Interpellanza dell’Ulivo: perché almeno un migliaio di tagliandi non vengono venduti dalla Pro loco? Gianni Veronesi spiega: «I ristoratori devono gestire i posti in caso di pioggia»

Festa del tortellino, polemiche sui biglietti

Di Luca Delpozzo
Valeggio sul Mincio

utto è pron­to per la tradizionale tavola­ta sul ponte vis­con­teo ded­i­ca­ta ai tortelli­ni e denom­i­na­ta «Fes­ta del Nodo d’amore». La nona edi­zione si svol­gerà mart­edì 18 giug­no. Parteciper­an­no anche due tele­vi­sioni tedesche. Sono state dod­icim­i­la le richi­este di bigli­et­ti: soltan­to quat­tro­mi­la han­no potu­to essere accolte. Pro­prio sul­la ven­di­ta dei bigli­et­ti, per la pri­ma vol­ta, sono spun­tate le polemiche sul modo di gestire ques­ta man­i­fes­tazione che è sta­ta volu­ta come cas­sa di riso­nan­za per le capac­ità attrat­tive del paese e, per la pri­ma vol­ta, alcu­ni ris­tora­tori si sono sfi­lati dal­l’or­ga­niz­zazione. «Ho sem­pre sostenu­to», ha dichiara­to il capogrup­po dell’«Ulivo Valeg­gio», Ste­fano Bertoli, che ha pre­sen­ta­to un’in­ter­pel­lan­za assieme a Pietro Bedul­li, «che la vocazione tur­is­ti­ca del nos­tro ter­ri­to­rio può trovare ben­efi­cio da even­ti come questo, ma va fat­ta chiarez­za anche per­chè crescono i malu­mori tra i cit­ta­di­ni e tra gli stes­si oper­a­tori del set­tore». Il rifer­i­men­to è in pri­ma bat­tuta ad una dichiarazione di Gio­van­ni Verone­si, seg­re­tario del­l’As­so­ci­azione ris­tora­tori e con­sigliere comu­nale, che ha affer­ma­to che per trovare bigli­et­ti bisogna fre­quentare i ris­toran­ti valeg­giani e far­si ami­ci degli eser­centi. «Non è il caso», chiede Bertoli, «che almeno mille bigli­et­ti vengano mes­si in ven­di­ta da altri sogget­ti come la Pro loco, in modo da dare a tut­ti, valeg­giani com­pre­si, la pos­si­bil­ità di parte­ci­pare? Inoltre per­chè non s’è mai vis­to un bilan­cio del­la fes­ta? Sarebbe cor­ret­to vista l’im­por­tan­za del­la man­i­fes­tazione, vis­to che sono in tan­ti a dare il loro appor­to e vis­to che si uti­liz­zano suo­lo pub­bli­co e risorse umane». Imme­di­a­ta la repli­ca di Verone­si: «La mia bat­tuta sul­l’im­por­tan­za di far­si ami­ci i ris­tora­tori è sta­ta equiv­o­ca­ta; in realtà vole­vo ren­dere la situ­azione attuale che ci vede impos­si­bil­i­tati a rispon­dere alle richi­este per­venute. Per quan­to riguar­da la ges­tione dei bigli­et­ti questi ven­gono sud­di­visi tra i ris­toran­ti in ragione dei posti a sedere di cias­cuno per­chè non dimen­tichi­amo mai che dob­bi­amo garan­tire la cena anche in caso di piog­gia; ciò nonos­tante cre­do che sul ponte più di metà siano valeg­giani. Invece il sup­por­to del­l’am­min­is­trazione comu­nale è sta­to con­sis­tente solo nei pri­mi anni con la creazione di attac­chi per luce e gas. Infine il bilan­cio, inter­no all’as­so­ci­azione, copre le spese, anche di pro­mozione, quelle delle asso­ci­azioni che col­lab­o­ra­no, oltre ad asseg­nare una quo­ta in benef­i­cen­za». Net­to è invece il giudizio sui ris­tora­tori che han­no abban­do­na­to la man­i­fes­tazione, tre su una trenti­na. Ad essi è sta­ta com­mi­na­ta una «sanzione» con l’in­nalza­men­to del­la quo­ta asso­cia­ti­va da tre­cen­to a mil­letre­cen­tocinquan­ta euro. «Ci sti­amo impeg­nan­do tut­ti», con­tin­ua Verone­si, «e lo fac­ciamo nel nome di tut­ta la ris­torazione valeg­giana. Chi si sot­trae ci costringe a sforzi ulte­ri­ori e gode comunque dei ben­efi­ci d’im­mag­ine, per cui rite­ni­amo gius­to chiedere loro un con­trib­u­to ulte­ri­ore». Gabriele Bertaio­la, uno dei ris­tora­tori fuo­rius­ci­ti dal­la man­i­fes­tazione, lo pagherà: «Riconosco che creo un dan­no e d’al­tra parte per me è dif­fi­cile dividere in due il mio staff per la cena sul ponte e soprat­tut­to far­lo ogni anno vis­to che all’inizio ques­ta fes­ta dove­va essere molto più dilui­ta nel tem­po». Si sta con­cretiz­zan­do anche il prog­et­to, per la rete La7, di una fic­tion tele­vi­si­va sui per­son­ag­gi del­la leggen­da del «Nodo d’amore». Il set cin­e­matografi­co, che richiederà molte com­parse, per­me­t­terà così a molti di rian­dare al lon­tano 1953, quan­do Luchi­no Vis­con­ti girò in ques­ta zona ed in par­ti­co­lare a Borghet­to alcune sequen­ze di «Sen­so». Per l’oc­ca­sione ver­ran­no col­lo­cate sul castel­lo delle scenografie mobili che si vor­rebbe poi rimanessero per dare un’idea di come fer­ve­va la vita al suo inter­no nel medioevo.