Una nascita eccezionale ha segnato le giornate dopo la morte del fondatore del «Parco natura viva»

Dopo l’addio a Avesaniarriva l’erede di «Pippo»

18/07/2008 in Attualità
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Di Luca Delpozzo
Giuditta Bolognesi

Dif­fi­cile, per i vis­i­ta­tori del di Bus­solen­go, sfug­gire in questi giorni all’incanto di una nuo­va nasci­ta tra gli ani­mali del­la zona safari: nel­la notte di mart­edì, infat­ti, è nato un pic­co­lo di ippopota­mo. La notizia non è anco­ra sta­ta uffi­cial­iz­za­ta per­ché, come sem­pre avviene con le nascite di questo cen­tro spe­cial­iz­za­to nel­la tutela e ripro­duzione di specie minac­ciate, si preferisce atten­dere qualche giorno: serve per ver­i­fi­care meglio le con­dizioni di salute dei cuc­ci­oli ed essere più tran­quil­li cir­ca la loro sopravvivenza.Ma al di là del­lo spet­ta­co­lo sem­pre grandioso offer­to dal­la natu­ra, c’è un’emozione par­ti­co­lare, di seg­no ben diver­so, che accom­pa­gna ques­ta nasci­ta. Una con­ci­den­za, ama­ra e dolce nel­lo stes­so tem­po. Come spes­so accade.«È la pri­ma dopo la morte di mio padre, avvenu­ta ven­erdì scor­so e cre­do non sia un caso che si trat­ti di un ippopota­mo», spie­ga cesare Avesani, biol­o­go e diret­tore del Par­co e figlio di Alber­to, ideatore e fonda­tore del­la strut­tura. «Pro­prio un ippopota­mo, infat­ti, il famoso Pip­po che ora ha cir­ca 50 anni ed é un po’ la nos­tra mas­cotte, è sta­to il pri­mo ani­male a far parte del Par­co. Si può dire che sia questo l’animale che ha dato il via al prog­et­to di mio padre. E ora toc­ca ad un altro ippopota­mo accom­pa­g­nar­ci nell’inizio di quel­la che comunque è una vita diver­sa per tut­ti noi».E per dare con­ti­nu­ità a un legame invis­i­bile ma che si per­cepisce con forza, la deci­sione di dare al nuo­vo cuc­ci­o­lo lo stes­so nome del fonda­tore. «Rimane anco­ra da sta­bilire se sarà Alber­to o Alber­ta, per­ché non pos­si­amo anco­ra sapere se si trat­ta di un mas­chio o di una fem­mi­na. Nei pri­mi giorni di vita, infat­ti, i cuc­ci­oli di ippopota­mo riman­gono qua­si sem­pre sott’acqua», spie­ga Avesani. «È lì che viene allat­ta­to e accu­d­i­to amorevol­mente dal­la mam­ma che non lo perde di vista un solo momen­to. Fan­no eccezione i soli momen­ti in cui la gen­i­trice lo tiene per qualche tem­po sul­la schiena. Solo in queste occa­sioni si riesce a vedere com­ple­ta­mente il piccolo».La situ­azione dovrebbe comunque cam­biare già la prossi­ma set­ti­mana, quan­do la stes­sa mam­ma scorterà il suo pic­co­lo sul­la ter­rafer­ma. «Allo­ra anche noi sapre­mo final­mente di quale col­ore sarà il fioc­co che dovre­mo usare per fes­teggia­re il nuo­vo arri­vo nel­la famiglia com­pos­ta da mam­ma, papà e dal­la sorel­li­na più grande nata due anni fa. Per­ché la fem­mi­na di ippopota­mo», sot­to­lin­ea il biol­o­go, «si ded­i­ca ad ogni cuc­ci­o­lo per un paio di anni. Solo quan­do il pic­co­lo si stac­ca divenu­to evi­den­te­mente del tut­to autonomo, la fem­mi­na si pre­dispone a un nuo­vo accop­pi­a­men­to e dunque a una pos­si­bile nuo­va nascita».Quella dell’ippopotamo africano è una delle specie a ris­chio di estinzione a causa del­la cac­cia e del­la dis­truzione degli ambi­en­ti nat­u­rali in cui vive. Ani­male esclu­si­va­mente veg­e­tar­i­ano, con­suma gior­nal­mente 20 chili di fieno, una quindic­i­na di chili di erba fres­ca e mol­ta frut­ta di vario tipo.In natu­ra la selezione è diven­ta­ta molto più feroce di un tem­po: le minori risorse disponi­bili ren­dono più aggres­sivi gli ani­mali anche del­la stes­sa specie e questo si tra­duce in un avi­ta media dell’ippopotamo africano che si aggi­ra intorno ai 25 anni. In cat­tiv­ità, che sig­nifi­ca però anche in un ambi­ente pro­tet­to e tute­la­to, l’ippopotamo vive molto di più.«Basti pen­sare a Pip­po, che appun­to ha rag­giun­to il mez­zo sec­o­lo. La mam­ma del cuc­ci­o­lo ha invece una trenti­na di anni. Vedremo», con­clude Avesani, «ver­so quan­ti e quali per­cor­si o cam­bi­a­men­ti ci accom­pa­g­n­erà il nuo­vo pic­co­lo».

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