Chiesto l’esproprio per il Belvedere. Gli ambientalisti contro i divieti di passaggio

È battaglia per la «collina proibita»

Di Luca Delpozzo
Flavio Marcolini

«Riaprite ai cit­ta­di­ni il monte Belvedere»: con questo slo­gan il comi­ta­to di sal­va­guardia del ter­ri­to­rio di Cas­tiglione riapre l’annosa ques­tione del­la col­li­na «proibita».«Nel 2003 — spie­gano gli ambi­en­tal­isti — abbi­amo chiesto di ripristinare i sen­tieri sia di col­li­na che di pia­nu­ra, e in par­ti­co­lare di dichiarare la zona panoram­i­ca di Belvedere, con il rel­a­ti­vo sen­tiero pedonale, zona di pub­bli­ca util­ità, al fine di man­tenere per­cor­ri­bile, esclu­si­va­mente a pie­di, un’area nat­u­rale di notev­ole pregio».Una richi­es­ta molto sen­ti­ta dal­la gente del bas­so Gar­da, che ha per esem­pio un prece­dente sim­i­le a Desen­zano per l’area del Monte Corno.«Con nos­tra grande sod­dis­fazione — aggiun­gono — il 28 set­tem­bre 2004 è sta­ta approva­ta una vari­ante al Piano rego­la­tore con cui si rende per­cor­ri­bile al pub­bli­co pas­sag­gio la parte alta del­la col­li­na Belvedere. Questo inter­ven­to è sta­to inser­i­to anche nel prog­et­to che prevede la real­iz­zazione del­la rete di sen­tieri approva­ta dal Comune».Ora, nonos­tante siano pas­sati due anni dall’approvazione del­la vari­ante, il sen­tiero e il pun­to panoram­i­co non sono anco­ra fruibili per la man­ca­ta sis­temazione dell’area, ma anche per la pre­sen­za di cartel­li in cui si vieta espres­sa­mente l’accesso.«La deci­sione di dichiarare di pub­bli­ca util­ità quell’area era sta­ta con­cor­da­ta con il pro­pri­etario — sot­to­lin­ea il comi­ta­to — per cui non rius­ci­amo a capire cosa sia inter­venu­to dopo, per arrivare al pun­to in cui la prat­i­ca di rog­i­to dell’area inter­es­sa­ta non è sta­ta anco­ra defini­ta a causa di un con­tin­uo con­tenzioso con il proprietario».Ma ecco l’affondo del comi­ta­to: «L’amministrazione comu­nale nel perseguire l’obiettivo di pub­bli­ca util­ità del­la som­mità del monte Belvedere e del rel­a­ti­vo sen­tiero, con­sideran­do le for­ti resisten­ze al com­ple­ta­men­to del­la prat­i­ca, avrebbe dovu­to inter­venire con un atto di espro­prio. La prevalen­za dell’interesse del­la comu­nità, che si è man­i­fes­ta­ta con l’approvazione del­la vari­ante e con l’inserimento nel­la rete dei sen­tieri delle colline moreniche, non può essere vanificata».Per tali motivi, il comi­ta­to chiede al sin­da­co «di avviare la pro­ce­du­ra dell’esproprio, nel caso in cui il pro­pri­etario non sia disponi­bile a con­clud­ere la prat­i­ca, e di far rimuo­vere i cartel­li di divi­eto di acces­so mes­si ben in vista sul­la som­mità del monte all’inizio del sentiero».