Il gpl è arrivato a Teglie e Moglia: un investimento per il futuro. Lo spopolamento dei monti si frena con i servizi

Due frazioni a tutto gas

28/10/2001 in Avvenimenti
Di Luca Delpozzo
Massimo Pasinetti

Ven­erdì sera la cer­i­mo­nia sim­bol­i­ca di accen­sione del­la fiamma del gpl ha sug­gel­la­to una svol­ta stor­i­ca per Teglie e Moglia (assieme han­no meno di 200 abi­tan­ti), frazioni mon­tane di Vobarno che pare­vano des­ti­nate, come tante altre local­ità valsab­bine, all’ab­ban­dono e allo spopo­la­men­to. L’ar­ri­vo del gpl a cura di Val­gas, la soci­età di valle, potrà favorire invece la rinasci­ta, come già è accadu­to a Capo­valle (comune di 450 abi­tan­ti a 1000 metri d’alti­tu­dine), Pre­seg­no di Lavenone e Degagna (sem­pre frazione di Vobarno). «Sono oper­azioni che com­por­tano un’enorme sfor­zo — spie­ga il sin­da­co di Vobarno Mari­na Cor­ra­di­ni — fat­to solo nel­l’ot­ti­ca polit­i­ca di sal­va­guardare le popo­lazioni, già trop­po penal­iz­zate per il fat­to di vivere in mon­tagna, dove spes­so i servizi non arrivano. Se l’in­ves­ti­men­to fos­se sta­to pen­sato nel­l’ot­ti­ca del guadag­no, sicu­ra­mente il gpl non sarebbe mai arriva­to a Teglie-Moglia, ma neanche a Degagna, a Pre­seg­no e a Capo­valle. Nes­suno si arric­chirà con quest’­op­er­azione, e tan­to meno Val­gas. Ma se davvero vogliamo che la gente resti in mon­tagna, dob­bi­amo por­tar loro i servizi, almeno quel­li essen­ziali». L’impianto di Teglie è cos­ti­tu­ito da qua­si un chilometro di rete di dis­tribuzione, e da due ser­ba­toi di stoccag­gio da 5.000 litri cias­cuno, nat­u­ral­mente posizionati fuori dal­l’abi­ta­to: «Sono esem­pi con­creti — ha aggiun­to il pres­i­dente del­la Comu­nità mon­tana, Gianan­to­nio Girelli — del­l’at­ten­zione che Val­gas dimostra ver­so le pic­cole realtà mon­tane, in una sol­i­da­ri­età ter­ri­to­ri­ale di cui la soci­età di valle è stru­men­to oper­a­ti­vo». Alla cer­i­mo­nia di accen­sione del­la fiac­co­la era­no pre­sen­ti anche Car­lo Gorio e Pasquale Gavi (rispet­ti­va­mente pres­i­dente e l’am­min­is­tra­tore del­e­ga­to di Val­gas) e Ren­zo Capra, pres­i­dente dell’Asm: «L’at­ten­zione di Val­gas per Teglie — ha det­to — è la stes­sa che Asm esprime per la Vallesab­bia». Alla fine le uten­ze potran­no essere forse 50, per 200 mil­ioni di spe­sa sostenu­ta, come 145 sono quelle pre­viste, ad esem­pio, per Capo­valle, spenden­do 600 mil­ioni. Del resto, queste azioni pos­sono con­tribuire a sal­vare un pat­ri­mo­nio ambi­en­tale che, sem­pre più abban­do­na­to, non potrà altri­men­ti che scom­par­ire: boschi, prati, strade e sen­tieri, argi­ni e mal­ghe, spari­ran­no, se non si trat­tiene l’uo­mo. E per­chè l’uo­mo riman­ga, serve che i servizi vadano alla mon­tagna. Ma per­chè Val­gas fa questo? «Per­chè siamo una soci­età a cap­i­tale mis­to, e tra col­oro che com­pon­gono l’as­set­to soci­etario ci sono gli stes­si Comu­ni valsab­bi­ni e la Comu­nità mon­tana. Ques­ta com­po­nente pub­bli­ca del­e­ga alla soci­età una par­ti­co­lare atten­zione alle aree più per­iferiche e meno servite». Il gas per for­tu­na è solo l’ultimo esem­pio; basti pen­sare alle far­ma­cie e ai dis­pen­sari, arrivati ad Anfo, Lavenone, Per­ti­ca Bas­sa, Tre­vi­so Bres­ciano e Valvesti­no negli ulti­mi anni. Il rilan­cio del­la bas­sa mon­tagna com­in­cia da queste cose. Obi­et­tivi min­i­mi, per trat­tenere i res­i­den­ti e frenare l’e­so­do ver­so la pianura.