Annegarono nel 1945: l’anfibio su cui andavano a liberare il Trentino affondò

Equipe Usa scandaglia il lago per riavere i resti di 25 soldati

29/10/2003 in Attualità
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Di Luca Delpozzo
Stefano Ischia

Affondò in un istante e trascinò con sé 25 sol­dati statu­niten­si. Era una notte di tem­pes­ta quel­la del 30 aprile 1945. La sec­on­da guer­ra mon­di­ale non era anco­ra fini­ta per l’alto Gar­da. Un anfibio statu­nitense, un Dukw, uno dei tan­ti uti­liz­za­ti nell’operazione «Remont blue», Risali­ta triste, che da Verona avan­za­va sul Gar­da per lib­er­are il Trenti­no, imbar­cò acqua. Era trop­po cari­co. Fu inghiot­ti­to dal lago tra Tor­bole e Riva. I mil­i­tari del­la dec­i­ma divi­sione da mon­tagna scom­parvero in pochi sec­on­di. Sul monte Brione c’era anco­ra una postazione nem­i­ca che face­va fuo­co. Uno solo sopravvisse, Thomas Hough, che ha oggi 82 anni e vive in Ohio. Tut­ti gli altri annegarono gra­vati com’erano dall’attrezzatura mil­itare. Oggi, a 58 anni di dis­tan­za, i resti di quei mil­i­tari mor­ti in acque tren­tine ver­ran­no forse recu­perati. Un’equipe è al lavoro da tem­po. È la terza vol­ta che quest’anno è sulle rive bena­cen­si. Si trat­ta del colon­nel­lo, addet­to mil­itare per l’aeronautica dell’ambasciata Usa di Roma Jeff Pat­ton, di Brett Pha­neuf, oceanografo del­la Texas A&M Uni­ver­si­ty, coor­di­na­tore del­la ricer­ca spon­soriz­za­ta dal­la Pro­mare (asso­ci­azione Usa non prof­it) e di Richard Willis, antropol­o­go del Coman­do Joint pris­on­er of war miss­ing in action. Con loro, tec­ni­ci ital­iani spe­cial­iz­za­ti in ricerche sub­ac­quee con sofisti­catis­si­mi sis­te­mi e alcu­ni som­moz­za­tori. Stan­no ten­tan­do di recu­per­are quel che res­ta dei sol­dati mor­ti nelle acque bena­cen­si. Real­izzer­an­no una map­patu­ra pre­cisa, ai 3 cen­timetri, poi uti­lizzer­an­no un pic­co­lo vet­tore sot­tomari­no filogu­ida­to tipo «Rov» dota­to di tele­camere e sonar per cer­care di indi­vid­uare il relit­to. Sono già sta­ti indi­vid­uati cinque prob­a­bili obi­et­tivi. «Abbi­amo un obbli­go morale di rim­pa­tri­are le spoglie dei nos­tri sol­dati cadu­ti», ha det­to Pat­ton che ha anche lan­ci­a­to un appel­lo a quan­ti han­no vis­su­to quei dram­mati­ci giorni dell’aprile ´45 e pos­sono dare notizia o riferire tes­ti­mo­ni­anze utili alle ricerche. Chi avesse da riferire det­tagli o tes­ti­mo­ni­anze impor­tan­ti potrà con­tattare il civi­co di Riva del Gar­da (0464.573869). «Ogni cosa recu­per­a­ta eccet­to i resti dei sol­dati», ha det­to Pat­ton, «ver­rà las­ci­a­ta al Comune di Riva». L’equipe statu­nitense esce ogni mat­ti­na in bar­ca, sco­raz­za in lun­go e in largo e rien­tra la sera. Spes­so pran­za a bor­do. Uti­liz­zano per la map­patu­ra un sis­tema chiam­a­to «multi­bean» che assieme alla ril­e­vazione satel­litare con Gps e al sis­tema di , riesce a ricreare pal­mo a pal­mo la map­pa degli abis­si, che spro­fon­dano per oltre 300 metri. Pha­neuf ha già ese­gui­to altre ricerche di questo tipo, tra cui quelle in Nor­man­dia e nel gol­fo del Mes­si­co. Pro­duce anche doc­u­men­tari per Dis­cov­ery chan­nel, un canale tv satel­litare. I fon­dali del Gar­da han­no sem­pre nascos­to mis­teri. Tra quel­li più intri­g­an­ti indub­bi­a­mente la vicen­da dell’oro del Duce, le casse che Mus­soli­ni avrebbe fat­to gettare in fon­do al lago il 18 aprile 1945 durante la sua fuga da Salò e che avreb­bero con­tenu­to doc­u­men­ti impor­tan­ti e oro. Nel 1993 una spedi­zione di sub ne riportò alla luce alcune ma, sem­pre ammes­so fos­sero pro­prio quelle, non con­tenevano nul­la. Per l’occasione era­no giun­ti a Gargnano anche Ignazio La Rus­sa e Alessan­dra Mus­soli­ni. Altro mis­tero più recente le bombe sgan­ci­ate il 16 aprile 1999 nel da un cac­cia F15 Nato di ritorno dal Koso­vo. Furono ese­gui­te ricerche durate mesi, fu ritrova­to di tut­to ma di quegli ordig­ni niente. Nes­suna autorità civile o mil­itare comu­nicò mai nul­la ai sin­daci garde­sani. L’unica effimera con­so­lazione è che sec­on­do il pub­bli­co min­is­tero Gian­car­lo Tar­qui­ni non dovreb­bero essere ordig­ni all’uranio impov­er­i­to ma bombe a grappolo.

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