Originata da una piena del fiume nel 1966 era stata poco dopo ostruita da sassi e detriti

Dopo quarant’anni gli speleologi hanno riaperto la Spluga del Tasso

11/05/2005 in Attualità
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Di Luca Delpozzo
Barbara Bertasi

«È un vero e pro­prio duo­mo car­si­co, cui si arri­va pas­san­do attra­ver­so un cuni­co­lo abbel­li­to da esili sta­lat­ti­ti e lamine cal­citiche, e dove si incon­tra anche un sug­ges­ti­vo ponte nat­u­rale di selce». Alfon­si­na Cuc­ca­to, spele­olo­ga capri­nese del Grup­po attiv­ità spele­o­log­i­ca veronese (Gasv), usa le parole che quarant’anni fa ven­nero uti­liz­zate per quel­la che allo­ra fu una grande scop­er­ta, un even­to che mise in grande sub­buglio la pic­co­la frazione: la scop­er­ta del­la Splu­ga del Tas­so, la grot­ta che si tro­va nel sot­to­suo­lo di Por­ci­no e che, dopo mesi di scavi, è sta­ta nuo­va­mente aper­ta. Era sta­ta scop­er­ta nell’agosto del 1966, ma subito dopo l’alluvione che in novem­bre fla­gel­lò l’Italia e som­merse Firen­ze fu nuo­va­mente invasa da sas­si, ghi­a­ia e detri­ti. Da dicem­bre dell’anno scor­so i volon­tari del Gasv, con il sup­por­to del Grup­po spele­o­logi­co man­to­vano, lavo­ra­no per riaprire il cuni­co­lo che por­ta alla grot­ta e final­mente sono rius­ci­ti a pas­sare. Piove­va a dirot­to quan­do gli spele­olo­gi si sono incon­trati nell’inghiottitoio, a poche centi­na­ia di metri dal cen­tro di Por­ci­no, sul gre­to del tor­rente Tas­so. Sot­to ter­ra però si sta all’asciutto e così, infi­latisi nel cuni­co­lo, han­no con­tin­u­a­to a tirare fuori sec­chi di ter­ra e ciot­toli. A un trat­to, ver­so le 11, quan­do pro­prio non se lo aspet­ta­vano, qual­cosa è cam­bi­a­to. «Il cuni­co­lo iniziale del­la grot­ta è lun­go una venti­na di metri», spie­ga Rober­to Accor­di, pres­i­dente del Gasv. «Final­mente la ghi­a­ia è fini­ta e, pas­san­do a sten­to, Fran­co Mal­izia, il più magro, è rius­ci­to a pas­sare oltre la stret­toia e ad aprire il pas­sag­gio anche agli altri». «Dopo quel pun­to criti­co, infat­ti, il mean­dro si fa più ampio e si sta comoda­mente in pie­di», spie­ga Cuc­ca­to. «Sul fon­do scorre anche un tor­rente che corre par­al­le­la­mente al Tas­so e che poi, a sua vol­ta, si riem­pie di ghi­a­ia. Quin­di c’è la grot­ta: è puli­ta, intat­ta, iden­ti­ca a quan­do fu scop­er­ta». E Accor­di aggiunge: «È una grot­ta car­si­ca con for­mazioni cal­ca­ree notevoli, in par­ti­co­lare sta­lat­ti­ti. La lunghez­za pare pro­prio cor­rispon­dere a quel­la ripor­ta­ta nel rilie­vo dagli esploratori che ci han­no pre­ce­du­ti, mis­ur­erebbe cioè 231 metri, e sarebbe quin­di la più lun­ga del Monte ». Ma ques­ta non è anco­ra una certez­za, per cui gli spele­olo­gi di Gasv han­no inten­zione di fare un nuo­vo rilie­vo topografi­co per ver­i­fi­care even­tu­ali pros­e­cuzioni. Gian­fran­co Cao­duro, biospele­ol­o­go del grup­po e inseg­nante di scien­ze nat­u­rali, sot­to­lin­ea l’importanza di par­tire con ricerche mirate: «Con­sideran­do che la grot­ta non è sta­ta intac­ca­ta dal­la pre­sen­za umana, per­ché è sem­pre rimas­ta chiusa, potrem­mo stu­di­are la fau­na cav­er­ni­co­la pre­sente e sco­prire che ospi­ta ani­mali molto inter­es­san­ti». Ora che la via è aper­ta, viene auto­mati­co chiedere se potrà essere vis­i­ta­ta. «Vale cer­ta­mente la pena che sia vista, tut­tavia, almeno per ora, pos­sono entrare solo spele­olo­gi per­ché la via di acces­so è anco­ra molto stret­ta», dice Alfon­si­na Cuc­ca­to, che aggiunge: «Sti­amo pen­san­do di met­tere una griglia di pro­tezione per evitare che qualche curioso pos­sa infi­lar­si den­tro, a suo ris­chio e peri­co­lo». «In ogni caso, se si decidesse di aprir­la al pub­bli­co», aggiunge Accor­di, «si dovrà val­utare seri­amente come pro­gram­mare il lavoro, in quan­to ci sono anco­ra molti metri cubi di ghi­a­ia da spostare. Noi sarem­mo comunque dis­posti a fare da guide». Poi ricor­da come si sono susse­gui­ti gli even­ti: «Tut­ti san­no dell’esistenza di ques­ta grot­ta che fu aper­ta all’improvviso da una piena del Tas­so il 19 agos­to 1966 e che poi, a novem­bre di quel­lo stes­so anno, venne ostru­i­ta dai detri­ti. L’anno scor­so, basan­do­ci su un arti­co­lo e un rilie­vo fat­to allo­ra dagli spele­olo­gi che entrarono nel­la grot­ta, abbi­amo indi­vid­u­a­to il pun­to in cui si trova­va il buco d’entrata orig­i­nario». «Così», con­tin­ua, «abbi­amo inizia­to a scav­are fino a quan­do, durante queste ultime uscite abbi­amo inizia­to a per­cepire di essere vici­ni allo sboc­co, ma ci erava­mo un po’ scor­ag­giati per­ché la quan­tità di detri­ti da asportare pare­va non finire mai. Ora, final­mente, il var­co è sta­to aperto».

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