All’ittiologo Enzo Oppi sarà intitolata una strada. Lo studioso ha lasciato scritti fondamentali per la conoscenza della fauna del lago

Era l’amico dei pescatori

19/05/2001 in Storia
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Di Luca Delpozzo
Angelo Peretti

Una stra­da per Enzo Oppi. Il con­siglio comu­nale, nell’ultima sedu­ta dell’amministrazione Comenci­ni, ha delib­er­a­to di inti­to­lare una via all’ittiologo garde­sano pre­mat­u­ra­mente man­ca­to nel 1988, all’età di quar­an­tadue anni. Via Oppi sarà una tra­ver­sa di Monte .Inseg­nante di matem­at­i­ca a Verona, ma anche e soprat­tut­to valente stu­dioso del­la fau­na itti­ca del Gar­da, Enzo Oppi ha las­ci­a­to numerosi scrit­ti, che cos­ti­tu­is­cono un pat­ri­mo­nio fon­da­men­tale per la conoscen­za dell’ambiente lacus­tre. Di fat­to, è sta­to il con­tin­u­a­tore dell’opera di Flo­reste Malfer, l’ittiologo scom­par­so nel 1932. Tutte le opere di Oppi sono state rac­colte, dopo la morte, nel vol­ume «Ricerche sui pesci del », edi­to dal­la Coop­er­a­ti­va fra pesca­tori di Gar­da, dal cen­tro stu­di per il ter­ri­to­rio bena­cense e dall’amministrazione provin­ciale. «Cre­do che la grande pas­sione di Enzo Oppi per l’ittiologia e per i prob­le­mi ambi­en­tali ad essa con­nes­si — scrive­va nel 1989 Ugo D’accordi intro­ducen­do il vol­ume — gli fos­se entra­ta incon­sci­a­mente nel sangue quan­do bam­bi­no trascor­re­va buona parte delle sue gior­nate sul Gar­da a con­tat­to con gli ami­ci pesca­tori». Ven­nero poi gli stu­di, sot­to la gui­da di San­dro Ruf­fo e di Ettore Grimal­di. Stu­di che, ruban­do anco­ra le parole a D’Accordi, «trasfor­marono la pas­sione in vera scien­za». Per anni Oppi col­laborò col set­tore agri­coltura e ambi­ente del­la Provin­cia di Verona. E fu anche part­ner del di sto­ria nat­u­rale: «Uomo di poche parole ma ric­co di sen­so dell’humor e di calore umano, serio ricer­ca­tore, appas­sion­a­to stu­dioso — lo ricor­da­va Loren­zo Sorbi­ni — Oppi si legò sem­pre più al nos­tro Museo dive­nen­done uno dei prin­ci­pali col­lab­o­ra­tori». Gli stes­si pesca­tori di Gar­da, nonos­tante le lunghe, accese battaglie avute con lui in mate­ria di rego­la­men­ti di pesca, ne con­ser­vano la memo­ria con affet­to. Lo riten­go in tut­to e per tut­to uno di loro. E del resto Car­lo Pasot­ti, allo­ra pres­i­dente del­la Coop­er­a­ti­va, nel già cita­to vol­ume che rac­coglie tut­ti i lavori di Enzo Oppi, ricor­da­va che «non c’è dub­bio che il nos­tro des­ti­no gli sta­va a cuore», anche se «con­tin­u­a­va a dire che noi pesca­tori del Gar­da non sap­pi­amo fare il nos­tro mestiere e che non sap­pi­amo vendere il nos­tro prodot­to». Poi però i pesca­tori lo ascolta­vano, lo seguiv­ano: giun­sero persi­no, su suo sug­ger­i­men­to, ad autolim­itare la pesca delle sardelle. «Quante volte — aggiunge­va Pasot­ti — avrem­mo prefer­i­to che se ne stesse zit­to lui, con le sue prediche da scien­zi­a­to. Adesso, nelle lunghe e silen­ziose gior­nate sul lago, la sua voce si fa sem­pre più lon­tana e fio­ca; nes­suno ver­rà più a rim­prover­ar­ci per il nos­tro modo, tut­to garde­sano, di inten­dere la pesca». Ma era pro­prio per­chè la pesca pro­fes­sion­ale potesse avere un avvenire che Oppi si bat­te­va tan­to. E ora Gar­da gli rende omag­gio. «Un omag­gio doveroso e dovu­to», dice Fabio Gag­gia, che di Oppi fu ami­co e col­lab­o­ra­tore, fon­dan­do pro­prio insieme a lui, tra l’altro, il cen­tro stu­di per il ter­ri­to­rio benacense.

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