Via alla disinfestazione

È caccia grossa alla zanzara tigre

Di Luca Delpozzo
Enrico Dugoni

Vara­ta anche per quest’anno, da parte del Comune di Desen­zano del Gar­da, asses­so­ra­to all’Ecologia e Ambi­ente, la cam­pagna di lot­ta alla zan­zara tigre. A questo scopo l’amministrazione ha riv­olto alla cit­tad­i­nan­za l’invito a col­lab­o­rare alla buona rius­ci­ta dell’operazione rimuoven­do con­teni­tori non uti­liz­za­ti o abban­do­nati, pulen­do i sot­to­vasi o gli altri recip­i­en­ti uti­liz­za­ti per con­tenere acqua e seg­na­lan­do agli oper­a­tori incar­i­cati i luoghi di pos­si­bile infes­tazione. Ma come riconoscere una zan­zara tigre? Le larve sono lunghe da un mil­limetro ad un cen­timetro e vivono anche in pic­cole rac­colte d’acqua, men­tre gli indi­vidui adul­ti han­no dimen­sioni infe­ri­ori a quelle delle zan­zare comu­ni, sono di col­ore nero, e sono carat­ter­iz­zate da stria­ture bianche sulle zampe e sull’addome. Inoltre, pun­gono solo di giorno e sem­bra­no esser­si inse­diati — sec­on­do un’indagine con­dot­ta nel 1993 — in una vas­ta area di Desen­zano. I luoghi dove gen­eral­mente la fem­mi­na depone le uova, e dove le larve si svilup­pano, sono, in par­ti­co­lare, i tombi­ni stradali, i pozzetti di sco­lo dell’acqua di cor­tili e piaz­za­li, i bidoni e i con­teni­tori vari di acqua pre­sen­ti negli orti e nei gia­r­di­ni, i sot­to­vasi dei fiori sui ter­razzi, i cop­er­toni abban­do­nati che si riem­pi­ono d’acqua pio­vana. Ques­ta zan­zara di prove­nien­za asi­at­i­ca può, nel­la zona d’origine, trasmet­tere malat­tie con­ta­giose che, però, for­tu­nata­mente, nel nos­tro paese non sono pre­sen­ti. Nes­suna pos­si­bil­ità di con­ta­gio, dunque. In ogni caso la zan­zara tigre è molto aggres­si­va nei con­fron­ti dell’uomo, spe­cial­mente nelle ore diurne, e la sua pun­tu­ra è par­ti­co­lar­mente fastidiosa.