E’ passato nelle mani di Giorgio Tommasi lo scettro del Consorzio di tutela del Custoza doc

Parole chiave: -
Di Redazione

Il Con­sorzio di tutela del Cus­toza doc, quar­ta doc ital­iana per pro­duzione tra i vini bianchi, tro­va nel­la per­sona di il nuo­vo pres­i­dente.

Una staffet­ta in cui il pas­sag­gio del tes­ti­mone las­cia tut­ti con il fia­to spospe­so, così si è pre­sen­ta­ta ieri la cer­i­mo­nia orga­niz­za­ta per far conoscere a tut­ti il nuo­vo pres­i­dente del Con­sorzio di tutela del Cus­toza doc. Car­lo Nerozzi, a causa di altri impreg­ni, ha las­ci­a­to il pro­prio pos­to a Gior­gio Tom­masi, un viti­coltore con una lun­ga tradizione famigliare alle spalle che con­duce un’azien­da agri­co­la con vigneti a San­drà e Lazise.

Gior­gio Tom­masi, gra­zie alla pro­pria conoscen­za ed espe­rien­za, riveste ad oggi una doppia car­i­ca, infat­ti oltre a ques­ta neo elezione è pres­i­dente da oltre cinque anni anche del Con­sorzio di tutela del Bar­dolino. Inoltre è prossi­mo ad entrare come con­sigliere in Fed­er­doc, la Fed­er­azione dei Con­sorzi a tutela delle doc ital­iane, al pos­to di Luciano Pio­na anch’egli mem­bro del con­siglio di ammin­is­trazione del Cus­toza.

giorgio tommasi - presidente consorzio tutela vino custoza - foto paola giagulli

 

La strate­gia del Cus­toza – dice Tom­masi — è sem­plice: puntare ad una qual­ità sem­pre più ele­va­ta, par­tendo da una base che è già buona, e far sì che il tro­vi una mag­giore iden­tità, con­cen­tran­do­ci sui nos­tri trat­ti carat­ter­iz­zan­ti: la piacev­olez­za di beva, l’abbinabilità con la cuci­na, la leg­gerez­za e la del­i­ca­ta aro­matic­ità, la fres­chez­za tipi­ca dei suoli delle colline moreniche che stan­no tra la cit­tà di Verona e il lago di Gar­da. Qual­ità e iden­tità sono le nos­tre parole d’ordine”.

La carat­ter­ista che rende così par­ti­co­lare ed ama­to il Cus­toza e che lo dif­feren­zia dalle altre doc dipende dal fat­to che nasce dal sapi­ente mix di varie uve, fra le quali spic­cano quelle autoc­tone, la Gar­gane­ga, il Treb­bianel­lo e la Bian­ca Fer­nan­da. Ricor­diamo che è cos­ti­tu­ito da 70 can­tine, cir­ca 500 vig­naioli, 1200 ettari di vigne­to spe­cial­iz­za­to, ed ha una pro­duzione di 12 mil­ioni di bot­tiglie annue. “È sul­la val­oriz­zazione dei carat­teri dis­tin­tivi di queste uve che ci pos­si­amo e dob­bi­amo focal­iz­zare sem­pre di più” spie­ga il pres­i­dente del Con­sorzio.

Intan­to, il Con­sorzio di tutela del Cus­toza ha rice­vu­to dal min­is­tero delle Politiche agri­cole l’incarico per la tutela e la pro­mozione del­la denom­i­nazione “erga omnes”, ossia in rap­p­re­sen­tan­za anche delle aziende che imbot­tigliano il vino del­la doc sen­za essere socie dell’ente con­sor­tile. “In realtà – anno­ta Tom­masi – il riconosci­men­to dell’erga omnes era qua­si scon­ta­to, vis­to che i soci del Con­sorzio di tutela pro­ducono cir­ca il 90% del totale delle uve dell’area: si trat­ta di uno dei liv­el­li di rap­p­re­sen­ta­tiv­ità più alti d’Italia”.

Parole chiave: -