Come era povero il vitto nell’800 in casa di coloni e operai del lago

Domani l’annuario del Centro studi per il territorio benacense

17/12/2000 in Avvenimenti
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Di Luca Delpozzo
a.p.

E con questo fan­no sedi­ci: domani alle ore 18.30, pres­so il bar Tav­er­na, nel­la piaz­za del por­to, il Cen­tro stu­di per il ter­ri­to­rio bena­cense illus­tra la sedices­i­ma edi­zione, fres­ca di stam­pa, dell’annuario «Il Gar­da. L’ambiente, l’uomo». La pre­sen­tazione si svolge nell’ambito dei «caf­fè let­ter­ari» pre­visti dal ric­co cartel­lone del tra gli olivi e non potrà fare a meno di attrarre l’attenzione dell’ormai con­sol­ida­to pub­bli­co del­la riv­ista di stu­di stori­co-ambi­en­tali del Cen­tro diret­to da Giu­liano Sala. Di mate­ri­ale inter­es­sante, del resto, questo nuo­vo numero del­la mis­cel­lanea bena­cense ne con­tiene parec­chio. Il vol­ume si apre con una ricer­ca di Pier­car­lo Belot­ti, esper­to botan­i­co bres­ciano, sul­la pre­sen­za in riva al Gar­da dell’«asparagus acu­ti­folius», l’asparago sel­vati­co, quel­lo che i garde­sani chia­mano vol­gar­mente sparasi­na. Ma l’articolo di Belot­ti è anche l’occasione per fare il pun­to sul­la colti­vazione dell’asparago sulle colline moreniche di Riv­o­li e Cavaion. Daniele Zani­ni ha redat­to invece un curioso stu­dio sulle forme tumorali che a Gar­da han­no col­pi­to i pla­tani di piaz­za­le Roma (la piaz­za del­la chiesa). Si pas­sa poi alla sezione stor­i­ca con un appas­sio­n­ante testo di Giu­liano Sala, che inda­ga su un «assas­sinio nel­la ter­ra dei canon­i­ci»: la cronaca di un fat­to di sangue avvenu­to fra Cal­masi­no e Cavaion nel luglio del lon­tano 1208. In un vas­to capi­to­lo, Pier­pao­lo Brug­no­li si occu­pa del­la sto­ria e dei pre­gi artis­ti­ci e architet­toni­ci di vil­la Minis­calchi-Treves, ora vil­la dei Cedri (con annes­so cen­tro ter­male) a Colà di Lazise. Mari­na Repet­to Con­tal­do si sof­fer­ma sulle mem­o­rie di don Domeni­co Sar­tori, attivis­si­mo par­ro­co di Tor­ri nel Set­te­cen­to (a lui si deve tra l’altro la deci­sione di costru­ire la nuo­va par­roc­chia). Come l’autrice mette in risalto, le mem­o­rie del sac­er­dote tor­re­sano sono state più volte «sac­cheg­giate» da vari autori, sen­za però mai che trovassero com­ple­ta trascrit­tura: sta­vol­ta la lacu­na è sta­ta col­ma­ta, e la let­tura è piut­tosto coin­vol­gente ad esem­pio lad­dove si par­la di un «incon­ve­niente» nato tra le comu­nità par­roc­chiali di Tor­ri e Albisano per via di antichi dirit­ti con­nes­si con le rogazioni, oppure dove si dice del­la «ren­o­va­tione» del voto a San Fil­ip­po Neri. Vale­ria Rec­chia, nel suc­ces­si­vo arti­co­lo, si sof­fer­ma su quel­la che definisce la «grande trasfor­mazione», ossia l’avvio del tur­is­mo bena­cense a cav­al­lo fra Otto­cen­to e Nove­cen­to. Inter­es­sante l’analisi delle «réclames» dei pri­mi del Nove­cen­to: come il Gar­da si pre­sen­ta­va ai mer­cati tur­is­ti­ci del tem­po. Pier scrive delle indagi­ni con­dotte nell’Ottocento sul­la qual­ità del vit­to delle popo­lazioni del Gar­da bres­ciano: «Il vivere del colono e dell’operaio è molto meschi­no, è basato prin­ci­pal­mente sul gra­n­otur­co che si man­gia tut­ti i giorni con erbag­gi, legu­mi e poco pesce» dice­va Pietro Mar­chiori, ingeg­nere del Genio civile, nel 1881. Nel­la terza sezione del vol­ume spic­ca, oltre alla «bib­li­ografia garde­sana» di Domeni­co Fava, un lavoro di Pier­loren­zo Van­ti­ni su Car­lo Scarpa, e in par­ti­co­lare sul­la geniale prog­et­tazione di vil­la Ottolenghi a . (a.p.)

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