Da febbraio cambiano gli orari per visitare la collezione dell’albergatrice Hildegard Mayr Hinterkircher. Esposte 250 statuette di Gesù Bambino, realizzate nell’arco di quattro secoli dal ’600 al ’900

«Divino Infante», una mostra riuscita

19/01/2006 in Mostre
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Di Luca Delpozzo
Attilio Mazza

Il pri­mo ciclo di aper­tu­ra del nuo­vo del «Divi­no Infante» di Gar­done Riv­iera si chi­ude a fine gen­naio. Il breve peri­o­do inau­gu­rale è sta­to un suc­ces­so: più di 1500 vis­i­ta­tori. Da feb­braio il museo di Via dei Col­li 31 resterà aper­to nei fine set­ti­mana e nei giorni fes­tivi. Tut­tavia è sem­pre pos­si­bile preno­tare la visi­ta per i grup­pi su appun­ta­men­to nei giorni feri­ali (tel. 036.293.105). La sig­no­ra Hilde­gard Mayr Hin­terkircher si è dichiara­ta sod­dis­fat­ta dell’accoglienza fat­ta alla sua inizia­ti­va muse­ale, gra­zie alla quale ha real­iz­za­to un sog­no. Nata e cresci­u­ta a Mona­co di Baviera, ha scop­er­to sul Gar­da, dopo il mat­ri­mo­nio, la pas­sione di collezionare stat­uette di Gesù Bam­bi­no che l’ha accom­pa­g­na­ta nel­la vita. «La mia famiglia, anco­ra dai tem­pi dei miei non­ni, ha sem­pre avu­to la pas­sione per l’arte – affer­ma –. Sono cresci­u­ta in mez­zo alle belle cose, fino a quan­do, durante i bom­bar­da­men­ti, la mag­gior parte é anda­ta per­sa. Cir­ca 35 anni fa, in occa­sione del­la ricer­ca di vec­chio pen­to­lame di rame per l’albergo, mi é sta­to regala­to il pri­mo bam­binel­lo, non molto grazioso, per la ver­ità. In segui­to me ne sono sta­ti offer­ti altri. A quei tem­pi costa­vano poco per­ché non li vol­e­va nes­suno». Anno dopo anno ha rac­colto 250 esem­plari di quat­tro sec­oli, dal 1600 al 1900: Gesù Bam­bi­no in cul­la, dormi­en­ti, in trono, in fasce o son­tu­osa­mente vesti­ti. Sono opere ital­iane, di tutte le regioni, di tutte le mis­ure, prodotte in tutte le materie. Ha ded­i­ca­to il suo tem­po libero non solo alla ricer­ca, ma anche al restau­ro, alles­ten­do un lab­o­ra­to­rio ben attrez­za­to. «A Mona­co di Baviera, dopo la matu­rità, ave­vo fre­quen­ta­to l’istituto pri­va­to del prof. Blocher­er riceven­do un’eccellente for­mazione in diver­si per­cor­si dell’arte: pit­tura, grafi­ca, architet­tura degli interni, cos­tu­mi, arre­di, scenografia teatrale, illus­trazioni con rel­a­ti­va prat­i­ca nei vari set­tori. Sono sta­ti gli stru­men­ti che mi han­no per­me­s­so di dedi­car­mi al restau­ro delle stat­uette». Ed ecco il sog­no del museo in cui col­lo­care l’insolita collezione. L’opportunità è sta­ta l’acquisto di un edi­fi­cio (ex alber­go), non lon­tano da quel­lo pres­ti­gioso e stori­co di famiglia: il Grand Hotel Fasano. Lo ha fat­to ristrut­turare rica­van­do i gran­di spazi per il Museo del Divi­no Infante. «Il museo è sta­to inau­gu­ra­to il 18 novem­bre – affer­ma anco­ra –. È una real­iz­zazione del tut­to pri­va­ta, il com­pi­men­to di un sog­no di tut­ta la mia vita. Si estende su cir­ca 1.000 mq su due piani col­le­gati in un uni­co per­cor­so espos­i­ti­vo. Sono sta­ti pure real­iz­za­ti ambi­en­ti per mostre col­lat­er­ali, con­feren­ze, con­cer­ti, pic­coli rice­vi­men­ti e cucine per degus­tazioni, in par­ti­co­lare riferite alle tradizioni gas­tro­nomiche natal­izie». La nuo­va strut­tura è sta­ta idea­ta e por­ta­ta a com­pi­men­to sec­on­do i cri­teri muse­ali più avan­za­ti: dalle vetrine che ospit­er­an­no le stat­ue, ai col­ori delle pareti, all’illuminazione, ai locali acces­sori. Il per­cor­so è arric­chi­to da opere com­ple­men­tari (quadri e altro) che «vestono» ulte­ri­or­mente i gran­di spazi. Di effet­to scenografi­co è il notev­ole pre­se­pio napo­le­tano con oltre un centi­naio di personaggi.

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