Altri quattro anni di vita per il cedro di Mussolini

È malato e vogliono abbatterlo

01/02/2002 in Avvenimenti
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Di Luca Delpozzo
Riva del Garda

Lo chia­mano il cedro di Mus­soli­ni. Fu pianta­to in piaz­za Cas­soni a Bezzec­ca, paese del­la Val di Ledro che si apre sopra da Riva del Gar­da, l’undici aprile 1932 in onore del fratel­lo del duce, Arnal­do, pre­mat­u­ra­mente scom­par­so. Alcu­ni giorni fa il quo­tid­i­ano «La Repub­bli­ca» nei pagi­noni ded­i­cati al gov­er­no, seg­nala­va in un arti­co­lo inti­to­la­to «Il cedro di Ben­i­to» che il cir­co­lo locale di Allean­za nazionale, «sta facen­do il diavo­lo a quat­tro per evitare l’intervento del­la moto­sega. Il cedro fascista mostra tut­ti gli anni che ha e il sin­da­co ritiene di toglier­lo di mez­zo. Quel­li di An, boia chi mol­la, si sono procu­rati una per­izia che attes­ta la buona salute dell’albero di Mus­soli­ni: non va taglia­to, va cura­to». E la loro tena­cia ha avu­to ragione: il cedro, malat­ic­cio per un ful­mine che lo ha sfi­an­ca­to oltre ven­ti anni fa, deve essere sis­tem­ato e non tolto di mez­zo. Mart­edì scor­so sul tavo­lo del sin­da­co Mau­ro Col­lot­ta, che con una giun­ta sostanzial­mente di cen­tro gui­da un paese che non raci­mo­la mille abi­tan­ti, è sta­ta recap­i­ta­ta una per­izia, la terza, che ha taglia­to la tes­ta al toro. Uno stu­dio spe­cial­is­ti­co fir­ma­to da due esper­ti tedeschi, Erk Bru­di e Valentin Lobis, ha sci­olto la prog­nosi almeno fino al 2005, quan­do occor­rerà un nuo­vo con­trol­lo. Le prece­den­ti per­izie davano esi­to alter­no: neg­a­ti­va quel­la com­mis­sion­a­ta dal Comune e pos­i­ti­va quel­la fat­ta approntare dal cir­co­lo di An. La scien­za non potrà essere né fascista e nep­pure antifascista e così la prog­nosi, frut­to di anal­isi e tec­niche inno­v­a­tive, è sta­ta benevola. Per la felic­ità dei nos­tal­gi­ci di Ben­i­to la pianta rimar­rà in piaz­za con tut­ti i suoi 24 metri di altez­za. «Per l’84% il leg­no è sano, un 9% è cari­a­to e il resto è alter­ato» recita il refer­to. Il sin­da­co Col­lot­ta spera a questo pun­to che i com­pag­ni di par­ti­to di Fini calmi­no gli ardori e non con­sid­eri­no un oltrag­gio alla sto­ria le potature nec­es­sarie ai fini del­la sicurez­za. Alcu­ni colpi di cesoia in alcu­ni pre­cisi pun­ti saran­no suf­fi­ci­en­ti. Il pri­mo cit­tadi­no si è det­to con­tento del respon­so anche se non ritene­va un insul­to alla memo­ria sos­ti­tuire una pianta mala­ta e peri­colosa per la cadu­ta di rami con un nuo­vo cedro. Il val­ore sim­bol­i­co non sarebbe sta­to intac­ca­to. Non vuole in ogni modo sen­tir par­lare di vit­to­ria polit­i­ca. Al pres­i­dente del cir­co­lo di An, Fer­di­nan­do Tur­ri­ni, man­da a dire: «Qui l’unico prob­le­ma era la sicurez­za delle case, tra cui bar, pos­ta, e asi­lo e la sicurez­za delle per­sone». Che il dis­in­ter­esse ide­o­logi­co del pri­mo cit­tadi­no fos­se gen­uino è sta­to dimostra­to dal suo atteggia­men­to per­fet­ta­mente bipar­ti­san: ha ind­i­riz­za­to lui l’inviato di «Sette», l’inserto del Cor­riere del­la sera, sulle trac­ce di Tur­ri­ni. E il pres­i­dente del cir­co­lo ha ovvi­a­mente riven­di­ca­to il mer­i­to di aver sal­va­to la «reliquia» stor­i­ca. In paese, in ogni modo, tut­ta la vicen­da è sta­ta segui­ta con dis­tac­co e con una curiosità diver­ti­ta: «L’albero non ha mai cre­ato prob­le­mi sem­mai sono gli uomi­ni che se li cre­ano»: un com­men­to che sin­te­tiz­za alla per­fezione lo sta­to d’an­i­mo. Il cedro del­la specie «deo­dara» face­va parte di tut­ti quel­li mes­si a dimo­ra per ono­rare la figu­ra del fratel­lo del Duce, mor­to nel ´31 all´età di 46 anni, che fu pres­i­dente del comi­ta­to nazionale fore­stale, scrit­tore e diret­tore del Popo­lo d´Italia

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