Attivato un moderno sistema di rilevamento della qualità delle acque attraverso il satellite. Problemi sulle coste: scoperti subito due scarichi abusivi

«Fata» controlla il lago dal cielo

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Di Luca Delpozzo
Lago di Garda

Cen­toset­tan­ta dati al sec­on­do, ses­san­ta chilometri di lago per­cor­si con un natante a bor­do del quale c’è una sofisti­ca­ta apparec­chiatu­ra col­le­ga­ta a sua vol­ta con un satel­lite manda­to in orbi­ta dal­l’A­gen­zia Spaziale Euro­pea. Tut­to questo per eseguire un ril­e­va­men­to super­ve­loce del­la qual­ità delle acque delle acque del prati­ca­mente in tem­po reale. E nel­la sua pri­ma usci­ta, «Fata» (acron­i­mo di flu­o­rescen­za, assor­bi­men­to, trasmis­si­bil­ità e atten­zione) che rien­tra nel prog­et­to Nin­fa finanzi­a­to dal­l’A­gen­zia Spaziale Ital­iana, ha già col­pi­to. Si trat­ta di due scarichi sit­uati nel bas­so lago, uno sul­la spon­da bres­ciana e l’al­tro su quel­la veronese, alta­mente inquinan­ti (soprat­tut­to quel­lo nel­l’area vene­ta). Nel suo pri­mo giro ricog­ni­ti­vo «Fata» ha rac­colto più di 2 mil­ioni e mez­zo di dati al giorno. Il pro­gram­ma di check-up è sta­to mes­so a pun­to dal Cnr di , di cui fa parte Euge­nio Zil­i­oli (coor­di­na­tore del Cen­tro ril­e­va­men­to ambi­en­tale di Sirmione) in col­lab­o­razione con le di Helsinky (Fin­lan­dia) e Upp­sala (Svezia). Qual’è l’o­bi­et­ti­vo finale? «E’ quel­lo di real­iz­zare — spie­ga Zil­i­oli — una map­pa sul­la qual­ità delle acque del Gar­da attra­ver­so il satel­lite: questo ci garan­tisce più rapid­ità e più con­sis­ten­za nei dati trasmes­si. Si trat­ta di un sis­tema che ci per­me­tte di uti­liz­zare un mod­el­lo otti­co che può “guardare” fino a 15 metri sot­to la super­fi­cie del­l’ac­qua e di ottenere in pochi istan­ti una enorme messe di numeri». La ril­e­vazione, che avviene ripeti­amo con l’ausilio deter­mi­nante del satel­lite «Envisat», lan­ci­a­to in orbi­ta per scopi esclu­si­va­mente ambi­en­tali dal­l’E­sa (Agen­zia Spaziale Euro­pea), viene effet­tua­ta a bor­do di un natante dota­to di un’ap­parec­chiatu­ra sci­en­tifi­ca. Esem­pli­f­i­can­do al mas­si­mo, la strut­tura è com­pos­ta da una can­na che pesca l’ac­qua del lago che viene ver­sa­ta in una cam­era inter­na, il cui scopo è quel­lo di elim­inare even­tu­ali vuoti d’aria. Il cam­pi­one d’ac­qua va a finire in quat­tro pic­cole camere stagne in cui ci sono dei laser otti­ci. In un sec­on­do, si dice­va, ques­ta apparec­chiatu­ra è in gra­do di sfornare oltre 170 dati che poi, gra­zie ad un pro­gram­ma com­put­er­iz­za­to del tut­to par­ti­co­lare, ven­gono rielab­o­rati in pochissi­mi istan­ti. Dati che sono in gra­do di offrire ai ricer­ca­tori un quadro pres­soc­chè cer­to e inconfutabile. Per esem­pio, nel­la sua pri­ma usci­ta «Fata» ha for­ni­to infor­mazioni sul sed­i­men­to pre­sente in una vas­ta area del Gar­da, oppure la pre­sen­za di scarichi inquinan­ti. Ebbene, il satel­lite ne ha cat­turati due, molto ben vis­i­bili. Uno sul­la cos­ta bres­ciana, l’al­tro su quel­la veronese: quest’ul­ti­mo sarebbe di notev­ole grav­ità. Nes­suno, però, ha volu­to indi­care con pre­ci­sione esat­ta ubi­cazione. Le anal­isi bio­logiche e lim­no­logiche sono state con­dotte in stret­ta col­lab­o­razione dalle agen­zie region­ali di protzione del’am­bi­ente: l’Ap­pa di Tren­to, l’Arpav di Verona e dal Cra di Sirmione, con Euge­nio Zil­i­oli e Pao­lo Fila. Cosa ha vis­to in con­clu­sione «Fata»? Che il cor­po idri­co al largo si tro­va in una cond izione otti­male. Non altret­tan­to si può, invece, affer­mare per la zona a ridos­so del­la cos­ta, dove sono sta­ti indi­vid­uati scarichi inquinan­ti. La ricer­ca dovrà essere effet­tua­ta in pri­mav­era e in estate. Un’ul­ti­ma anno­tazione. In dod­i­ci ore dis­tribuite in tre giorni di attiv­ità l’imbarcazione ha per­cor­so 180 chilometri di lago ad una veloc­ità di 23 nodi, rac­coglien­do ben 7 mil­ioni di dati. Che gra­zie al com­put­er ven­gono resi leg­gi­bili in pochissi­mo tempo.

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