Una passione antica, nata nella seconda metà del 1800. Sul Benaco iniziò Orazio Giuseppe Glisenti cancelliere della Regia pretura. Le duemila post cards del pittore di origini sirmionesi Sergio Pagiaro

Ecco il lago raccontato in cartolina

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Di Luca Delpozzo
Attilio Mazza

Le prime car­to­line postali, o Post Card, cir­co­larono in Italia nel giug­no 1873. Ma solo dieci anni dopo, nel 1882, la tipografia romana Dane­si pub­blicò le prime car­to­line illus­trate, una serie di vedute di Roma trat­te da opere del pit­tore Bal­das­sarre Sur­di. E fu subito collezionismo.Orazio Giuseppe Glisen­ti, res­i­dente pri­ma a Salò e poi a Gargnano, dove fu can­cel­liere di quel­la Regia Pre­tu­ra, fu prob­a­bil­mente uno dei pri­mi, se non il pri­mo collezion­ista di car­to­line del­la Riv­iera bres­ciana e forse dell’intero baci­no garde­sano. Nell’articolo in for­ma di let­tera invi­a­to nel dicem­bre del 1909 alla riv­ista milanese «Mon­ti e Riv­iere», scrisse di aver inizia­to la collezione nel 1896, quan­do il nuo­vo genere di cor­rispon­den­za sta­va muoven­do i pri­mi pas­si: solo l’anno pri­ma, nel set­tem­bre del 1895, l’Amministrazione Postale ital­iana, infat­ti, ave­va dif­fu­so la pri­ma car­toli­na uffi­ciale, con illus­trazione stampata.In oltre un sec­o­lo i collezion­isti di car­to­line del lago di Gar­da si sono molti­pli­cati e si può affer­mare che ogni paese ne van­ta più di uno. Alcu­ni sono noti anche per i presti­ti effet­tuati in occa­sione di mostre, ad esem­pio lo scom­par­so Tiziano Bot­tura di Gar­done Riv­iera, gra­zie alla cui rac­col­ta fu pos­si­bile, nell’agosto 1984, alle­stire una mostra Vil­la Alba, accom­pa­g­na­ta da cat­a­l­o­go con un’ottantina di ripro­duzioni, prob­a­bil­mente la pri­ma del genere sul Gar­da dal dopoguerra.Un altro impor­tante collezion­ista di car­to­line, gra­zie al quale si sono potute alle­stire mostre (a Sirmione, Verona, Bres­cia) è il pit­tore Ser­gio Pagia­ro. Pur viven­do a Verolan­uo­va, Pagia­ro è assai lega­to al Gar­da per radi­ci famil­iari, in par­ti­co­lare a Sirmione.Professor Pagia­ro, ricor­da quan­do ha com­in­ci­a­to a collezionare car­to­line del Garda?«Negli anni Cinquan­ta. Le car­to­line han­no avu­to un prece­dente nel­la collezione di dis­eg­ni. Quan­do ero all’Accademia di Belle Arti di Venezia mi sono appas­sion­a­to a collezionare dis­eg­ni di gran­di artisti, ad esem­pio Gui­di. Li acquis­ta­vo da un gal­lerista vici­no all’Accademia. Poi sono pas­sato alle car­to­line. Ave­vo com­pre­so che cos­ti­tu­iv­ano un mez­zo grafi­co impor­tan­tis­si­mo. Tan­to è vero che ave­vo anche car­to­line di Boc­cioni.» Poi si è spe­cial­iz­za­to nelle car­to­line del lago di Garda…«Cartoline di tut­to il lago. Ho com­in­ci­a­to a fre­quentare la Fiera di Verona e ho avu­to con­tat­to con un collezion­ista di Pari­gi che mi por­ta­va car­to­line del Gar­da. Ne sono rius­ci­to a rac­cogliere duemi­la, tutte antiche. Purtrop­po, tre anni fa, ho subito un fur­to e mi sono state rubate anche molte car­to­line, una metà di quelle che ave­vo pazien­te­mente trova­to. Si è sal­va­ta, per mia for­tu­na, l’intera collezione di quelle di Sirmione: un seg­no del destino.»Tra le mostre allestite con le sue car­to­line, quali sono state le più impor­tan­ti? «Quel­la, ad esem­pio, orga­niz­za­ta dal Comune di Verona nel­la mon­u­men­tale sala che si affac­cia su Piaz­za Brà. Purtrop­po non venne accom­pa­g­na­ta da cat­a­l­o­go. A Bres­cia una mostra, non solo di car­to­line ma anche di mate­ri­ale grafi­co è sta­ta inau­gu­ra­ta dal sin­da­co Corsi­ni nelle sale del­la Gal­le­ria Ucai.»Il collezion­is­mo di car­to­line è des­ti­na­to ad avere un numero sem­pre mag­giore di esti­ma­tori? «Sin dal­la fine Otto­cen­to sono state rac­colte da gran­di collezion­isti. Gli anni che van­no dal­la fine del­l’Ot­to­cen­to fino all’inizio del­la pri­ma Guer­ra mon­di­ale, sono con­siderati da alcu­ni esper­ti l’epoca d’oro del collezion­is­mo. Car­to­line antiche, s’intende, che oggi han­no un grande val­ore. Tra gli autori di opere riprodotte mi piace ricor­dare il cele­bre pit­tore Utril­lo. Boc­cioni era di casa sul lago di Gar­da: è sta­to uno dei pri­mi a dedi­car­si alle illus­trazioni del Gar­da per le riv­iste del Tour­ing Club Ital­iano dalle quali sono state poi trat­te car­to­line. Era un grande dis­eg­na­tore. Si sono ded­i­cati alle car­to­line molti artisti stranieri; per tut­ti è ben noto Michael Zeno Diemers, pit­tore acca­d­e­mi­co di Mona­co di Baviera, al quale si deve una bel­la serie del Gar­da.» Altri artisti dalle cui opere sono state trat­te cartolina?«Luciano Spi­azzi ha scrit­to che nel­la mia collezione era­no pre­sen­ti car­to­line di tut­ti i pit­tori che han­no raf­fig­u­ra­to scor­ci del Gar­da; era in questo sen­so com­ple­ta. Dico era, per­ché, come ricorda­to, metà del­la rac­col­ta mi è sta­ta ruba­ta. Ho avu­to cor­rispon­den­za, sul tema, con alcu­ni gran­di artisti. Ad esem­pio con Moran­di il quale, in una let­tera, si è scusato di non avere mate­ri­ale da spedir­mi. Ave­vo inizia­to ques­ta rac­col­ta tem­at­i­ca con­vin­to che la car­toli­na è l’anima del pit­tore. Ci sono sta­ti anche molti artisti bres­ciani che han­no rap­p­re­sen­ta­to il Gar­da su com­mis­sione di edi­tori di car­to­line.» Quale local­ità del Gar­da, a suo giudizio, è sta­ta mag­gior­mente rap­p­re­sen­ta­ta a fine Otto­cen­to? «Riva. E per una ragione: l’alto lago era all’epoca aus­tri­a­co. E la car­toli­na, o meglio la Cor­re­spon­denz — Karte, è nata a Vien­na all’inizio del 1869.»Lei è molto lega­to al Garda…«Sono nato a Sirmione, in piaz­za Car­duc­ci, e vi ho anco­ra casa. Le mie radi­ci sono nel ter­ri­to­rio garde­sano; pro­prio men­tre par­lo com­pio 77 anni. La mia famiglia, di orig­ine ebraica, era emi­gra­ta a Bogli­a­co di Gargnano e la bis­non­na si chia­ma­va, sig­ni­fica­ti­va­mente, Bogli­a­co. Passò poi Sirmione dopo il mat­ri­mo­nio con Anto­nio Crac­co, uno dei prin­ci­pali alber­ga­tori; e a Sirmione sono vis­su­ti i miei bis­non­ni mater­ni. Le mie orig­i­ni mi han­no fat­to per così dire incon­trare il grande Gior­gione che raf­fig­urò local­ità garde­sane in qua­si tutte le opere prin­ci­pali, e in par­ti­co­lare nel­la cele­bre pala di Castel­fran­co: ne ha già scrit­to “Bres­ciaog­gi” il 31 agos­to 2005. Sul­lo sfon­do del grande dip­in­to si nota un castel­lo, che riten­go sia quel­lo di Tig­nale, appartenu­to agli Scaligeri, local­ità che ho fre­quen­ta­to a lun­go d’estate e dove ho indi­vid­u­a­to, nel san­tu­ario di Mon­te­castel­lo, fram­men­ti di affres­chi che attribuis­co al grande mae­stro vene­to. Sul lato oppos­to del­la pala di Castel­fran­co si scorge il pianoro delle grotte di Sirmione. Avrei molto da rac­con­tare su Gior­gione e sul­la sua famiglia. Col meto­do ana­gogi­co ho “let­to” nel­la chiesa par­roc­chiale di Sirmione e in San Pietro in Mavi­no affres­chi di grande impor­tan­za. Spero che il Comune sirmionese voglia, pri­ma o poi, pro­porre al pub­bli­co in una mostra, e in un libro, l’enorme mate­ri­ale stori­co che ho rac­colto sul­la Peniso­la. Cre­do sus­citerebbe grande inter­esse.»

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