Paolo Zucchelli intende sollecitare un intervento del Comune: acqua in quota sul Brione con le autopompe dei pompieri. La maturazione è ormai ultimata, ma non c'è polpa intorno all'osso

Emergenza siccità per le olive della collina

01/10/2003 in Attualità
Di Luca Delpozzo

Il rac­colto 2003 del­l’o­li­va nel­la Busa è a ris­chio per l’ec­cezionale per­du­rare del­la sic­c­ità: da mag­gio non piove, e gli spo­radi­ci episo­di tem­po­raleschi non sono bas­ta­ti ad abbev­er­are la ter­ra. L’al­larme riguar­da soprat­tut­to le zone col­li­nari, Brione, Roncaglie, Romar­zol­lo, l’o­li­va­ia di Arco, e la grav­ità è inver­sa­mente pro­porzionale alla quan­tità di ter­ra in cui le piante affon­dano le radici.Franco Mich­e­lot­ti, tec­ni­co del­l’Is­ti­tu­to agrario di san Michele, con­viene sul­la grav­ità del­lo stress cui sono sot­to­poste le piante che dopo una pri­mav­era incor­ag­giante non veg­e­tano più, ma non azzar­da pre­vi­sioni sul­la rac­col­ta: «L’o­li­vo ha capac­ità di recu­pero che pos­sono apparire prodi­giose: se nei prossi­mi giorni dovesse pio­vere seri­amente, ci sono anco­ra buone prob­a­bil­ità di ripresa». Cer­to il cal­do dei mesi scor­si ha accel­er­a­to il proces­so di mat­u­razione, tan­to che le drupe appaiono ormai col­orate, con tre-quat­tro set­ti­mane di anticipo: e questo non va bene. Più avan­za­ta è la mat­u­razione e minore res­ta la pos­si­bil­ità d’un recu­pero. Per Pao­lo Zuc­chel­li, pro­pri­etario di cir­ca 200 olivi sul Brione, la situ­azione è decisa­mente grave, tan­to da sug­gerir­gli l’op­por­tu­nità di sol­lecitare qualche tipo di inter­ven­to da parte del Comune, anche con­sideran­do la valen­za ambi­en­tale del­l’o­live­to. In sostan­za si trat­terebbe di uti­liz­zare per un po’ di viag­gi le autopompe dei vig­ili del Fuo­co per portare acqua in quo­ta. «Il con­sorzio degli olivi­coltori del Brione, in pre­vi­sione d’u­na pos­si­bile sic­c­ità, ave­va avvi­a­to lo sca­vo d’un poz­zo, nelle vic­i­nanze del vivaio Omez­zol­li. A 12 metri di pro­fon­dità la triv­el­la ha trova­to la roc­cia, ed il prog­et­to è fer­mo in atte­sa che un geol­o­go indichi un pos­to adat­to per rag­giun­gere la fal­da, intorno ai 20, 25 metri. L’ac­qua dal poz­zo sarebbe sta­ta poi pom­pa­ta in quo­ta per irri­gare le colti­vazioni». L’o­li­va di quest’an­no, sec­on­do Zuc­chel­li, è ormai per­sa: i frut­ti appaiono maturi, ma sen­za pol­pa, pelle ed ossa. Dovesse venire un tem­po­ralone con for­ti raf­fiche di ven­to, finireb­bero tut­ti a ter­ra. Ma l’e­mer­gen­za investe ormai l’an­no prossi­mo: l’ar­resto del proces­so veg­e­ta­ti­vo, causato dal­l’as­so­lu­ta man­can­za di acqua, potrebbe avere rif­lessi neg­a­tivi anche sulle annate ven­ture. La crisi non risparmia Casa Mia: all’is­ti­tu­to sono rimaste 5–600 piante, in con­dizioni non buone. Nel­la parte bas­sa del monte, dov’è sta­to pos­si­bile irri­gare, le cose van­no invece bene: nel­la pro­pri­età Zanoni, ad esem­pio, le olive sono grosse, numerose e qua­si mature gra­zie a più di 10 mila litri di acqua irro­rati, parte al piede parte a piog­gia, con una pro­ces­sione di cis­terne trainate dal trat­tore. Nel 2001 la Busa ha prodot­to 12.500 quin­tali d’o­li­va, nel 2002 il rac­colto s’è arresta­to a 7000.