Un gruppo di residenti sollecita il sindaco: l’ospedale è una risorsa per la frazione

Fasano difende il Santa Corona

06/03/2001 in Avvenimenti
Di Luca Delpozzo
Sergio Zanca

Non affos­sate il S.Corona! La gente di Fasano, frazione a metà stra­da tra Gar­done e Mader­no, è sul piede di guer­ra. L’Asl intende chi­ud­ere l’ospedale, accor­pan­do­lo nel noso­comio di Roè Vol­ciano, dis­eg­na­to, al momen­to, solo nel Piano tri­en­nale approva­to in Regione. L’as­so­ci­azione La Rata» (dal nome del­la salitel­la in mez­zo al paese), che orga­niz­za le man­i­fes­tazioni nel cor­so del­l’an­no, e si cura di dare voce ai mugug­ni dei cit­ta­di­ni, ha pre­so posizione sul­la vicen­da. «Vogliamo ricor­dare quan­to sia impor­tante e vitale che il S.Corona con­tinui a oper­are nel cam­po del­la riabil­i­tazione car­di­o­log­i­ca — dicono il pres­i­dente Domeni­can­ge­lo Freri, Rita Arrighi, Mario Ercu­liani, Corte­si, la Maf­fei e i com­po­nen­ti del diret­ti­vo -. La situ­azione cre­atasi negli ulti­mi mesi, la rior­ga­niz­zazione dei ricov­eri, la man­can­za di un prog­et­to di riqual­i­fi­cazione e i pro­gram­mi get­tano pesan­ti ombre sul futuro. Non si trat­ta, quin­di, di un fenom­e­no sta­gionale o tran­si­to­rio, ma di una strate­gia che favorisce le strut­ture pri­vate con­ven­zion­ate, sorte un po’ ovunque, a scapi­to del­l’ospedale di Fasano, ogget­to da sem­pre di pres­sioni spec­u­la­tive, per por­tar­lo pri­ma alla chiusura, poi al cam­bio di des­ti­nazione d’u­so». «Le pre­sen­ze medie dei ricoverati — pros­eguono Ercu­liani e c. — sono scese da 90–95 a 30–35. Non bas­tasse, si è isti­tu­ito un servizio di ris­torazione inter­no per i par­en­ti dei degen­ti. A questo pun­to chiedi­amo al sin­da­co di Gar­done a cosa serve che i ris­toran­ti e gli eser­cizi pub­bli­ci com­piano uno sfor­zo per man­tenere i pro­pri locali aper­ti anche in bas­sa sta­gione, quan­do devono subire la con­cor­ren­za sleale di una strut­tura ospedaliera che dovrebbe occu­par­si di tut­t’al­tro. «Se non inter­ver­ran­no cam­bi di ind­i­riz­zo ges­tionale, con un rad­i­cale inter­ven­to di adegua­men­to del S.Corona, la situ­azione sarà des­ti­na­ta a peg­gio­rare ulte­ri­or­mente, con pesan­ti rif­lessi sulle attiv­ità eco­nomiche. Tut­to ciò pre­mes­so, abbi­amo invi­ta­to il sin­da­co e le forze politiche ad assumere una inizia­ti­va vig­orosa in tutte le sedi oppor­tune, al fine di rilan­cia­re un servizio che appar­tiene all’in­tera comu­nità. Non accetti­amo un piano san­i­tario che porterà alla chiusura, e met­ter­e­mo in cantiere tutte le azioni nec­es­sarie per osta­co­lare un prog­et­to sceller­a­to, che nasconde solo proposi­ti alta­mente spec­u­la­tivi». In pas­sato la vil­la patrizia, con splen­di­do gia­rdi­no a lago, era adibi­ta a colo­nia esti­va: un cen­tro di pre­ven­zione pedi­atri­co per malat­tie reumatiche. E’ diven­ta­ta ospedale nel ’65, aggre­ga­to al Civile di Bres­cia nel ’78. L’ul­ti­ma ristrut­turazione: nel ’96, con la creazione di una pic­co­la ala, di un parcheg­gio da 25 auto sul­la pias­tra sopras­tante e il miglio­ra­men­to dei servizi igien­i­ci. Un centi­naio i posti let­to (due sezioni maschili, una fem­minile e alcune camere sin­gole a dif­feren­zi­azione alberghiera), altret­tan­ti i dipen­den­ti (dieci i medici, con Brunel­lo Cer­ri pri­mario, e 35 gli infer­mieri pro­fes­sion­ali); 2500–2600 i ricoverati nel­l’ar­co di un anno, di cui un migli­aio post infar­tuati, altret­tan­ti operati di by pass e cir­ca 500 sos­ti­tuzioni valvolari. La gran parte arri­va dal­la Lom­bar­dia, ma non man­cano lig­uri e veneti. Come già rifer­i­to, pro­prio nel cor­so del­l’ul­ti­mo Con­siglio comu­nale il sin­da­co Alessan­dro Baz­zani ave­va espres­so le sue pre­oc­cu­pazioni. «Abbi­amo appre­so dai gior­nali locali che il S.Corona andrebbe a Roè Vol­ciano — le parole di Baz­zani -. Non pos­si­amo asso­lu­ta­mente accettare il trasfer­i­men­to. Riten­go quin­di indif­feri­bile incon­trare il dot­tor Lucio Mas­tro­mat­teo, diret­tore del Civile di Bres­cia, da cui la strut­tura dipende». Nel ’99, inter­pel­la­to sul ris­chio di una chiusura di Fasano, Mas­tro­mat­teo rispose: «Le pre­oc­cu­pazioni sono infon­date. Noi inten­di­amo adeguare l’of­fer­ta delle prestazioni ai bisog­ni dei cit­ta­di­ni. In ques­ta otti­ca, il S.Corona è des­ti­na­to a inte­grar­si nel dipar­ti­men­to car­dio-toraci­co, in virtù del­la spe­cial­iz­zazione da sem­pre posse­du­ta nel­la riabil­i­tazione di infar­tuati e ammalati di cuore. A tale scopo è pre­vista la ricon­ver­sione di 15 posti let­to, oggi medi­a­mente non uti­liz­za­ti, in riabil­i­tazione res­pi­ra­to­ria per pazi­en­ti che proven­gono da chirur­gia». Ma, dopo l’ap­provazione del nuo­vo piano ospedaliero, i tim­o­ri di Baz­zani sono aumentati.