Per i golosi è una lieta sorpresa.

Dolce sorpresa dal monte Baldo «Resuscitata» la marronata

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Di Luca Delpozzo
(a.p.)

Per i golosi è una lieta sor­pre­sa. Ma lo è pure per chi spera in un futuro migliore per l’agricoltura di mon­tagna. Sul monte è «resus­ci­ta­ta» la mar­rona­ta. Era scom­parsa trent’anni fa, quan­do chiuse i bat­ten­ti la dit­ta Vival­di a Bar­dolino. È lì, in riva al lago, che la mar­rona­ta è sta­ta inven­ta­ta, negli anni Trenta. La si face­va coi mar­roni del Bal­do. Il rilan­cio è affida­to a un gio­vane cas­tan­i­coltore di San Zeno di Mon­tagna, Simone Cam­pag­nari. Con una buona dose di cor­ag­gio, Cam­pag­nari, che è anche vicepres­i­dente del­la locale asso­ci­azione cas­tan­i­coltori, ha deciso di trasfor­mare in dolce cre­ma una parte dei frut­ti rac­colti nei suoi castag­neti di local­ità Sper­ane, affac­ciati ver­so il Gar­da. Otto­cen­to vaset­ti appe­na: gius­to un esper­i­men­to. Ma è comunque un seg­nale di qual­cosa che final­mente si muove nel mon­do agri­co­lo baldense. «Pri­ma o poi qual­cuno dove­va incom­in­cia­re a trasfor­mare i mar­roni. Ci ho prova­to io» dice sem­plice­mente Cam­pag­nari. E le cose le ha fat­te per bene. Ha scel­to i frut­ti migliori, quel­li che, se fos­se già sta­to approva­to il dis­ci­pli­nare comu­ni­tario (per ora ha super­a­to l’esame ital­iano), potreb­bero fre­gia­r­si del mar­chio di tutela europeo. Li ha affi­dati alle mani esperte di Sil­via e Daniele Savi, tito­lari del­la trat­to­ria Mon­te­cur­to di Lavagno, famosi per le loro con­fet­ture, ven­dute anche su inter­net. Gli ingre­di­en­ti del­la mar­rona­ta? Sem­plice: mar­roni di San Zeno e zuc­chero di can­na, nient’altro. In realtà, la cre­ma di mar­roni di Simone Cam­pag­nari si scos­ta un po’ tipo­logi­ca­mente dal­la vec­chia mar­rona­ta dei Vival­di. Quel­la era più com­pat­ta: la si vende­va in panet­ti nel car­tone, oppure in pani di più grossa taglia, che i negozianti affet­ta­vano. A crear­la furono Felice Vival­di e il figlio Vin­cen­zo nel 1933. «La mar­rona­ta», rac­con­ta­va qualche anno fa il cav­a­lier Vin­cen­zo, « ha avu­to un’origine un po’ for­tui­ta. Leggem­mo su un vec­chio libro una ricetta popo­lare che ci incu­riosì. Ci met­tem­mo ad elab­o­rar­la, sbuc­cian­do castagne e facen­do prove su prove finché il prodot­to ci sod­dis­fece. Ne preparammo qualche chi­lo e par­tim­mo per Bres­cia, dove ci toc­cò pre­gare una burbera tito­lare di un negozio per­ché facesse assag­gia­re la nos­tra inven­zione ai cli­en­ti». L’esperimento andò benis­si­mo. «Infat­ti», aggiunge­va Vival­di, «ritor­nam­mo e la sig­no­ra ci ordinò un quin­tale di mar­rona­ta». I Vival­di salirono sul monte Bal­do, acquis­tarono altre castagne e si rim­is­ero all’opera. In breve fu nec­es­sario assumere per­son­ale, qua­si tutte ragazze di Bar­dolino. Arrivarono ad avere ses­san­ta dipen­den­ti e a pro­durre mille quin­tali di mar­rona­ta. La pro­duzione con­tin­uò fin ver­so il 1970. Poi la mar­rona­ta scom­parve dalle tipic­ità del Bal­do Gar­da. Ora è tor­na­ta, per mer­i­to di un gio­vane cas­tan­i­coltore: che sia l’inizio di una svol­ta? «È impor­tante che i nos­tri agri­coltori miri­no sia alla qual­ità del prodot­to che alla sua trasfor­mazione, per acquisire quel val­ore aggiun­to che per­me­t­ta loro di trarre red­di­tiv­ità dal­la mon­tagna», sot­to­lin­ea il sin­da­co di San Zeno Cipri­ano Castel­lani. A volte l’integrazione di red­di­to può venire anche da un vaset­to di ghiot­ta con­fet­tura.

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