L’INTERVENTO DELL’ASSESSORE DI VALDEGAMBERI. «Noi a Venezia siamo pronti, ma è una scelta che dev’essere condivisa»

«È un’opportunità anche economica»

11/02/2006 in Attualità
Di Luca Delpozzo
(b.b.)

del , ipote­si real­iz­z­abile. Pos­si­bil­ità con­sid­er­a­ta al forum sui Parchi e aree nat­u­rali del Vene­to orga­niz­za­to dal­la Regione, volu­to dell’assessore regionale ai parchi e alle aree pro­tette Ste­fano Valdegam­beri. La man­i­fes­tazione con­tin­ua oggi, ma già ieri l’ipotesi di tute­lare il Bal­do con un par­co «ci è apparsa come una fon­da­ta sper­an­za, aven­do il Vene­to delib­er­a­to la Car­ta di Verona», nota Aver­ar­do Ama­dio, per il Wwf a nome anche degli altri ambi­en­tal­isti. Valdegam­beri, par­lan­do di parchi in gen­erale, ha soll­e­va­to l’argomento Bal­do di fronte anche agli ammin­is­tra­tori Bal­do-garde­sani pre­sen­ti: i sin­daci di Fer­rara e di Riv­o­li, Pao­lo Rossi e Mir­co Cam­pag­nari, il vicesin­da­co di Capri­no Moreno dal Bor­go, il pres­i­dente del­la Comu­nità mon­tana Cipri­ano Castel­lani. Si dicono in gen­erale «inter­es­sati», ma sem­pre a pat­to che «il par­co non pon­ga vin­coli alle popo­lazioni, ma le coin­vol­ga», dice Rossi. «Sia vivi­bile per chi opera nell’agricoltura e nell’allevamento, non impedis­ca l’attività vena­to­ria, non ral­len­ti l’incremento delle infra­strut­ture», nota Dal Bor­go. «Sia un val­ore aggiun­to e por­ti con­tribu­ti eco­nomi­ci ai res­i­den­ti», dice Castel­lani, ricor­dan­do che, «comunque, sia la Comu­nità sia gli enti locali stan­no già ponen­do atten­zione alle realtà locali». Valdegame­bri, che sta lavo­ran­do per isti­tuire nel­la Bas­sa il par­co del Tar­taro-Tione e lavor­erebbe in questo sen­so anche sul Bal­do, com­men­ta: «L’istituzione di un par­co qui sarebbe solo il riconosci­men­to di uno sta­to di fat­to e un’opportunità, anche per­ché in futuro pro­prio le aree dove esiste un par­co nat­u­rale avran­no pri­or­ità nell’assegnazione dei finanzi­a­men­ti comu­ni­tari». Agli ammin­is­tra­tori Valdegam­beri assi­cu­ra: «Il con­cet­to che vogliamo dare di par­co non è quel­lo di un recin­to, dove vigono solo norme e divi­eti. Deve servire a con­ser­vare il pat­ri­mo­nio ambi­en­tale, ma anche tradur­si in uno stru­men­to di svilup­po a van­tag­gio delle popo­lazioni locali. Così sti­amo lavo­ran­do con i sin­daci delle aree del Tar­taro-Tione e il lavoro per decol­lare dovrà trovare la con­di­vi­sione del­la popo­lazione e avrà attuazione solo con il con­sen­so delle ammin­is­trazioni locali. Sul Bal­do, un ter­ri­to­rio inte­gro, un par­co non por­rebbe nes­sun vin­co­lo nuo­vo o aggiun­ti­vo, ma si tradur­rebbe in uno stru­men­to per pro­muo­vere un ter­ri­to­rio uni­ver­salmente riconosci­u­to per la sua bellez­za e unic­ità. Non dovreb­bero nem­meno sus­sis­tere i tim­o­ri delle asso­ci­azioni vena­to­rie, dato che nel­la nuo­va boz­za di prog­et­to di legge sulle aree ad alta valen­za nat­u­ral­is­ti­ca è pre­vista la pos­si­bil­ità del­la cac­cia di selezione nei parchi e nelle aree con­tigue solo per i cac­cia­tori locali. Per l’agricoltura e l’allevamento, poi, il par­co sarebbe un vei­co­lo di pro­mozione. Il suo nome, asso­ci­a­to alle pro­duzioni locali, potrebbe rilan­cia­re quelle ora in crisi in quell’area, come il set­tore lat­tiero-caseario». «Un par­co», pros­egue l’assessore, «garan­ti­rebbe mag­gior flus­so tur­is­ti­co, attraen­do vis­i­ta­tori dal . Non si creerebbe nem­meno un ente nuo­vo per­ché la ges­tione potrebbe essere svol­ta da un sogget­to esistente come la Comu­nità mon­tana. In ogni caso il par­co deve essere un val­ore con­di­vi­so. Da parte mia e del­la Regione non ci sarà alcu­na impo­sizione. Se al Bal­do ques­ta oppor­tu­nità non inter­es­sa ci sono in questo momen­to altre aree ver­so cui l’attenzione è dedicata».