La Finanza sequestra 427 modelli «plagiati». Avrebbero fatto incassare milioni

Expo: brevetti ignorati, denunciati 22 operatori

13/01/2004 in Attualità
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Di Luca Delpozzo

Copi­ate di sana pianta da un’azien­da ital­iana, sen­za nes­sun rispet­to nè per il brevet­to, nè per la ricer­ca e gli inves­ti­men­ti che quel­l’azien­da ave­va fat­to per dotare le suole di una gom­ma inno­v­a­ti­va e riv­o­luzionar­ia. Ma la sto­ria di queste scarpe «pla­giate» e messe ille­gal­mente in com­mer­cio s’è fer­ma­ta a Riva, dove la , all’ Schuh, ne ha seques­trate 427 mod­el­li in un solo colpo.E non c’è sta­to solo il seque­stro di questi mod­el­li di scarpe da bam­bi­no ille­gal­mente por­tati in fiera per intro­durne poi — a con­trat­ti fir­mati — migli­a­ia di esem­plari sul mer­ca­to inter­nazionale (ovvi­a­mente a prez­zo strac­cia­to). Gli uomi­ni del­la Guardia di Finan­za di Riva, coor­di­nati dal mares­cial­lo Toma­so Frac­cas­cia e in con­tin­uo con­tat­to con il coman­do trenti­no, dopo tre giorni di accu­rati con­trol­li in oltre ven­ti stand, han­no chiu­so la pri­ma parte delle indagi­ni denun­cian­do 22 per­sone di nazion­al­ità diverse. I loro nomi sono sta­ti seg­nalati in un rap­por­to al Procu­ra­tore del­la Repub­bli­ca di Rovere­to dot­tor Pavone: dovran­no rispon­dere del­la vio­lazione delle leg­gi che tute­lano i brevet­ti. Le per­sone denun­ci­ate sono i rap­p­re­sen­tan­ti in Expo Schuh delle soci­età di com­mer­cial­iz­zazione delle scarpe ille­gali. Si trat­ta per lo più di ditte local­iz­zate a Tai­wan, ma non man­cano respon­s­abili di altre nazion­al­ità: ital­iani, cine­si, ingle­si, france­si, bel­gi, indone­siani, olan­desi, tedeschi. Per il momen­to, dunque, a Riva sono state indi­vid­u­ate le soci­età a cui face­va capo la com­mer­cial­iz­zazione su scala mon­di­ale delle scarpe poste sot­to seque­stro. Ora la Guardia di Finan­za è già a lavoro per risalire la fil­iera dis­trib­u­ti­va dei prodot­ti, fino all’in­di­vid­u­azione di quelle aziende — e i sospet­ti sono tut­ti ind­i­riz­za­ti all’Ori­ente asi­ati­co — che han­no prodot­to i mod­el­li incrim­i­nati copiandoli di sana pianta e che sicu­ra­mente han­no già i mag­a­zz­i­ni pieni per pro­cedere alle for­ni­ture. E’ sta­to cal­co­la­to che se la Guardia di Finan­za non fos­se inter­venu­ta all’­Ex­po Schuh, i 427 mod­el­li seques­trati avreb­bero assi­cu­ra­to un vol­ume d’af­fari da un mil­ione e mez­zo di euro alle ditte impeg­nate in questo com­mer­cio con­traf­fat­to. Vicev­er­sa la con­cor­ren­za ones­ta, pri­ma di tut­to ovvi­a­mente l’im­pre­sa calza­turi­era ital­iana pro­pri­etaria del brevet­to, ci avrebbe rimes­so qual­cosa come 5–6milioni di euro.Del resto era sta­ta pro­prio ques­ta impre­sa dan­neg­gia­ta a seg­nalare alla Finan­za, con un pre­ciso espos­to, la situ­azione di con­cor­ren­za sleale che ave­va sub­odor­a­to. I suc­ces­sivi con­trol­li sono poi sta­ti ese­gui­ti dalle Fiamme Gialle sen­za dare nel­l’oc­chio e soprat­tut­to sen­za arrecare alcun intral­cio all’im­por­tante vet­ri­na inter­nazionale rap­p­re­sen­ta­ta da Expo Schuh. I finanzieri han­no agi­to in borgh­ese e con la mas­si­ma disponi­bil­ità degli orga­niz­za­tori, ovvi­a­mente con­tenti non solo di col­lab­o­rare a delle indagi­ni di polizia eco­nom­i­ca che han­no pochi prece­den­ti in Italia (e nes­suno in Trenti­no), ma anche di tute­lare l’im­mag­ine del­la fiera e i suoi espos­i­tori cor­ret­ti da frange di impren­di­tori sen­za scrupoli, che invece approf­ittano del­la spin­ta all’in­no­vazione di altri, ponen­dosi in tal modo al di fuori del­la legalità.Il con­trol­lo a tap­peto avvenu­to alla fiera di Riva sarà sicu­ra­mente l’ar­go­men­to del giorno nel mon­do dei pro­dut­tori occi­den­tali, e non solo nel set­tore del­la calzatu­ra. Il prob­le­ma del­la dife­sa del­la cre­ativ­ità, dei marchi e dei brevet­ti è molto sen­ti­to in tut­ti i set­tori ed è uno degli argo­men­ti in dis­cus­sione anche nel­la comu­nità euro­pea. L’indice è par­ti­co­lar­mente pun­ta­to, come abbi­amo det­to, con­tro i pro­dut­tori asi­ati­ci che già sono avvan­tag­giati da costi di man­od­opera ridot­tis­si­mi (un dec­i­mo del­la media euro­pea) e che pos­sono ancor più dan­neg­gia­re le aziende occi­den­tali, se ten­dono trop­po spes­so — come è dimostra­to dai fat­ti — anche a far­si let­teral­mente un baf­fo dei dirit­ti di brevet­to. L’op­er­azione del­la Finan­za di Riva non è servi­ta solo a rista­bilire la gius­ta legal­ità, ma anche a tute­lare i posti di lavoro ital­iani nel set­tore del­la scarpa e la com­pet­i­tiv­ità gen­erale del Paese.

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