Parla Herfried Schulde cultore di storia

«Ecco come i tedeschi vollero costituire la Rsi»

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Di Luca Delpozzo
Attilio Mazza

«Già nel ’43, a luglio, Rom­mel si era inse­di­a­to sul » Il ter­re­mo­to ha costret­to a Salò alla chiusura antic­i­pa­ta del­la mostra al Fon­da­co di Palaz­zo Coen inti­to­la­ta «Agri­coltura e vita quo­tid­i­ana al tem­po del­la RSI, fotografie e cor­tome­trag­gi» allesti­ta, dopo il con­veg­no, nel ses­san­tes­i­mo del­la fon­dazione del­la Repub­bli­ca Sociale Ital­iana. Pro­prio nel 1944, infat­ti, venne scrit­ta sulle sponde del lago di Gar­da una delle ultime tragiche pagine del­la guer­ra in Italia. Lo ricor­da anche il nuo­vo vol­ume «Mus­soli­ni ulti­mo atto. I luoghi del­la Repub­bli­ca di Salò», a cura di Rober­to Chiari­ni, con i con­tribu­ti di Simone Bot­tura e di Toni­no Zana, edi­to dal Cen­tro stu­di e doc­u­men­tazione sul peri­o­do stori­co del­la Rsi, recen­te­mente cos­ti­tu­ito pro­prio a Salò. Ma quali sono le vere ragioni storiche per cui il Gar­da, e in par­ti­co­lare Gar­done, diven­nero cen­tro ammin­is­tra­ti­vo del­la nuo­va Repub­bli­ca? Esistono diari, ricostruzioni storiche, doc­u­men­ti con­ser­vati in Ger­ma­nia, e quin­di poco o per nul­la conosciu­ti in Italia, che pre­cisano i tem­pi e i modi in cui furono effet­tuate le scelte da parte degli alti uffi­ciali tedeschi. Lo rac­con­ta Her­fried Schlude, vice con­sole del Tour­ing Club Ital­iano per l’Al­to Gar­da, appas­sion­a­to cul­tore di sto­ria con­tem­po­ranea, da anni res­i­dente pro­prio a Gar­done Riv­iera, dopo essere sta­to a Brux­elles ammin­is­tra­tore pres­so la Com­mis­sione Euro­pea. Per­ché, dunque, la Repub­bli­ca di Salò sul Gar­da? «Va subito det­to che tut­to fu deciso da due o tre per­son­al­ità tedesche, cioè in pri­mo luo­go da Erwin Rom­mel, Rudolf Rahn e da Karl Wolff. La deci­sione venne pre­sa tra il 30 set­tem­bre e il 5 otto­bre 1943. In quei giorni i tre per­son­ag­gi ebbero voce in capi­to­lo nel­l’im­pre­sa». È vero che ciò nacque dal­la con­sapev­olez­za che l’I­talia non era ormai più affid­abile? «Il Coman­do supre­mo tedesco, già dal mag­gio 1943, ave­va pen­sato all’oc­cu­pazione del­l’I­talia in caso di neces­sità. Fu vara­ta l’op­er­azione “Achse” (Asse), con a capo Rom­mel, libero da impeg­ni dopo il ritiro dal­l’Africa. Furono anche spo­sta­ti dal­la Rus­sia al sud del­la Ger­ma­nia repar­ti con­sid­erevoli. Venne anche affronta­to il prob­le­ma di creare ospedali nec­es­sari nelle vic­i­nanze di una pos­si­bile zona di guer­ra: i tedeschi atten­de­vano, infat­ti, lo sbar­co alleato non al Sud, ma in Lig­uria per tagliare in due l’I­talia. Il dott. Hün­er­mann, che era Ober­stab­sarzt (cap­i­tano medico respon­s­abile), conoscen­do bene da tur­ista Gar­done Riv­iera, sug­gerì di trasferirvi un pre­sidio ospedaliero». Per cui già nel maggio–giugno 1943 si com­in­ciò a par­lare di Gar­done e del Gar­da in ambito del­l’­op­er­azione “Asse”? «Dopo l’8 set­tem­bre si real­iz­zò, appun­to, tale prog­et­to. Ma già a luglio, Rom­mel si era inse­di­a­to a Vil­la Minis­calchi di Colà di Lazise, sul Gar­da veronese. E quan­do a Roma l’am­bas­ci­a­tore Rudolf Rahn venne infor­ma­to dal min­istro degli esteri che gli ital­iani ave­vano capi­to­la­to, decise di trasferire, con un treno spe­ciale, tut­to il suo per­son­ale a nord. Tut­tavia, giun­to due giorni dopo a Verona (era già avvenu­ta l’oc­cu­pazione tedesca del­l’I­talia), gli fu con­seg­na­to un telegram­ma di Ribben­trop con l’or­dine di tornare alla sede del­l’am­bas­ci­a­ta romana». E tornarono tut­ti a Roma? «No. Rahn non ritenne oppor­tuno riportare tut­ti a Roma, data la situ­azione incer­ta, e pen­san­do già all’op­por­tu­nità di una fil­iale dis­tac­ca­ta a nord». E dove las­ciò centi­na­ia di per­sone? «Si riv­olse a Rom­mel, che era appun­to a Lazise, il quale, conoscen­do bene la situ­azione di Gar­done, dove già era sta­to instal­la­to il Pre­sidio ospedaliero, sug­gerì di trasferirvi anche gran parte degli addet­ti del­l’am­bas­ci­a­ta. Lo stes­so Rahn rag­giunse da allo­ra Gar­done Riv­iera ogni vol­ta che dovette assol­vere impeg­ni nel­l’I­talia set­ten­tri­onale». E Mus­soli­ni? «Nel frat­tem­po Mus­soli­ni, lib­er­a­to sul Gran Sas­so e trasfer­i­to in Ger­ma­nia, si rese disponi­bile a cos­ti­tuire il nuo­vo gov­er­no. Il 12 set­tem­bre Rahn rag­giunse Roma per cer­care di rior­ga­niz­zare la sua ambas­ci­a­ta ed ebbe anche l’in­car­i­co di occu­par­si del­la for­mazione del nuo­vo gov­er­no Mus­soli­ni volu­to da Hitler, incar­i­co por­ta­to a ter­mine il 23 set­tem­bre». Vi fu quin­di subito l’idea di un nuo­vo gov­er­no, ma non quel­la del­la sede. «La pre­oc­cu­pazione pri­maria dei tedeschi sul­l’u­bi­cazione del nuo­vo gov­er­no fu di allog­a­r­lo in un luo­go sicuro per la pro­tezione del­lo stes­so Mus­soli­ni, al fine di evitare un sec­on­do 25 luglio. E per questo si ritenne sicu­ra la zona di Bel­luno, dove si trova­va il coman­do mil­itare tedesco. In un telegram­ma di Rahn del 30 set­tem­bre si legge di Bel­luno come sede del nuo­vo gov­er­no fascista. Tut­tavia l’ipote­si non tro­vò il con­sen­so del gen­erale in car­i­ca a Bel­luno». E allo­ra che cosa accadde? «L’u­ni­ca alter­na­ti­va, e quin­di la soluzione più ovvia, fu la scelta del­la Riv­iera di Salò. Il 5 otto­bre Mus­soli­ni già sape­va che il suo nuo­vo gov­er­no sarebbe sta­to inse­di­a­to sul­la spon­da occi­den­tale del Gar­da. Quat­tro ele­men­ti por­tarono a ques­ta deci­sione: il rifi­u­to dei mil­i­tari di Bel­luno ad assumere la respon­s­abil­ità del­la “pro­tezione” di Mus­soli­ni; la pre­sen­za del Pre­sidio ospedaliero sul Gar­da con ospedali anco­ra semi­liberi; la vic­i­nan­za del quartiere gen­erale di Rom­mel a Lazise; la pre­sen­za di una “suc­cur­sale di emer­gen­za” del­l’am­bas­ci­a­ta tedesca des­ti­na­ta ad assumere un ruo­lo deter­mi­nante nei rap­por­ti tra gov­er­no ital­iano e quel­lo tedesco. Rom­mel e Rahn, evi­den­te­mente in accor­do con Ribben­trop, in segui­to a queste situ­azioni pre­sero la deci­sione di cos­ti­tuire sul Gar­da il nuo­vo gov­er­no fascista. Va anche tenu­ta pre­sente la pres­sione di Hitler, impaziente di vedere real­iz­za­to il “suo” gov­er­no fascista». La log­i­ca, dunque, indusse a scegliere come sede del gov­er­no Mus­soli­ni Gar­done o le vic­i­nanze. «Esat­ta­mente: tale gov­er­no dove­va per forza di cose essere vici­no al coman­do e all’am­bas­ci­a­ta tedesche. Si deve anche dire che lo stes­so Karl Wolff ave­va trova­to dimo­ra a Fasano di Gar­done. E Wolff ave­va la respon­s­abil­ità del­la sicurez­za di Mus­soli­ni. Anche questo fat­to con­tribuì alla scelta gar­donese». Ma per­ché, stan­do così le cose, Mus­soli­ni non prese dimo­ra a Gar­done Riv­iera? «La ques­tione è sem­plice: a Gar­done e a Fasano era­no già state occu­pate gran parte delle ville e i gran­di alberghi era­no sta­ti trasfor­mati in ospedali. Inoltre non vi era prob­a­bil­mente una dimo­ra adegua­ta alle moltepli­ci esi­gen­ze di un capo di sta­to. Si può quin­di pre­sumere che Wolff, respon­s­abile del­la sicurez­za di Mus­soli­ni, abbia scel­to Vil­la Fel­trinel­li di Gargnano». E Salò? «Con­trari­a­mente a quan­to si legge nei testi ital­iani i tedeschi non furono affat­to inter­es­sati ai par­ti­co­lari del­l’or­ga­niz­zazione del­la Rsi. Per cui la scelta del­la dis­lo­cazioni dei vari min­is­teri ed uffi­ci avvenne per inizia­ti­va di Mus­soli­ni e del suo Gov­er­no».

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