Ros­tag­no, Car­lot­ta Coc­coli e Bar­bara Scala han­no spul­ci­a­to le mem­o­rie storiche del­la sis­mic­ità a Salò, e sono risalite al 243–245 d.C. quan­do il Gar­da sarebbe sta­to inter­es­sato da un sis­ma dis­as­troso a cui si attribuisce lo spro­fon­da­men­to del­la mit­i­ca Bena­co. E dopo di allo­ra reg­is­tra­no notizie di altri ses­san­ta ter­re­moti di lieve e media entità. Una sis­mic­ità ben nota, insom­ma, a cui si attribuisce pure il «dif­fu­so fenom­e­no» delle frane che «non di rado accadono sui mon­ti che sor­gono alle spalle di Salò, come scrive Pio Bet­toni negli «Annali dell’ufficio cen­trale mete­o­ro­logi­co ital­iano». E tut­tavia le ricer­ca­tri­ci rica­vano dal­la doc­u­men­tazione d’archivio che la sis­mic­ità del luo­go «non ha con­dizion­a­to l’attività edilizia salo­di­ense». E la scarsa con­sid­er­azione delle sfa­vorevoli con­dizioni edilizie non cam­bia neanche nel­la sec­on­da metà dell’Ottocento, con la dif­fu­sione delle prime norme tec­niche da seguire nei ter­ri­tori col­pi­ti da ter­re­mo­to. La doc­u­men­tazione «non si pres­ta a frain­tendi­men­ti — dicono le ricer­ca­tri­ci -, preval­go­no le opere tese a mod­i­fi­care il com­por­ta­men­to strut­turale delle fab­briche e, in qualche misura, a com­pro­met­ter­lo con la fre­quente trasfor­mazione delle aper­ture in fac­cia­ta (ad esem­pio, aper­tu­ra di bot­teghe al piano ter­ra) e con la real­iz­zazione di sopralzi e sovras­trut­ture». Ma la cosa scon­cer­tante è che queste pratiche «non subis­cono vari­azioni man­i­feste in con­seguen­za degli esi­ti dis­as­trosi del sis­ma del 1901». Al riguar­do, dal 1954 in poi le tre ricer­ca­tri­ci han­no avu­to a dis­po­sizione la doc­u­men­tazione del­la Com­mis­sione edilizia isti­tui­ta per legge. «Il tenore delle pratiche dif­fuse — dicono — non deno­ta scosta­men­ti sig­ni­fica­tivi dalle con­dotte otto­cen­tesche. Con­ser­va solo una flebile memo­ria dell’evento sis­mi­co di pri­mo Nove­cen­to, e ciò anche nel caso in cui gli inter­ven­ti edilizi siano operati dai pro­pri­etari dei man­u­fat­ti più grave­mente dan­neg­giati». Cosa è sta­to fat­to, dunque, a Salò? Nel­la sto­ria edilizia salo­di­ense il peri­o­do tra il 1901 e il 1903 risul­ta «neglet­to», di stasi appar­ente, com­pre­so «tra il fragore degli inter­ven­ti imme­di­ata­mente suc­ces­sivi all’evento sis­mi­co e la tan­to agog­na­ta approvazione del Piano urban­is­ti­co». Tut­tavia le ricer­ca­tri­ci notano da un lato che il sis­ma di un sec­o­lo fa ha cam­bi­a­to l’assetto urban­is­ti­co del­la cit­tad­i­na. Le mappe del Reg­no Lom­bar­do-Vene­to (1852) attes­tano la pre­sen­za per tut­to l’Ottocento di un tes­su­to urbano com­pat­to svilup­pa­to sull’asse viario par­al­le­lo al lago, con edi­fi­ci che si affac­cia­vano diret­ta­mente (o tramite orti e broli) sul gol­fo. Le carte del Reg­no d’Italia tes­ti­mo­ni­ano che dopo il ter­re­mo­to il lun­go­la­go viene ridefini­to. Gli edi­fi­ci a lago per­dono orti e broli e troneg­giano sul­la sul­la passeg­gia­ta. E la con­for­mazione delle planime­trie, una vol­ta svilup­pa­ta sull’asse lon­gi­tu­di­nale, viene «arti­fi­ciosa­mente riequi­li­bra­ta». I lot­ti edilizi ret­rostan­ti, invece, riman­gono inal­terati. Di «più com­p­lessa inter­pre­tazione», invece, risul­ta essere l’insieme degli inter­ven­ti più recen­ti, a par­tire dagli anni Ses­san­ta del sec­o­lo scor­so. Per quegli anni la doc­u­men­tazione offre «solo lim­i­tate infor­mazioni sulle pratiche edilizie adot­tate e sulle carat­ter­is­tiche met­riche e costrut­tive dei man­u­fat­ti». In ogni caso, si trat­ta di doc­u­men­ti molto utili per gettare una luce in più sui dan­ni provo­cati dall’ultima scos­sa.

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