Singolare incontro domani sera nella sala consiliare di Garda con tre intellettuali: Carlo Sini, Luciano Balzan e il tedesco Bernd Kraske.Sotto i riflettori le degenerazioni contemporanee.

Filosofia e bellezza contro l’arroganza scientifica

24/08/2001 in Avvenimenti
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Di Luca Delpozzo
Angelo Peretti

Le tappe del­la sto­ria dell’uomo sono scan­dite da idoli. Inven­tati nel ten­ta­ti­vo di per­fezionare la conoscen­za umana. E fra i tan­ti idoli, ci sono oggi quel­li del­la scien­za, che sem­bra pot­er tut­to, sal­vo affrontare fre­quen­ti, pre­cip­i­tose marce indi­etro: muc­ca paz­za e far­ma­ci sospet­ti sono temi di cronaca. Abbi­amo armi per difend­er­ci? Sì, e fra queste la filosofia e la bellez­za. Se ne par­lerà nel cor­so di una tavola roton­da domani sera, alle 21, pres­so la sala con­sil­iare del munici­pio, sul lun­go­la­go. Pro­tag­o­nisti sono Car­lo Sini, uno dei più noti filosofi ital­iani, e poi Luciano Balzan, docente di filosofia all’ dell’Aquila, e Bernd Kraske, diret­tore dei musei del­la Ger­ma­nia del nord. A far­si pro­motrice del­la quan­to meno sin­go­lare inizia­ti­va (par­lare di filosofia nel pieno del­la sta­gione tur­is­ti­ca non è fre­quente in riva al Bena­co) è la «Bot­te­ga d’Arte», l’istituzione fon­da­ta a Gar­da dal pit­tore Toni Fer­to­nani. Lo stes­so cena­co­lo artis­ti­co che è impeg­na­to in questi giorni in una splen­di­da col­let­ti­va pres­so il palazzet­to delle espo­sizioni adi­a­cente al munici­pio. Sino al 6 set­tem­bre sono esposte opere di Ser­gio Capelli­ni, Toni Fer­to­nani, Vini­cius Pradel­la e Gior­gio Scara­to, scul­tore il pri­mo, pit­tori gli altri tre, tut­ti molto noti nel panora­ma artis­ti­co scaligero. Fer­to­nani, fonda­tore del­la «Bot­te­ga d’Arte», glo­be­trot­ter fra il lago e Rio de Janeiro, è il pro­mo­tore del­la col­let­ti­va, che ha rice­vu­to il sosteg­no del Comune di Gar­da e dell’amministrazione provin­ciale di Verona. Ma tor­ni­amo alla tavola roton­da di domani sera sul­la filosofia e la bellez­za. Il tema del con­ver­sare sarà: «La bellez­za, des­ti­no dell’uomo». «Tut­to ciò che esiste e con cui abbi­amo con­tat­ta­to », ci dice al tele­fono il pro­fes­sor Balzan, « si può trasfor­mare in bellez­za. Noi stes­si siamo nati da un sor­riso. Lo por­ti­amo con noi mal­gra­do non ci pen­si­amo. È un des­ti­no che ci accom­pa­gna. Un’esposizione d’arte o una con­ver­sazione filosofi­ca pos­sono cos­ti­tuire delle spinte a pren­derne conoscen­za». E di sti­moli in questo sen­so l’incontro garde­sano dovrebbe fornirne parec­chi. Non fos­se altro per la pos­si­bil­ità di avvic­inare uno dei più sen­si­bili pen­satori dei nos­tri giorni: Car­lo Sini. Ordi­nario di filosofia teo­ret­i­ca all’Università statale di Milano, Sini è anche col­lab­o­ra­tore alle pagine cul­tur­ali del « Cor­riere del­la Sera» e dell’« Unità. » Ha recen­te­mente pub­bli­ca­to pres­so l’editore Corti­na «Gli idoli del­la conoscen­za», un libro che soll­e­va gran­di inter­rog­a­tivi sulle nos­tre pratiche conosc­i­tive. «Mai come oggi bisognerebbe adop­er­ar­si — dice­va Sini in un’intervista sull’« Avvenire » poco meno di un anno fa — a una genealog­i­ca ricostruzione di come siamo arrivati fin qui. Il mon­do dell’oggettività sci­en­tifi­ca pen­sa­ta dagli scien­ziati rischia di strut­turar­si come una super­stizione». «Il peri­co­lo», aggiunge­va Sini, « con­siste nell’affermazione di una sor­ta di multi­nazionale del­la super­stizione occi­den­tale, rap­p­re­sen­ta­ta dal­la tec­no­scien­za, che gestisce la ver­ità con effet­ti dev­as­tan­ti. Se almeno tut­ti fos­sero feli­ci e con­tenti, ben ven­ga la super­stizione… Ma non è così». Ce ne ren­di­amo con­to ogni vol­ta che un ido­lo s’infrange. Con l’aiuto e lo sti­mo­lo, mag­a­ri, pro­prio del­la bellezza.

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