Museo archeologico con nuovi reperti dell’Età del Bronzo

Donazione anonima

15/02/2001 in Avvenimenti
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Di Luca Delpozzo
Maurizio Delibori

Due scat­oloni di mate­ri­ale ceram­i­co, apparte­nen­ti alla anti­ca e media Età del Bron­zo e prove­ni­en­ti dall’insediamento di Ca’ Nova, sono sta­ti donati da un anon­i­mo al Arche­o­logi­co. Si trat­ta di reper­ti estrema­mente inter­es­san­ti, tra cui alcu­ni vasi qua­si intat­ti con dec­o­razioni par­ti­co­lari. «Ringrazio l’anonimo dona­tore non solo per questo prezioso rega­lo, ma anche per aver cura­to e man­tenu­to in buono sta­to questi reper­ti negli ulti­mi vent’anni», affer­ma il diret­tore del museo Mario Parolot­ti, «mi auguro che anche altre per­sone donino mate­ri­ali arche­o­logi­ci, piut­tosto che get­tar­li quan­do per­dono di inter­esse». Sod­dis­fat­to anche il sin­da­co Gian­car­lo Sabai­ni: «Anch’io mi asso­cio nel ringraziare il dona­tore per aver con­tribuito ad arric­chire il pat­ri­mo­nio del Museo Civi­co. Queste per­sone collezion­iste sono spes­so degli appas­sion­ati e non dei tombaroli, e in alcu­ni casi han­no con­tribuito a seg­nalare la scop­er­ta di nuovi siti arche­o­logi­ci». Il sito di Ca’ Nova venne scop­er­to alla fine del 1980 ed ha for­ni­to numerosi reper­ti, in par­ti­co­lare vasi e ogget­ti in ter­ra­cot­ta, pug­nali in bron­zo, ambra, punte ed ogget­ti in selce e in osso, dell’antica e media Età del Bron­zo (1800–1500 a.C.), con­ser­vati oggi nelle sale del Museo Arche­o­logi­co, in Munici­pio. Inau­gu­ra­to nel 1990 gra­zie alla col­lab­o­razione del­la Soprint­en­den­za Arche­o­log­i­ca del Vene­to, del Museo civi­co di Sto­ria Nat­u­rale di Verona e del Comune di Cavaion, che han­no per­me­s­so di recu­per­are il mate­ri­ale e alle­stire le strut­ture espos­i­tive, il Museo è com­pos­to di quat­tro sale. La pri­ma sala è adibi­ta alla proiezione di un doc­u­men­tario che illus­tra i ritrova­men­ti, men­tre la sec­on­da sala è intera­mente ded­i­ca­ta ai reper­ti di Ca’ Nova. Ogni vet­ri­na illus­tra e spie­ga esauri­en­te­mente una deter­mi­na­ta attiv­ità: come veni­vano model­lati i vasi, i degras­san­ti; la rifini­tu­ra del vaso; la cot­tura; anse e prese; gli orna­men­ti; l’agricoltura, l’allevamento e la cac­cia; la tes­si­tu­ra; la met­al­lur­gia; la dec­o­razione; le modal­ità di datazione di un reper­to. In tut­to sono pre­sen­ti 11 vetrine. La terza sala rac­coglie ogget­ti (tra cui qualche lasc­i­to), prove­ni­en­ti dai pae­si vici­ni: Coster­mano, Pas­tren­go ed Affi. Le vetrine sono cinque. Nel­la quar­ta sala sono con­ser­vati i resti del­la necrop­oli romana venu­ti alla luce nel 1993 in local­ità Bosse­ma, ver­so Cal­masi­no. Qui sono ricostru­ite due tombe: una tes­ti­mo­nia l’inumazione del defun­to e pre­sen­ta all’interno due loculet­ti che con­tenevano pic­cole ampolle, bal­samari e vaset­ti in ceram­i­ca. L’altra tom­ba si riferisce alla tec­ni­ca dell’incinerazione e con­tiene par­ti di ossa bru­ci­ate e un corre­do for­ma­to da un piat­to di vetro, due vaset­ti qua­drati in vetro, un vaset­to reti­co in ceram­i­ca e una mon­e­ta di Antoni­no Pio. Vi sono due altre vetrine con ogget­ti prove­ni­en­ti dal corre­do di altre tombe: una bot­tiglia in vetro ed un brac­ciale di lig­nite. «Al più presto alcu­ni dei reper­ti donati saran­no esposti e si potran­no ammi­rare al Museo», con­clude Parolotti.

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