Faccincani i colori della consapevolezza

10/02/2010 in Cultura
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Di Luca Delpozzo
Gabriella Poli

Dipingete sem­pre sen­za stan­car­vi mai, ques­ta e l’essenza dell’essere artista. La prat­i­ca per­me­tte di per­fezionar­si di impara­re ogni giorno, di scav­are nei pro­pri pen­sieri inti­mi e pro­fon­di”. , pres­i­dente ono­rario del­la Giuria del con­cor­so “Vele e Ali sul Gar­da”, ha entu­si­as­ti­ca­mente applau­di­to e incor­ag­gia­to gli artisti parte­ci­pan­ti e l’iniziativa in sé. “Da molti anni non “vive­vo” più con piacere la realtà lacus­tre, per tante moti­vazioni legate all’infanzia ma ora con il con­cor­so di Gien­ne devo ammet­tere che mi sono riavvi­c­i­na­to con piacere a tut­ta ques­ta realtà liq­ui­da e in movi­men­to perenne, come l’arte e gli artisti che cam­biano e devono cam­biare in ogni sta­gione del­la vita. C’è il peri­o­do dei gri­gi e dei vio­la dell’introspezione e del­la tris­tez­za e quel­lo dei rossi acce­si, dei gial­li e dei blu che cel­e­bra­no il sole e la gioia di vivere”. Il grande artista garde­sano è sta­to pre­sente, fuori con­cor­so, con alcune sue opere, dip­in­ti a olio ma soprat­tut­to con  seri­grafie, la sua recente passione.“Da anni — scrive Fac­cin­cani  nel suo ulti­mo cat­a­l­o­go — dedi­co parte del mio tem­po allo svilup­po tec­ni­co-pit­tori­co del­la grafi­ca per avvic­inare sem­pre di più il dis­cor­so cul­tur­ale cresci­u­to con l’olio: “le percezioni dell’artista pre­ce­dono il pro­prio tem­po: l’uomo, avvic­i­nan­dole, le sente sue”. Quan­do anche in grafi­ca si ottiene questo, la si può con­sid­er­are opera d’arte ed al pari del quadro, anche se con dif­fer­ente val­ore com­mer­ciale, è arte per tut­ti. Nel­la soci­età attuale, dom­i­na­ta dai mezzi di comu­ni­cazione di mas­sa, la grafi­ca rap­p­re­sen­ta il tramite per allargare sem­pre di più il mio uni­ver­so lin­guis­ti­co; essa serve per dire a tut­ti cosa pen­so del­la vita, del­la luce, del­la gioia dell’esistenza, di tut­ta la bellez­za che ci cir­con­da e di quell’urlo che viene da lontano”.L’artista ha allesti­to da alcu­ni anni, una stam­pe­ria nel suo stu­dio che gli per­me­tte di real­iz­zare il “bon a tir­er” solo con l’aiuto di tec­ni­ci. “Mi pre­oc­cupo — dice — di real­iz­zare per­sonal­mente i “luci­di” (che cos­ti­tu­is­cono le matri­ci seri­gra­fiche) ed i miei col­lab­o­ra­tori si occu­pano del­la parte tec­ni­ca fino alla scelta dei col­ori che io stes­so ver­i­fi­co. Solo dopo essere arriva­to al risul­ta­to da me desider­a­to cedo il lavoro alle stam­perie per la ripro­duzione. Se ogni artista lavo­rasse diret­ta­mente alla pro­pria grafi­ca si eviterebbe final­mente il fal­so inflazionar­si  di questo mercato”.L’artista di orig­ine aril­i­cense, che ora risiede a Mon­zam­bano,  ha pre­sen­ta­to nell’occasione del­la pre­mi­azione del con­cor­so il suo roman­zo “Vir­go Fidelis” scrit­to a quat­tro mani con Elsa Dilau­ro. Sto­ria nel­la sto­ria, gio­co di spec­chi, una matrios­ka rus­sa, ecco la vita del pro­tag­o­nista,  Samuel John­son Kipling, pit­tore di col­ore e di fama, ambi­en­ta­ta sulle rive del Mis­sis­sipi. Un gio­co di scat­ole cine­si che sono la vita rac­con­ta­ta sul filo dei sen­ti­men­ti altal­enan­ti che si riv­e­lano in tut­ti gli uomi­ni ma che pochi san­no riconoscere e apprez­zare. I più si las­ciano trascinare dall’onda cre­a­ta dall’anima nera del­la soci­età, quel­la più big­ot­ta e tri­on­fante che sul­la scor­ta di pregiudizi e cal­coli di potere con­tin­ua a sof­fo­care la vera natu­ra dell’uomo: un essere alta­mente spir­i­tuale. Per for­tu­na che ci sono Kipling e Athos che con i loro sber­l­ef­fi  e la loro estrema sen­si­bil­ità accom­pa­g­nano il let­tore attra­ver­so   le varie fasi dell’essere fino all’apoteosi. Il mon­do dell’arte con le mes­chinità e le invi­die, le pas­sioni, le ambizioni por­tano Kipling al suc­ces­so. Ma il prez­zo da pagare è alto. Dif­fi­cile per lui vivere in un mon­do che ha sac­ri­fi­ca­to l’arte al busi­ness e all’immagine. La ribel­lione  inevitabile    avviene davan­ti al suo cap­ola­voro “Vir­go Fidelis”. Ed è allo­ra che Kipling-Fac­cin­cani tro­va den­tro di sé  l’infinito spazio  del­la con­sapev­olez­za del­lo spir­i­to che rende liberi anche di volare alto, molto in alto, come le aquile. 

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