Femmine e muse del Vate

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Di Redazione
(a.m)

Quante furono le donne di : cen­to, due­cen­to? Impos­si­bile dire. Qualche stu­dioso ne ha con­tate 140. Ma il numero, tut­to som­ma­to, ha ben poco sig­ni­fi­ca­to doven­do dis­crim­inare tra fem­mine e muse, cioè fra donne ispi­ra­tri­ci del­la sua e quelle sem­plice­mente entrate nell’harem per sod­dis­fare il suo effer­ves­cente e smisura­to ero­tismo. Fem­mine e Muse Dan­nun­ziane è il tito­lo di un bel libro pub­bli­ca­to nel 1993 e da tem­po esauri­to, frut­to di una lun­ga ricer­ca del com­pianto stu­dioso Ivanos Ciani, dan­nun­zista tra i più sti­mati per acutez­za di pen­siero. In pre­mes­sa lo stes­so Ciani avvertì che le donne con­sid­er­ate non sono tutte quelle fre­quen­tate da d’Annunzio (e come sarebbe pos­si­bile?) ma sola­mente alcune di cui era rius­ci­to a rin­trac­cia­rne la doc­u­men­tazione fotografi­ca. E va anco­ra det­to che non tutte furono «di» d’Annunzio, nel sen­so che non tutte entrarono nell’harem. Chi può dire quale ruo­lo abbia avu­to nel­la vita del poeta Lil­ia Maria Lil­i­um, savonese che nel 1919, bramosa di «un’ora mist­i­ca», si recò a Venezia per poter­lo incon­trare, sper­an­za forse delusa? E come dare immag­ine a tutte le pro­fes­sion­iste dell’amore che il vate non dis­deg­nò a Pari­gi, Venezia, Fiume, Gar­done Riv­iera, per lim­itar­ci agli ulti­mi tre decen­ni di vita?

Le gran­di muse sono da tem­po note: la moglie, duches­sa Maria Hardouin di Gallese, che gli diede tre figli, abban­do­na­ta per la con­tes­sa sicil­iana Maria Grav­ina Cruyl­las di Ramac­ca, dal­la quale ebbe una figlia riconosci­u­ta, Rena­ta, la Sirenet­ta del Not­turno, e forse un figlio a cui tut­tavia il «divi­no» ama­tore non volle mai dare il pro­prio nome. E anco­ra: Elvi­ra Fra­ter­nali Leoni – Bar­barel­la –, la grande attrice Eleono­ra Duse «dalle belle mani», la march­esa Alessan­dra Starab­ba di Rud­inì Car­lot­ti, figlia dell’ex pres­i­dente del Con­siglio, che finirà la pro­pria vita in un con­ven­to, la con­tes­sa Giusep­pina Manci­ni, la bel­lis­si­ma con­tes­sa rus­sa Nathalie de Goloubeff, la pianista Luisa Bac­cara che gli sarà vic­i­na negli ulti­mi ven­ticinque anni di vita, da Fiume alla morte avvenu­ta al Vit­to­ri­ale il pri­mo mar­zo 1938. E tutte le altre, a com­in­cia­re dal­la francese Aélis Mazoy­er, cameriera, gov­er­nante, e amante per un trentennio?

Dal­lo stu­dio emerge una con­fer­ma: Gabriele d’Annunzio fu un uomo di smisura­ta vital­ità: poeta, eroe del­la Grande Guer­ra, con­dot­tiero a Fiume, don­gio­van­ni di por­ta­ta inter­nazionale. Ma per rimanere nel tema, che cosa face­va alle donne, per­ché si get­tassero ai suoi pie­di? Qual­cuno ha scrit­to che molte le «com­per­a­va»: nul­la di nuo­vo sot­to il sole. Ma le altre, le più impor­tan­ti – principesse, con­tesse, baronesse, march­ese (anche la con­tur­bante Coré, la Casati Stam­pa) e dan­za­tri­ci cele­ber­rime, quali Ida Rubin­stein –, come le con­quis­ta­va, lui che tut­to som­ma­to non era bel­lo? Con il corteggia­men­to da poeta: doni, soprat­tut­to fiori e lettere.

Una don­na che seppe resister­gli per non far tor­to all’amica Eleono­ra Duse – e per questo non sospet­ta­bile – la cele­bre bal­le­ri­na amer­i­cana Isado­ra Dun­can, scrisse nell’autobiografia: quan­do «par­la a una don­na che ama, si trasfigu­ra al pun­to che lui, pic­colot­to e cal­vo, assume l’aspetto di un Apol­lo. Sa ele­vare l’anima sopra la ter­ra, fino alle regioni divine, get­tan­do su ogni ama­ta un velo scin­til­lante che sparisce non appe­na l’abbandona. Ha la capac­ità di trasfor­mar­la in essere celeste. Sen­tir­si da lui loda­ta, è una gioia parag­o­nabile a quel­la che dovette provare Eva quan­do udì nel Par­adiso la voce del serpente».

Un vero potere, quel­lo del­la poe­sia, quan­do sa giun­gere diret­ta­mente il cuore.

Pri­ma pub­bli­cazione il: 19 May 2020 @ 10:43

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