Stop alle informazioni sugli ordigni per motivi di sicurezza, recuperati quasi diecimila pezzi. La bonifica si sta rivelando più complessa e pericolosa del previsto

Elisoccorso per il Trimelone

23/03/2006 in Attualità
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Di Luca Delpozzo
Gerardo Musuraca

Si sta real­iz­zan­do una piaz­zo­la di atter­rag­gio per l’elicottero sull’isola del Trimel­one per fare fronte ad even­tu­ali emer­gen­ze durante le oper­azioni di bonifi­ca dagli ordig­ni. La notizia è emer­sa da una riu­nione oper­a­ti­va in munici­pio a Bren­zone, coor­di­na­ta dal prefet­to vic­ario di Verona, dot­tor Elio Fail­laci. In prat­i­ca, alla pre­sen­za degli arti­ficieri dell’ottavo reg­g­i­men­to genio Fol­go­re di Leg­na­go, dei mil­i­tari del quin­to repar­to infra­strut­ture, del­la Mari­na di Ancona, dei del­la com­pag­nia di Capri­no e del­la stazione di Mal­ce­sine, oltre che del sin­da­co Gia­co­mo Simonel­li, dell’assessore comu­nale Davide Benedet­ti e di quel­lo regionale alla sicurez­za e ai lavori pub­bli­ci Mas­si­mo Gior­get­ti, si è fat­to il pun­to sulle oper­azioni di bonifi­ca por­tate avan­ti dal­la dit­ta Bosca di Venezia, rap­p­re­sen­ta­ta dal coor­di­na­tore e tec­ni­co Bcm (bonifi­ca campi minati) Nico­la Fal­coni. «La bonifi­ca», ha det­to Simonel­li, «sta proce­den­do sen­za intop­pi. Anzi, forse meglio del pre­vis­to, vista la quan­tità di ritrova­men­ti bel­li­ci di queste set­ti­mane. E di questo voglio ringraziare tutte le isti­tuzioni che si sono impeg­nate, dal­la Prefet­tura alla Regione, dai mil­i­tari agli arti­ficieri e a tut­ti gli altri, per la disponi­bil­ità e la pro­fes­sion­al­ità con cui ci aiu­tano». Sul­la quan­tità di ordig­ni di ogni genere e tipo recu­perati fino­ra non c’è certez­za uffi­ciale dato che, per motivi di sicurez­za, i mil­i­tari e la Prefet­tura preferiscono non dare det­tagli. È evi­dente però che, dalle 5.600 bombe recu­per­ate fino a poco più di due set­ti­mane fa, il quan­ti­ta­ti­vo è espo­nen­zial­mente aumen­ta­to. Al pun­to che oggi, sull’isola al largo di Assen­za, si trovano a lavo­rare ogni giorno, oltre a oltre una dozzi­na di uomi­ni del­la Bosca, pure arti­ficieri, mil­i­tari ter­restri e del­la Mari­na, nonché sub­ac­quei. «Tutte queste per­sone», sot­to­lin­ea il respon­s­abile Bosca, Nico­la Fal­coni, «han­no il com­pi­to di recu­per­are e stoc­care il mate­ri­ale bel­li­co che i nos­tri tec­ni­ci han­no fino­ra indi­vid­u­a­to, map­pa­to e seg­nala­to, sia in ter­ra che in acqua fino ad arrivare alla pro­fon­dità mas­si­ma di 35 metri, cioè quel­la sta­bili­ta dall’appalto del­la Prefet­tura di Verona». Di qui l’idea e la neces­sità di approntare sull’isolotto una piaz­zo­la di 25 metri per 25, per fare atter­rare gli eli­cot­teri del Suem, il servizio di emer­gen­za- urgen­za, qualo­ra dovesse ren­der­si nec­es­sario un inter­ven­to medico per chi maneg­gia il mate­ri­ale esplo­si­vo. Le bombe che ven­gono por­tate in super­fi­cie dagli esper­ti infat­ti sono con involu­cri e mate­ri­ale ormai cor­roso, rov­ina­to da 50 o 80 anni di intem­perie e dall’acqua. Già, per­ché gli ordig­ni che giac­ciono sui fon­dali sono sia del­la pri­ma che del­la sec­on­da guer­ra mon­di­ale, e la con­dizione in cui si trovano ne accen­tua la peri­colosità. Un sec­co «stop ai det­tagli sulle bombe», si dice­va, è arriva­to da tut­ti gli inter­es­sati alla bonifi­ca. Una chiusura det­ta­ta da «Motivi di sicurez­za, per cui ci è sta­to chiesto di non dare più det­tagli su numero e tipo degli ordig­ni», spie­gano. Il tim­o­re è quel­lo di creare dif­fi­coltà ai cara­binieri di Mal­ce­sine, coor­di­nati dal mares­cial­lo Marchei, apparte­nen­ti alla com­pag­nia di Capri­no gui­da­ta dal cap­i­tano Carme­lo Graci. Ora­mai da due mesi, infat­ti, i mil­i­tari stan­no vig­i­lan­do inin­ter­rot­ta­mente l’isola del Trimel­one sia da ter­ra che, attra­ver­so i col­leghi cara­binieri nau­ti­ci di Tor­ri e la polizia nau­ti­ca, dall’acqua con motovedette. Comunque oggi non si è lon­tani dal vero se si pen­sa che le bom­barde, le mine, le bombe a mano, quelle a cari­ca­men­to spe­ciale cioè le incen­di­arie al fos­foro bian­co, i fumo­geni e gli altri ordig­ni ital­iani e stranieri fino­ra recu­perati abbiano fat­to total­iz­zare un con­teg­gio di poco meno di 10 mila pezzi. «Ce ne sarebbe abbas­tan­za per isti­tuire un cam­po mil­itare di adde­stra­men­to per boni­fiche, data la vari­età, la dis­o­mo­geneità e la dis­tribuzione in acqua e in ter­ra degli ordig­ni», com­men­tano scherzan­do ma non trop­po dal Trimel­one. «Pos­so invece dire che siamo molto sod­dis­fat­ti», con­clude l’assessore Benedet­ti, «per­ché siamo in anticipo rispet­to al pro­gram­ma dei lavori che preved­erebbe, entro il 20 mag­gio, il ter­mine delle oper­azioni, almeno da parte del­la Bosca. Siamo fiduciosi di rius­cire a con­clud­ere un inter­ven­to del­i­ca­to e peri­coloso che la nos­tra gente aspet­ta­va da oltr­er 50 anni».

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