Frantoi presi d'assalto dai coltivatori: il maltempo ha ritardato la raccolta

Extravergine 2000, qualità da campionato

10/12/2000 in Avvenimenti
Di Luca Delpozzo
d.r.

L’an­na­ta 2000, dal pun­to di vista degli olivi­coltori del­l’Al­to Gar­da, sarà ricor­da­ta per due motivi soprat­tut­to: l’ot­ti­ma qual­ità del prodot­to e il «tour de force» impos­to dal mal­tem­po sia ai rac­cogli­tori, sia agli addet­ti dei due fran­toi attivi in zona. Da giorni le macine del­l’As­so­ci­azione Agraria di Riva e di Ivo Bert­a­mi­ni a Vig­nole fun­zio­nano sen­za sos­ta, ciononos­tante non si riesce a smaltire la ressa dei con­ta­di­ni (di mestiere o a tem­po per­so) che aspet­tano pazi­en­ti il loro turno. Servirebbe un fran­toio da 50 quin­tali all’o­ra, com­men­ta il diret­tore del­l’A­graria Mario Zumi­ani, men­tre Ivo Bert­a­mi­ni fa i con­ti delle not­ti in bian­co che anco­ra gli restano pri­ma di speg­nere le mac­chine per riac­cen­der­le non pri­ma del­la sta­gione 2001.Tutta col­pa del­la piog­gia, inces­sante nelle prime tre set­ti­mane di novem­bre, soli­ta­mente ded­i­cate alla rac­col­ta, e a singhioz­zo in questi pri­mi giorni di dicem­bre. La mat­u­razione delle olive, gra­zie ad una cal­da estate che si è pro­trat­ta fino alle porte del­l’au­tun­no, era a buon pun­to già ver­so la fine di otto­bre, tan­to che i fran­toi sono sta­ti aper­ti in anticipo rispet­to agli anni scor­si. Ma inutil­mente: per alcu­ni giorni non si è pre­sen­ta­to nes­suno. I colti­va­tori se ne sta­vano col naso all’in­sù aspet­tan­do che il tem­po volgesse al bel­lo e li las­ci­asse lavo­rare in pace. Invece, ad un cer­to pun­to, men­tre il ter­reno sot­to le fronde cariche di frut­ti si copri­va di olive nere e gon­fie di acqua, si sono dovu­ti rasseg­nare e iniziare la rac­col­ta sot­to il dilu­vio. E final­mente le macine, che rimar­ran­no in fun­zione almeno fino alla pri­ma set­ti­mana di gen­naio, han­no com­in­ci­a­to a girare ed a spre­mere dalle olive il pre­gia­to olio extravergine gardesano.«La qual­ità è davvero buona — affer­ma Zumi­ani — migliore anche rispet­to a quel­la del­l’an­no scor­so. L’o­lio 2000 ha un sapore molto del­i­ca­to e un odore frut­ta­to, l’acid­ità è attorno allo 0,1–0,2 per cen­to. Bassis­si­ma, come del resto è carat­ter­is­ti­ca del prodot­to del­la nos­tra zona». Quan­to alla resa, come ci spie­ga Ivo Bert­a­mi­ni, è infe­ri­ore a quel­la che pote­va essere sem­pre a causa del­la piog­gia, che ha appe­san­ti­to le olive: la più povera è del 16 per cen­to per ogni quin­tale, la più ric­ca del 20. La media si attes­ta attorno al 17 per cen­to, e qual­cuno inevitabil­mente si lagna ricor­dan­do i risul­tati ottenu­ti, per esem­pio, nel­la cam­pagna 1998-’99 (la resa media fu del 18.73%), del 1995-’96 (20.46%) o addirit­tura, ma bisogna fare un lun­go pas­so indi­etro, nel 1986-’87 (24.06%).Chi vuole, però, si con­so­la pen­san­do che il fla­gel­lo del­l’o­li­vo, ossia la famosa mosca olearia, ques­ta vol­ta non è rius­ci­ta a far dan­ni. Non che non ci abbia prova­to — il gran cal­do la favori­va — ma i trat­ta­men­ti fitoter­api­ci, pun­tu­ali e ripetu­ti anche a sta­gione molto avan­za­ta, evi­den­te­mente sono sta­ti efficaci.Ci vogliono impeg­no, fat­i­ca e pas­sione a colti­vare gli olivi, dicono gli anziani con­ta­di­ni altog­a­rde­sani, che mal­gra­do l’età e gli acciac­chi si arrampi­cano sug­li alti scali­ni per pas­sare i «bronzi» uno ad uno, potare e curare le piante con meto­do anti­co e sapien­za che nes­sun man­uale può trasmettere.