Alcuni fra i più stimati professori italiani creano una fondazione per recuperare la chiesa romanica. Il progetto: centro culturale con master per università e imprese

Docenti in aiuto di S.Domenico

15/08/2006 in Attualità
Di Luca Delpozzo
Sergio Zanca

Una Fon­dazione per recu­per­are la vec­chia chieset­ta scon­sacra­ta dei Domeni­cani e trasfor­mar­la in luo­go di ricerche. Questo l’obiettivo del «Cen­tro stu­di Toscolano Mader­no» (con sede in via Reli­gione) fonda­to dalle sorelle Gio­van­na e Daria Vis­in­ti­ni, orig­i­nar­ie del luo­go. La pri­ma, docente di Dirit­to civile all’ di Gen­o­va, ne è la pres­i­dente; la sec­on­da, medico a , vice. Tra i com­po­nen­ti del­la Fon­dazione alcu­ni nomi illus­tri, come Vit­to­rio Huck­mar, grande fis­cal­ista, esper­to di Dirit­to trib­u­tario, e Francesco Gal­gano, che inseg­na Dirit­to com­mer­ciale a Bologna. «L’inse­di­a­men­to reli­gioso di San Domeni­co sorse sul promon­to­rio di Toscolano, prob­a­bil­mente alla metà del Due­cen­to — ricor­da la stu­diosa Mon­i­ca Ibsen -. Sul­la fon­dazione e la ded­i­ca al san­to spag­no­lo dovette esercitare un peso notev­ole l’in­ten­to di con­trastare la rad­i­ca­ta pre­sen­za sul lago degli ereti­ci. Dal 1170 era ben orga­niz­za­ta la chiesa di Desen­zano, uno dei prin­ci­pali grup­pi catari ital­iani, attes­ta­to su posizioni più rad­i­cali e assai atti­vo nel pros­elit­ismo». Dopo la con­sacrazione da parte del vesco­vo Gia­co­mo degli Atti, nel 1371 il pri­ore ottenne la cap­pel­la urbana di San Zenone, con tut­ti i beni. Suc­ces­si­va­mente acquisì ter­reni e oliveti in Valte­n­e­si, tra Gar­done Riv­iera e Gargnano. Nel­l’es­tate del 1387, durante la guer­ra tra Vis­con­ti e Verone­si, ci furono sac­cheg­gi. Nel 1483 Sis­to IV unì l’in­tero com­p­lesso al con­ven­to di San­ta Croce in Venezia, da cui passò ai canon­i­ci di San Sal­va­tore, in cit­tà. Quan­do l’or­dine fu sop­pres­so, nel 1772, gli immo­bili di via Reli­gione ven­nero trasfor­mati in abitazioni, e la chiesa, scon­sacra­ta e chiusa, uti­liz­za­ta come mag­a­zz­i­no. Oggi è fatis­cente. Meglio con­ser­va­to è il mas­s­ic­cio cam­panile, dal­la for­ma toz­za, rispon­dente alla tradizione roman­i­ca bres­ciana: i gran­di ciotoli sono alter­nati a scaglie di pietra. La nava­ta inter­na è lun­ga 20 metri, e ter­mi­na in un largo pres­bi­te­rio quad­ran­go­lare. Una cros­ta rico­pre le dec­o­razioni delle pareti, sim­ili a quel­li di una dimo­ra in piaz­za Tebal­do Brusato di Bres­cia, del­la Sala dei Medaglioni a cas­tel Steni­co, del mas­tio vis­con­teo. Un pec­ca­to non ristrut­turare un gioielli­no dell’architettura roman­i­ca e del­la sto­ria bres­ciana. «Abbi­amo l’in­ten­zione di restau­rar­la ‑spie­ga Gio­van­na Visintini‑, in modo da adibir­la a cen­tro cul­tur­ale. Ci stareb­bero un centi­naio di per­sone. Potrem­mo tenere cor­si mas­ter per giuristi di impre­sa, ammin­is­tra­tori di con­do­minio e quan­t’al­tro. La spe­sa? Un pre­ven­ti­vo di mas­si­ma par­la di una spe­sa di cir­ca 500 mila euro, inclu­so il recu­pero degli affres­chi. Sti­amo reperen­do i finanzi­a­men­ti, e aspet­tan­do risposte dal­la Soprint­en­den­za ai beni artis­ti­ci. La Fon­dazione, com­pos­ta da illus­tri cat­te­drati­ci, sarebbe in gra­do di stu­di­are ulte­ri­ori inizia­tive in col­lega­men­to col Vit­to­ri­ale, l’, la Comu­nità mon­tana par­co (ad esem­pio in mate­ria di restau­ro del­la limon­aie, per trasfor­mar­le in gia­r­di­ni d’in­ver­no), e così via». Se son rose, fiori­ran­no. «Noi appog­giamo l’idea, e la soste­ni­amo con par­ti­co­lare atten­zione — com­men­ta il sin­da­co Pao­lo Ele­na-. D’ac­cor­do con l’am­min­is­trazione provin­ciale, il Vesco­v­a­do e i par­ro­ci, l’an­no scor­so ho fir­ma­to un pro­to­col­lo di inte­sa con i miei col­leghi di Gargnano e Tig­nale per il restau­ro di una set­tan­ti­na di chiese, chiostri e cap­pelle del­la zona. Per ogni edi­fi­cio i tec­ni­ci han­no sti­la­to delle schede, indi­can­do gli inter­ven­ti urgen­ti dal pun­to di vista sta­ti­co e del­la sicurez­za (pri­mo aspet­to), quel­li riguardan­ti le opere d’arte, le tele, gli affres­chi, i par­ti­co­lari di pre­gio o di valen­za stori­co-architet­ton­i­ca (sec­on­do), i lavori nec­es­sari per con­sen­tire una fruizione adegua­ta (ter­zo) e altri di minore impor­tan­za (quar­to). Un prog­et­to sper­i­men­tale, con l’o­bi­et­ti­vo di creare un itin­er­ario di cul­to. In set­tem­bre incon­tr­ere­mo l’asses­sore regionale al tur­is­mo Pier­gian­ni Pros­peri­ni per ver­i­fi­care le pos­si­bil­ità di rice­vere finanzi­a­men­ti, e le strade per­cor­ri­bili. Nel­l’e­len­co inserire­mo anche l’ex chieset­ta dei Domenicani».