Un convegno ha affrontato i molteplici problemi del bacino. I numerosi moniti di Legambiente.
Per la depurazione delle acque reflue in vista un nuovo impianto nell’entroterra di Lonato.
Livello delle acque è in calo. La colpa non è solo dell’agricol

«Ecosistema-lago le istituzioni siano unite»

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Di Luca Delpozzo
Maurizio Toscano

«Sui laghi è nec­es­sario intrapren­dere un per­cor­so più com­p­lesso rispet­to al mare a causa del­la con­for­mazione dei loro baci­ni che pre­sen­tano un più lento ricam­bio delle acque e i cui eco­sis­te­mi appaiono mag­gior­mente sen­si­bili all’impatto antropico».Stefano Cian­fani, respon­s­abile sci­en­tifi­co di Legam­bi­ente inter­ve­nen­do ieri mat­ti­na a Sirmione nell’ambito delle inizia­tive di Golet­ta Verde che si tro­va in questi giorni sul lago di Gar­da, ha lan­ci­a­to un appel­lo alle isti­tuzioni locali per­ché (ri)trovino uni­ta­ri­età e coscien­za nell’affrontare i prob­le­mi che afflig­gono il più grande lago ital­iano, anche se il suo sta­to di salute non è grave. E allo­ra, per esem­pio, sarebbe urgente che «per le prob­lem­atiche legate ai sis­te­mi di depu­razione delle acque reflue si trovasse un mag­giore coor­di­na­men­to inter­re­gionale per adeguare i sis­te­mi di col­let­ta­men­to alla cresci­ta del tur­is­mo sul Gar­da, ma anche agli effet­ti del cam­bi­a­men­to cli­mati­co che è all’origine dei fenomeni piovosi sem­pre più inten­si e ravvi­c­i­nati in estate».UNA PRIMA rispos­ta a quest’ultimo inter­rog­a­ti­vo è giun­ta dall’intervento di Eri­ca Fumaneri di Gar­da Uno, l’azienda che trat­ta la depu­razione delle acque garde­sane, che ha illus­tra­to gli inter­ven­ti di poten­zi­a­men­to del depu­ra­tore di Peschiera e la real­iz­zazione di un nuo­vo impianto che dovrebbe essere local­iz­za­to nell’entroterra di Lona­to. Ma non bas­ta, han­no avver­ti­to i rela­tori riu­ni­ti ieri a Sirmione.Occorre, infat­ti, effet­tuare ogni anno cam­pagne di mon­i­tor­ag­gio sen­za mai abbas­sare la guardia, come ha sot­to­lin­eato Mar­i­ano Bres­ciani, del Cnr di Sirmione, il quale ha denun­ci­a­to «la pro­gres­si­va scom­parsa del­la metà delle macrof­ite, ele­men­to essen­ziale per la soprav­viven­za del­la fau­na itti­ca, lun­go la peniso­la di Sirmione», un dato emer­so inequiv­o­ca­bil­mente con le immag­i­ni del teler­il­e­va­men­to satel­litare dif­fuse nel cor­so dell’incontro di ieri.Le cause? «Potreb­bero essere state le eliche dei natan­ti», ha rispos­to il ricer­ca­tore che ha poi aggiun­to «i peri­coli derivan­ti dal­la pro­fonde trasfor­mazioni del piane­ta che stan­no inter­es­san­do purtrop­po anche il baci­no garde­sano, come i liv­el­li sem­pre più bassi: dunque, non si pos­sono addos­sare le colpe esclu­si­va­mente all’agricoltura man­to­vana per ques­ta situazione».IL CONVEGNO sirmionese ha vis­to anche l’intervento di Luca Fila, del Cen­tro Ril­e­va­men­to Ambi­en­tale, sul prog­et­to Saga­mi che ha coin­volto scuole ed organ­is­mi sci­en­tifi­ci in una cam­pagna di mon­i­tor­ag­gio delle acque e di Loren­zo Albi,Legambiente Verona, che ha invece com­men­ta­to «l’eccessiva edi­fi­cazione che, tra il 1961 e il 1981, ha reg­is­tra­to un aumen­to del 400% e le perdite in acqua del col­let­tore sub­lacuale».

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