A un anno e mezzo dal terremoto del 2004, un anno dopo l’inizio dei lavori, la struttura torna all’antico splendore. Ieri è iniziato il trasloco di alcuni Uffici pubblici. L’attività riprenderà tra due settimane

Finiti i restauri del Palazzo comunale

06/06/2006 in Attualità
Di Luca Delpozzo
Sergio Zanca

Ieri mat­ti­na a Salò è com­in­ci­a­to il traslo­co degli uffi­ci comu­nali. Final­mente si ritor­na nel­lo splen­di­do Palaz­zo sul lun­go­la­go, abban­do­na­to nei giorni suc­ces­sivi al ter­re­mo­to del 24 novem­bre 2004, e rimes­so a nuo­vo dal­l’im­pre­sa Berto­la­sio di Tig­nale, con un inter­ven­to dura­to esat­ta­mente un anno (dal giug­no 2005 fino a oggi). La dit­ta Corte­si, spe­cial­iz­za­ta in traslochi, ha inizia­to a cari­care sui camion (e a trasportare) carte, fal­doni, tavoli, arma­di e com­put­er del Demanio, Ragione­r­ia, Trib­u­ti, Econo­ma­to, che per un anno e mez­zo ave­vano trova­to ospi­tal­ità nel­l’au­di­to­ri­um del­l’Is­ti­tu­to tec­ni­co «Bat­tisti», in piaz­za Bezzec­ca (rimar­ran­no tut­ti chiusi fino al 13 giug­no). Dal 12 al 16 giug­no toc­cherà a , Pub­bli­ca istruzione, Cul­tura e sport, che entr­eran­no a piano ter­ra del­l’ed­i­fi­cio ristrut­tura­to, assieme al book shop, segui­to in modo accu­ra­to da Gigi Goz­za, con i lib­ri ded­i­cati al e din­torni: un’au­t­en­ti­ca vet­ri­na sot­to il por­ti­ca­to. L’Ana­grafe, invece, dovrà pazientare. Rimar­rà infat­ti nel­l’au­di­to­ri­um, in atte­sa del­l’ul­ti­mazione del recu­pero del­l’ex Liceo, in via Fan­toni, dove andrà a finire tra un paio di mesi, assieme ai Vig­ili urbani. Per quan­to riguar­da gli uffi­ci accolti nel­la palazz­i­na del­la Tele­com, a cen­to metri di dis­tan­za dal «Bat­tisti», si è par­ti­ti col mate­ri­ale dei Lavori pub­bli­ci (chiusi al pub­bli­co dal 5 al 16 giug­no), per con­tin­uare con Edilizia Pri­va­ta, Urban­is­ti­ca, Com­mer­cio, Per­son­ale e Uffi­cio sis­ma (dal 9 al 16). Al pri­mo piano: la sala del con­siglio, le stanze del sin­da­co, del seg­re­tario, del­la giun­ta. Al sec­on­do tro­ver­an­no pos­to anche il locale per le riu­nioni, for­ni­to di postazione video, e il Grup­po di azione locale, cos­ti­tu­ito dalle due comu­nità mon­tane (Valle Sab­bia, Alto lago) e da oper­a­tori pub­bli­ci e pri­vati per val­oriz­zare il ter­ri­to­rio attra­ver­so il sosteg­no a inizia­tive cul­tur­ali, impren­di­to­ri­ali e di ricer­ca. Fra un paio di set­ti­mane l’at­tiv­ità a Palaz­zo ripren­derà quin­di a pieno regime. Il fab­bri­ca­to sul lun­go­la­go deri­va dal­l’u­nione di due edi­fi­ci costru­iti in epoche diverse: il lato ovest nel 1386, quel­lo a est (ver­so piaz­za del­la Vit­to­ria, conosci­u­ta per l’im­bar­cadero) nel 1524. Gli stori­ci con­cor­dano nel ritenere che il prog­et­tista sia sta­to l’ar­chitet­to Sanso­vi­no, il cui vero nome era Jacopo Tat­ti. Dopo il ter­re­mo­to del 1901 fu com­ple­ta­mente ried­i­fi­ca­to, e inau­gu­ra­to l’8 set­tem­bre 1906. E il prossi­mo 8 set­tem­bre, a dis­tan­za di cen­to anni, ver­rà uffi­cial­mente taglia­to il nas­tro per il restau­ro appe­na ulti­ma­to (man­cano solo pic­coli lavori di fini­tu­ra e gli allac­cia­men­ti). L’in­ter­ven­to è costa­to tre mil­ioni e 600 mila euro, di cui due mil­ioni e 300 mila ero­gati dal­la come con­trib­u­to a fon­do per­du­to. Il resto, un mil­ione e 300 mila, è giun­to dal­la Reale Assi­cu­razione. Mer­i­to del diret­tore gen­erale, Giuseppe Iovene, che alcu­ni anni fa mod­i­ficò le polizze, chieden­do alle com­pag­nie di intro­durre il ris­chio ter­re­mo­to. Han­no fir­ma­to il prog­et­to, garan­ten­do inoltre il con­trol­lo quo­tid­i­ano dei lavori, l’ar­chitet­to Anna Gat­ti, respon­s­abile del­l’Uf­fi­cio tec­ni­co, e il geome­tra Ange­lo Del Miglio, con la col­lab­o­razione di Pao­lo Beschi, del­lo stu­dio Techne di Bres­cia e del­l’ingeg­nere Gian­ni Zilet­ti. «L’im­mo­bile è sta­to miglio­ra­to dal pun­to di vista sis­mi­co — spie­ga il fun­zionario Flavio Casali -. La parte strut­turale ese­gui­ta (tiran­ti, tira­fon­di e reti­co­lari, inser­i­ti nelle mura­ture e a liv­el­lo di solai, poi ricop­er­ti dai pavi­men­ti) non è vis­i­bile. A liv­el­lo architet­ton­i­co non ci sono state mod­i­fiche di prospet­ti, piante o altezze. Le par­ti­ture dei locali han­no man­tenu­to le loro dimen­sioni orig­i­nali, e l’ap­par­ta­men­to del cus­tode (che ha traslo­ca­to altrove, ndr), rica­va­to negli anni Ses­san­ta, è sta­to ripor­ta­to alla vec­chia con­for­mazione, in modo da ripro­porre l’a­trio del piano sot­tostante». Oltre al restau­ro di un affres­co di Ange­lo Lan­di, sot­to il sof­fit­to del­lo scalone d’onore, e la pala di Gio­van­ni Andrea Bertan­za nel salone con­sil­iare, sono sta­ti risa­nati un sof­fit­to a cas­set­toni, di epoca veneziana, motivi lib­er­ty e numerose dec­o­razioni, ricop­erte dagli intonaci nel cor­so dei sec­oli. Nel­l’ed­i­fi­cio tro­ver­an­no col­lo­cazione anche i mobili che era­no rimasti all’Asl: cas­set­toni, tavoli, scrivanie e divani.