I giudici: «Vengono prima le ragioni dell’ambiente». Legittime le varianti al Prg adottate a Lonato per impedire la costruzione dell’inceneritore

Eurosea, doccia fredda dal Tar

16/01/2001 in Avvenimenti
Di Luca Delpozzo
Maurizio Toscano

Un’am­min­is­trazione comu­nale che inten­da tute­lare, tra gli altri val­ori, quel­lo ambi­en­tale, può decidere, anche in assen­za di una dif­fusa anal­isi argo­men­ta­ti­va, di imporre delle vari­anti al piano rego­la­tore gen­erale. Né i suoi apprez­za­men­ti di mer­i­to in ordine sem­pre a scelte urban­is­tiche pos­sono essere sin­da­cate in sede di giudizio di legit­tim­ità, a meno che non risulti­no infi­ciati da errori di fat­to o da vizi di grave illogic­ità. Sono i due pas­sag­gi-chi­ave del­la sen­ten­za del Tar di Bres­cia emes­sa ieri l’al­tro con la quale è sta­to respin­to il ricor­so pro­pos­to dal­l’Eu­rosea, la soci­età bolog­nese pre­siedu­ta da Francesco Maria Bernar­di prog­et­tista del dis­cus­so ter­mo­gen­er­a­tore che sarebbe dovu­to nascere a Cam­pagna Trez­za, per annullare le due delibere approvate l’8 novem­bre 1999 dal con­siglio comu­nale che di fat­to intro­duce­va nuove vari­anti al piano rego­la­tore. I giu­di­ci ammin­is­tra­tivi han­no quin­di dato ragione alla tesi difen­si­va degli avvo­cati Alber­to Lup­pi e Glau­co Davo­lio che han­no assis­ti­to il Comune di Lona­to. Dunque, il pri­mo round se lo è assi­cu­ra­to la giun­ta Peri­ni, ma non anco­ra il match. Infat­ti, quel­la di Francesco Bernar­di, ammin­is­tra­tore del­e­ga­to del­l’Eu­rosea, è una vera e pro­pria dichiarazione di guer­ra: «Non ho potu­to anco­ra leg­gere le moti­vazioni espresse dai giu­di­ci del Tar di Bres­cia, ma una cosa pos­so già assi­cu­rare: ricor­rere­mo in appel­lo, cioè al Con­siglio di Sta­to. Forse — con­tin­ua Bernar­di — in un ambi­ente ed in un con­testo diver­si, lon­tani cioè da un cer­to cli­ma, le nos­tre ragioni potran­no essere dis­cusse con mag­gior seren­ità. Comunque, siamo deter­mi­nati ad andare fino in fon­do…». Ricor­diamo che le due famose delibere di vari­ante provo­carono quel­la stes­sa ser­a­ta la cadu­ta del­la giun­ta leghista di Man­lio Man­to­vani, il cui par­ti­to, la Lega, si spac­cò in due. Fu quin­di gra­zie al voto deter­mi­nante del grup­po di con­siglieri leghisti gui­dati da Ugo Ughi se le vari­anti pas­sarono a larga mag­gio­ran­za (con i voti ovvi­a­mente delle mino­ranze: cen­tro sin­is­tra e civi­ca). Tor­nan­do, anco­ra, alla sen­ten­za dei giu­di­ci del Tar, la deci­sione del con­siglio comu­nale è sta­ta ritenu­ta «legit­ti­ma». Infat­ti, «scopo del­la vari­ante al prg — asseriscono i giu­di­ci — è pro­prio quel­lo di sop­perire alle sopravvenute ragioni che deter­mi­nano la totale o parziale inat­tua­bil­ità del piano medes­i­mo ovvero di inter­venire quan­do si man­i­festi la con­ve­nien­za di miglio­rar­lo». Ne deri­va per­ciò che la revi­sione di diret­tive urban­is­tiche pre­gresse «per real­iz­zare un proces­so di adegua­men­to delle strut­ture ter­ri­to­ri­ali esisten­ti, si tra­duce in nuove scelte urban­is­tiche che, in vista di obi­et­tivi gen­er­ali da rag­iun­gere, ben pos­sono sac­ri­fi­care inter­es­si speci­fi­ci dei pri­vati». E la giurispru­den­za attuale, affer­mano sem­pre i giu­di­ci, ha pre­cisato che «non esiste una preclu­sione asso­lu­ta a nuovi inter­ven­ti di piani­fi­cazione urban­is­ti­ca che van­i­fichi­no in tut­to o in parte le aspet­ta­tive edilizie dei pri­vati, atte­so che il dirit­to di mod­i­fi­care rel­a­ti­vo alle pre­scrizioni di piano rego­la­tore, include even­tual­mente anche un dirit­to di rivedere rel­a­ti­vo ai suc­ces­sivi vin­coli assun­ti dal Comune». Insom­ma, in parole povere le scelte di un con­siglio comu­nale, fra l’al­tro organo sovra­no, se det­tate per tute­lare l’am­bi­ente ed il pae­sag­gio del­la pro­pria comu­nità non sono sin­da­ca­bili in sede di giudizio di legit­tim­ità, a meno che non risulti­no infi­ciati da errori o da vizi di grave illogicità.