La Comunità montana sfrutta la sorgente del Fontanello di Naole grazie a un consistente contributo regionale. Servirà il rifugio dei Fiori e il Chierego, lavori entro la prossima primavera

È l’acquedotto più alto del Baldo

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Di Luca Delpozzo
Eugenio Cipriani

Con buona prob­a­bil­ità sarà la con­dut­tura d’acqua più alta di tut­to il ver­sante veronese del Monte quel­la che i Servizi fore­stali region­ali, di con­cer­to con la Comu­nità mon­tana del Bal­do, si apprestano a real­iz­zare sfrut­tan­do la sor­gente del Fontanel­lo di Naole. Si trat­ta, come ben sa chi conosce il ver­sante sudori­en­tale di ques­ta mon­tagna, di una delle raris­sime sor­gen­ti che sono pre­sen­ti in quo­ta sul Monte Bal­do che, mon­tagna car­si­ca per eccel­len­za, dai mille metri in su scarseg­gia di fonti peren­ni. Il Fontanel­lo di Naole è invece una preziosa eccezione che da sem­pre per­me­tte l’approvvigionamento idri­co delle varie mal­ghe lim­itrofe, vale a dire le mal­ghe Naole, Orti­gara, Orti­garet­ta, Val­vac­cara, Ca’ Chemasi e quelle di Baito Scale. La con­dut­tura che ver­rà real­iz­za­ta servirà a portare l’acqua ben più in alto delle citate mal­ghe e, per la pre­ci­sione, fin sulle creste di Naole, allo scopo di fornire final­mente acqua cor­rente ai due rifu­gi che vi sor­gono il rifu­gio Chierego alla Costa­bel­la (chiu­so da anni e in atte­sa di ristrut­turazione), di pro­pri­età del­la sezione di Verona del Club alpino ital­iano, e il rifu­gio Fiori del Bal­do, di pro­pri­età pri­va­ta, uni­co delle mon­tagne verone­si aper­to tut­to l’anno. «La Comu­nità mon­tana del Bal­do», spie­ga il pres­i­dente del­la Comu­nità medes­i­ma, Lui­gi Castel­let­ti «si è sen­ti­ta in dovere di prodi­gar­si per la real­iz­zazione di ques­ta opera in quan­to rite­ni­amo indis­pens­abile, sia dal pun­to di vista igien­i­co che per ovvie ragioni pratiche, la disponi­bil­ità all’interno di questi rifu­gi di acqua cor­rente anche in con­sid­er­azione del fat­to che si trat­ta di due strut­ture ricettive strate­giche per il tur­is­mo in quo­ta e per la fre­quen­tazione escur­sion­is­ti­ca del­la nos­tra mon­tagna». L’idea di sfruttare le acque del Fontanel­lo di Naole data ormai alcu­ni anni, ma il prog­et­to si è potu­to con­cretiz­zare solo ora gra­zie al con­trib­u­to regionale di 60 mila euro che l’assessore regionale Mas­si­mo Gior­get­ti è rius­ci­to a far ottenere alla Comu­nità. «Un con­trib­u­to indis­pens­abile», ha sot­to­lin­eato Castel­let­ti «in quan­to ha fat­to sì che potessero essere lim­i­tate a soli cinquemi­la euro le spese che dovre­mo aggiun­gere per coprire il cos­to com­p­lessi­vo dell’opera». Nat­u­ral­mente il nuo­vo man­u­fat­to non andrà asso­lu­ta­mente ad intac­care le ris­erve idriche pre­sen­ti né tan­tomeno a lim­itare l’approvvigionamento con­sue­to delle citate mal­ghe e dei rispet­tivi alpeg­gi. «L’impianto», spie­ga il diri­gente dei Servizi fore­stali region­ali, Dami­ano Tan­con «prevede una tipolo­gia di costruzione asso­lu­ta­mente rispet­tosa dell’ambiente ed a bassis­si­mo impat­to ambi­en­tale. In più non ver­rà pom­pa­to un mag­gior quan­ti­ta­ti­vo di acqua dal fontanel­lo, ma si sfrut­terà il già abbon­dante esubero attual­mente rac­colto in appo­site cis­terne». Per quan­to riguar­da i tem­pi di real­iz­zazione, superati ormai gli ulti­mi osta­coli buro­crati­ci si par­la all’incirca di una deci­na di mesi, e ciò sig­nifi­ca che per la pri­mav­era prossi­ma acqua fres­ca cor­rente sarà final­mente a dis­po­sizione degli ospi­ti, e ovvi­a­mente anche dei gestori e pro­pri­etari, dei due «nidi d’acquila» abbar­bi­cati sulle Creste di Costabella.

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