E il collettore bis di otto miliardi inciampa sulla palafitta di Cisano.

E Zorzi scrisse «Questa palafitta è ancora integra»

Parole chiave: -
Di Luca Delpozzo
Giampaolo Rizzetto

E il col­let­tore bis di otto mil­iar­di inci­ampa sul­la palafit­ta di Cisano. Ma questo non crea prob­le­mi di ritar­di, vis­to che oggi si può bonifi­care in fret­ta un’area arche­o­log­i­ca, ma per gli addet­ti ai lavori e per gli appas­sion­ati del pri­mo popo­la­men­to del , cos­ti­tu­isce un altro prezioso fram­men­to di sto­ria lacus­tre, una tes­ti­mo­ni­an­za sig­ni­fica­ti­va di quan­do le «citès lacus­tres» bena­cen­si era­no le pro­tag­o­niste dell’età del Bron­zo in Italia (II mil­len­nio a.C.) Che a Cisano, nel trat­to anti­s­tante l’abitato, ci sapesse dell’esistenza di un abi­ta­to palafit­ti­co­lo era cosa nota fin dagli anni Ven­ti del sec­o­lo scor­so. Poi nel ’38 si effet­tuarono lavori di dra­gag­gio per la costruzione del nuo­vo por­to e tut­ti dis­sero che, mal­gra­do i molti mate­ri­ali recu­perati, l’area cen­trale dell’insediamento era sta­ta com­ple­ta­mente dis­trut­ta. Ma Francesco Zorzi, diret­tore del civi­co di sto­ria nat­u­rale di Verona, coc­ci­u­to come un mulo, dimostrò il con­trario, e tra pio­niorestiche immer­sioni effet­tuate alla fine degli anni Cinquan­ta e gli inizi dei Ses­san­ta e sor­risi per­p­lessi di col­leghi scrisse che «la palafit­ta era anco­ra inte­gra e che si trova­va nei pres­si del­la spon­da». Per for­tu­na nel­la pri­mav­era dell’84 arrivò la posa in opera del col­let­tore fog­nario e alla ric­chez­za dei mate­ri­ali arche­o­logi­ci «spu­tati fuori dal­la ter­ra» in quell’occasione, fece segui­to nell’86 l’intervento del­la Soprint­en­den­za arche­o­log­i­ca del Vene­to durante i lavori di sis­temazione del­la piaz­za, che con­fer­mò le intu­izioni del­lo Zorzi . Si scavò una trincea lun­ga poco più di 21 metri e den­tro la mel­ma si riuscì per la pri­ma vol­ta a vedere e a toc­care qua­si con mano (e non quin­di con dif­fi­coltose e dis­pendiose esplo­razioni sub­ac­quee) oltre 500 pali, una mas­s­ic­cia­ta di grossi ciot­toli, un passerel­la ed una mer­av­igliosa serie di reper­ti di ceram­i­ca, di osso, di met­al­lo e di selce, attribuibili tra una fase avan­za­ta dell’antica Età del bron­zo ed una pri­ma fase del­la media Età del bron­zo (XVII-XVI sec­o­lo a.C.). Oggi un altro lem­bo del vil­lag­gio palaf­fiti­co­lo di Cisano ritor­na alla luce. E questo ci fa immen­sa­mente piacere, se non altro per­chè arric­chisce le nos­tre conoscen­ze di quel lon­tano passato.

Parole chiave: -