Scelto dall’Ordine dei Castellani. L’azienda di Coccoli aveva già vinto il concorso nel 1999

«Due Pini» di Picedo il chiaretto dell’anno

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Di Luca Delpozzo
Sergio Zanca

Il dell’anno (quel­lo prodot­to dopo la del 2006) è quel­lo dell’azienda agri­co­la «Due Pini» di Pice­do, frazione di Polpe­nazze. La scelta è sta­ta effet­tua­ta dall’Ordine dei Castel­lani, riu­ni­ti in assem­blea al ris­torante «La spia d’Italia» di Lonato.Diciotto le can­tine che han­no sot­to­pos­to le loro bot­tiglie al giudizio del­la Con­fra­ter­ni­ta per la 29ª edi­zione del concorso.Dopo una pri­ma selezione, che ha tenu­to con­to di limpi­dez­za, col­ore, finez­za, strut­tura, cor­po, inten­sità e per­sis­ten­za, sono rimasti in gara «Due Pini» di Erman­no Coc­coli, «Avanzi» di Maner­ba e «Ca’ Gran­da» di Giuseppe Leali, di Raf­fa (Pueg­na­go). La votazione finale li ha piaz­za­ti in quest’ordine.Coccoli, già vinci­tore nel ’99, ha dichiara­to che ques­ta bel­la affer­mazione lo ripa­ga del molto impeg­no e dei tan­ti sac­ri­fi­ci richi­esti a quan­ti lavo­ra­no la vigna a tem­po pieno. I suoi vini sono prodot­ti con uve da agri­coltura bio­log­i­ca, con­trol­lati da Imc. Una con­fer­ma, se ce ne fos­se bisog­no, che è pos­si­bile ottenere vini di alta qual­ità anche con la biologica.Una par­ti­ta, imbot­tigli­a­ta e per­son­al­iz­za­ta con la esclu­si­va etichet­ta dell’Ordine, non sarà ind­i­riz­za­ta al con­sue­to canale com­mer­ciale, ma ver­rà mes­sa a dis­po­sizione dei «Castel­lani» per il pro­prio uso e con­sumo, e per le man­i­fes­tazioni ufficiali.Nel 2006 si imposero i fratel­li Pasi­ni di Raf­fa (Pueg­na­go) davan­ti all’azien­da agri­co­la Com­in­ci­oli di Pueg­na­go e a «Proven­za» del­la famiglia Con­ta­to, con sede a Desenzano.Il Chiaret­to è sicu­ra­mente il più orig­i­nale e carat­ter­is­ti­co delle Doc bres­ciane, uni­co nelle sue piacevolis­sime carat­ter­is­tiche, ottenu­to dalle quat­tro uve rosse del Gar­da clas­si­co (, San­giovese, Bar­bera e Marzemi­no), vini­fi­ca­to in modo da ottenere un prodot­to dal col­ore di un peta­lo di rosa. E’ adat­to a pri­mi piat­ti, zup­pa di pesce, carni bianche e salu­mi nelle merende pomerid­i­ane. Si dif­feren­zia dai del resto del mon­do per la sor­pren­dente aro­matic­ità flo­re­ale e di frut­ti di bosco, accom­pa­g­na­ta da una strut­tura eccezionale e da una gius­ta acid­ità, che deter­mi­na una grande fres­chez­za di sen­sazioni gus­ta­tive. Vendem­mi­a­to all’inizio di otto­bre, il Chiaret­to è vini­fi­ca­to con leg­gero con­tat­to delle buc­ce (da 6 a 18 ore, sec­on­do la mat­u­razione e la tem­per­atu­ra delle uve). La tem­per­atu­ra di fer­men­tazione viene con­trol­la­ta sui 18–20 gradi.Nel cor­so dell’assemblea sono sta­ti rin­no­vati gli organi diret­tivi del­la Con­fra­ter­ni­ta. Oltre a Ennio Avi­go, il Gran mae­stro fonda­tore, apparte­nente di dirit­to al con­siglio, sono sta­ti elet­ti Fran­co Zane, pres­i­dente uscente, Amedeo Cor­so, Gian­car­lo Gia­co­muzzi, sol­erte seg­re­tario, Mau­ro Per­soni, Leonar­do Tran­quil­li e Sil­vano Zaglio. I sette han­no poi nom­i­na­to, all’unanimità, nuo­vo pres­i­dente Amedeo Cor­so, diri­gente e con­sulente alberghiero.L’Ordine venne cre­ato 29 anni fa da Ennio Avi­go, il patron di ris­toran­ti di gri­do come «Alle piante» di Maner­ba e «Gal­lo d’oro» di Moni­ga, spal­leg­gia­to da un ristret­to grup­pet­to di sette ami­ci. Il numero dei soci è volu­ta­mente lim­i­ta­to a 40. Quan­do uno se ne va, ne suben­tra un altro. I Castel­lani sono gemel­lati con le Accad­e­mie del risot­to di Pavia, del bac­calà di San­dri­go (Vicen­za) e del Pros­ec­co di Val­dob­bi­adene. Orga­niz­zano numerose inizia­tive. La più impor­tante rimane la scelta del Chiaret­to dell’anno.

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