Sport & Disabili. Il progetto «La vela per tutti» aiuta i paraplegici

Eos, il vento della solidarietà protagonista alla Centomiglia

28/08/2002 in Attualità
Parole chiave: -
Di Luca Delpozzo
Gargnano

Il prog­et­to «Eos la vela per tut­ti», nato due anni fa da un’idea del­lo skip­per veronese Michele Dusi per dare la pos­si­bil­ità di prati­care la vela a chi è costret­to a spostar­si su una sedia a rotelle, sarà pro­tag­o­nista del­la Cen­to Week, la serie di even­ti che pre­ce­dono la , la rega­ta più pres­ti­giosa del Gar­da che quest’an­no è giun­ta alla 52° edi­zione. Dal 2 al 5 set­tem­bre due imbar­cazioni tar­gate «Eos» a Gargnano parteciper­an­no alle regate del­la «100 Week Ras Cup», ris­er­vate al monotipo J 24, la bar­ca più dif­fusa al mon­do. Giovedì 5 inoltre è pre­vista anche la «Eos Cup» alla quale pren­derà parte tut­ta la flot­ta del­l’inizia­ti­va sporti­vo-ter­apeu­ti­ca che ha come base il Cir­co­lo nau­ti­co Bren­zone. Saba­to 7 set­tem­bre la Cen­tomiglia. Al prog­et­to «Eos» fin dalle prime bat­tute han­no parte­ci­pa­to tre fisioter­apisti del­l’ospedale Sacro Cuore di Negrar, cinque pazi­en­ti di quel­la strut­tura ospedaliera (tre ragazze e due ragazzi) e lo skip­per trenti­no Gian­ni Tor­boli, che però ha inter­rot­to ques­ta espe­rien­za dopo qualche mese a causa di altri impeg­ni sportivi; le barche, due J 24, le mis­ero a dis­po­sizione Mau­r­izio Cimet­ti ed Erwin Linthout che si sono occu­pati di orga­niz­zare le lezioni pratiche, quelle teoriche invece si svolsero nel­la sede del­lo Yacht club Verona. «Da allo­ra abbi­amo fat­to mol­ta stra­da», affer­ma Dusi «e abbi­amo dimostra­to che prati­care la vela può dare otti­mi risul­tati sot­to l’aspet­to riabil­i­ta­ti­vo. Un dis­abile quan­do sale in bar­ca è costret­to a muover­si sen­za l’ausilio del­la sedia a rotelle e per­tan­to deve effet­tuare movi­men­ti e mis­urar­si con un ambi­ente molto diver­so da quel­li che fa e fre­quen­ta abit­ual­mente; ques­ta attiv­ità dà notevoli ben­efi­ci fisi­ci, incre­men­ta il tono mus­co­lare ma ha anche pos­i­tive impli­cazioni psi­co­logiche e sociali. Oltre all’u­nità spinale e riabil­i­ta­ti­va del­l’Ospedale Sacro Cuore di Negrar, gui­da­ta dal dot­tor Rena­to Avesani, e alla facoltà di Scien­ze moto­rie del­l’ di Verona con il pro­fes­sor Pao­lo Oli­va­to, parte­ci­pa al nos­tro prog­et­to, che è uni­co al mon­do, anche l’Ospedale di Mal­ce­sine. Da qualche mese oltre ai J24 disponi­amo di un Pro­teus 90, un cab­i­na­to a vela costru­ito con com­posi­ti avan­za­ti che può tenere il mare sen­za prob­le­mi anche con ven­to di 37 nodi e onde alte quat­tro metri. All’at­tiv­ità parte­ci­pa anche la cam­pi­ones­sa di Castel­let­to Fed­er­i­ca Salvà che svolge duplice ruo­lo di istrut­trice e di tat­ti­co in rega­ta .» «Uti­liz­zare lo sport del­la vela in ambito riabil­i­ta­ti­vo ha gran­di poten­zial­ità non solo per pazi­en­ti para­plegi­ci ma anche per chi è sta­to col­pi­to da poliomielite e da scle­rosi mul­ti­pla» assi­cu­ra il dot­tor Bruno Danzi, respon­s­abile del­la divi­sione di recu­pero e ried­u­cazione fun­zionale del­l’ospedale di Mal­ce­sine, uni­ca strut­tura in Italia spe­cial­iz­za­ta nel­la cura post polio «c’è anche la pos­si­bil­ità di allargare la col­lab­o­razione sci­en­tifi­ca a liv­el­lo inter­nazionale; col­lab­o­ra con la nos­tra strut­tura, tra gli altri, il pro­fes­sor Lau­ro Hal­stead del­l’U­ni­ver­sità di Washington.

Parole chiave: -