Da oggi sul mercato il primo prodotto della vendemmia 2003: netto il calo della produzione, dovuto anche alle condizioni meteo estreme, ma eccezionale la qualità. Brescia è in controtendenza, ma le aziende stanno investendo sui vigneti

Ecco il Novello: poco ma buono

07/11/2003 in Attualità
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Di Luca Delpozzo
Claudio Andrizzi

Quan­tità sem­pre più ridi­men­sion­ate, qual­ità in con­tin­uo aumen­to. E’ un pro­fi­lo in con­tro­ten­den­za, quel­lo del bres­ciano: men­tre a liv­el­lo nazionale la pro­duzione con­tin­ua a crescere (più 5,7% la pro­duzione di quest’anno, pari a un mil­ione di bot­tiglie sup­ple­men­tari), sostenu­ta da un gradi­men­to che non conosce ced­i­men­ti, nel­la nos­tra provin­cia si reg­is­tra un ulte­ri­ore calo. Per con­tro, la sem­pre più sev­era atten­zione al proces­so pro­dut­ti­vo e la carat­ter­iz­zazione di eccel­len­za di un’annata da gran­di aspet­ta­tive come il 2003 promette bot­tiglie che, sec­on­do Clau­dio Fran­zoni, pres­i­dente del­la Provved­i­to­ria dei Nov­el­li Bres­ciani, «non dimen­ticher­e­mo tan­to facil­mente». Ieri, gior­na­ta uffi­ciale del «déblocage» del Nov­el­lo ital­iano, Fran­zoni ha pre­sen­ta­to uffi­cial­mente nel­la cor­nice di , a Bres­cia, il pri­mo frut­to dell’ultima bres­ciana (con lui l’assessore provin­ciale all’Agricoltura Giampao­lo Man­tel­li), for­nen­do i numeri del­la pro­duzione provin­ciale con­flui­ta sot­to il mar­chio di tutela del­la Provved­i­to­ria. Un organ­is­mo che asso­cia dician­nove aziende di tutte le aree Doc del­la provin­cia, delle quali però quest’anno solo dod­i­ci si pre­sen­tano sul mer­ca­to, per una pro­duzione che si fer­ma a 140 mila bot­tiglie con­tro le 150 mila del 2002, l’anno del­la dolorosa batos­ta ben sim­bo­leg­gia­ta dal­la grand­i­na­ta del 3 agos­to. «Sono anco­ra i pos­tu­mi dell’anno scor­so, uni­ti alle con­dizioni di sic­c­ità estrema di quest’anno, ad aver indot­to nei pro­dut­tori un atteggia­men­to rif­lessi­vo», spie­ga Fran­zoni, las­cian­do tut­tavia inten­dere che la scar­sità di uva di quest’anno, ma anche la sua altissi­ma qual­ità, ha impos­to scelte dras­tiche a sosteg­no delle ris­erve e delle pro­duzioni «rosse» di mag­gior strut­tura, che a Bres­cia guadag­nano anno dopo anno pro­fili qual­i­ta­tivi sem­pre più impor­tan­ti. Det­to questo, res­ta comunque il fat­to che «il Nov­el­lo è un bigli­et­to da visi­ta impor­tante per dare indi­cazioni sul­la qual­ità dell’annata, e noi del­la Provved­i­to­ria cer­chi­amo di far­lo al meglio, impo­nen­do­ci ad esem­pio un lim­ite min­i­mo del 60% di mac­er­azione car­bon­i­ca con­tro il 30% del­la nor­ma­ti­va nazionale. La miglior rispos­ta che pos­si­amo dare a cer­ti opin­ion leader, che anco­ra si osti­nano a criti­care il pro­fi­lo qual­i­ta­ti­vo dei nov­el­li ital­iani». Strut­tura, cor­po e pro­fu­mi (davvero invi­tan­ti) del Nov­el­lo bres­ciano 2003 arrivano quin­di pun­tu­ali a sim­bo­leg­gia­re ideal­mente lo sta­to di grazia dell’intero com­par­to vitivini­co­lo bres­ciano, ormai inter­es­sato a un proces­so di costante evoluzione dei pro­ces­si pro­dut­tivi e del­la qual­ità, ma anche di cresci­ta del vigne­to (più di 500 ettari negli ulti­mi tre anni). Un com­par­to che sot­to questo pun­to di vista è un aut­en­ti­co pun­to di rifer­i­men­to sia a liv­el­lo regionale che nazionale. «Il 60% delle nos­tre can­tine stan­no investen­do in nuove strut­ture e ammod­er­na­men­to delle attrez­za­ture — ha det­to Man­tel­li -. Qua­si tutte invece stan­no investen­do nel vigne­to, in oper­azioni di ricon­ver­sione o reimpianto: un proces­so che, doc­u­men­tazione alla mano, sta met­ten­do in moto alcu­ni mil­iar­di di euro a liv­el­lo provin­ciale. E questo la dice lun­ga sulle prospet­tive che la vitivini­coltura, ma anche l’intero com­par­to agri­co­lo di qual­ità, offrono a un’economia bres­ciana cui com­in­cia a scarseg­gia­re l’ossigeno del­la grande indus­tria». Insom­ma, la cresci­ta è in cam­po, la crisi altrove: non res­ta che brindare, ovvi­a­mente con un bic­chiere di Nov­el­lo tar­ga­to Provveditoria.

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