Per Paolo Matteotti e Pietro Bertoldi si tratta di un compromesso accettabile

Fino a sei cavalli per pescare con la tirlindana

11/11/2001 in Avvenimenti
Di Luca Delpozzo

Dopo 18 anni di con­dan­na a remare e bas­ta, la pic­co­la pat­tuglia dei pesca­tori di lago potrà tornare, fra una venti­na di giorni, al motore: pic­co­lo, sei cav­al­li al mas­si­mo, ma suf­fi­ci­en­ti per la bisogna. La legge è pas­sa­ta in con­siglio provin­ciale: quindi­ci giorni dopo la pub­bli­cazione sul bol­let­ti­no diven­ta esec­u­ti­va. Il testo rical­ca il dis­eg­no di legge pre­sen­ta­to da Ner­io Gio­vanazzi e Pao­la Vici­ni Con­ci, approva­to in com­mis­sione e ritoc­ca­to dal­l’asses­sore Grisen­ti che ne è il pre­sen­ta­tore. Le mod­i­fiche rispet­to al divi­eto isti­tu­ito dell’ 83 riguardano i pesca­tori muni­ti di licen­za B res­i­den­ti nei comu­ni riv­ieraschi (Tor­bole, Riva e Moli­na) che potran­no usare lib­era­mente un fuori­bor­do fino a 6 cav­al­li per le loro uscite sul Gar­da trentino.La fas­cia pro­tet­ta viene ridot­ta dai 500 metri ai 300 in vig­ore sul resto del lago, e dovrà essere attra­ver­sa­ta per­pen­di­co­lar­mente sec­on­do il per­cor­so più breve da e per l’ormeg­gio. I sub che s’im­mer­gono dal­la riva, non han­no più l’ob­bli­go di essere segui­ti da una bar­ca appog­gio: bas­ta il pal­lon­ci­no gal­leg­gian­mte a seg­nalare la loro pre­sen­za. Infine viene ritoc­ca­ta anche la nor­ma­ti­va sui cab­i­nati con motore ausil­iario: in sostan­za potran­no usare il motore in caso di neces­sità. Res­ta affi­da­ta ad un suc­ces­si­vo provved­i­men­to di com­pe­ten­za del­l’is­pet­tora­to di por­to, il com­pi­to di chiarire che cosa s’in­ten­da per assen­za di ven­to. Le inter­pre­tazioni diver­gen­ti fra con­trol­lati e con­trol­lori han­no ali­men­ta­to in pas­sato qualche incom­pren­sione: per­al­tro facile da chiarire con la sem­plice intro­duzione d’un lim­ite chiaro. L’asses­sore Grisen­ti, pri­ma del dibat­ti­to in aula, ha ven­ti­la­to la pos­si­bil­ità che ven­ga isti­tu­ito un ispet­tora­to di por­to a Riva. Attual­mente l’u­ni­co organ­is­mo di questo genere è a Tren­to, con com­pe­ten­za su tut­ti gli spec­chi d’ac­qua del­la provin­cia. Riva ambisce da anni ad un’au­tono­mia che le carat­ter­is­tiche e le dim­snioni del Gar­da sem­bra­no legit­ti­mare: ques­ta potrebbe essere la vol­ta buona. Pao­lo Mat­teot­ti e Pietro Bertol­di, ambi­en­tal­isti da sem­pre, schierati il pri­mo nel­la Margheri­ta il sec­on­do nei Ver­di, esp­ri­mono una mod­er­a­ta sod­dis­fazione per i ritoc­chi che sono rius­ci­ti a strap­pare gra­zie ai rispet­tivi rap­p­re­sen­tan­ti in provin­cia, Moli­nari e Berasi, al testo Gio­vanazzi licen­zi­a­to in com­mis­sione. Di com­pro­mes­so si trat­ta pur sem­pre, fra l’ide­ale stop gen­er­al­iz­za­to ed asso­lu­to all’u­ti­liz­zo di qualunque motore (com­pre­si i grossi moto­scafi di servizio pub­bli­co) e la richi­este sem­pre più pres­san­ti del popo­lo dei dilet­tan­ti che non riescono a capire quale trage­dia pos­sa mai provo­care al lago un motori­no di poca poten­za, sostanzial­mente silen­zioso, capace di far scivolare una bar­ca da cinque, sei metri con la sua tir­l­i­dana al segui­to. Però com­pro­mes­so onorev­ole, pro­prio per la leg­gerez­za del­la con­ces­sione, atten­ta alle esi­gen­ze di sal­va­guardia del­lo spec­chio lacus­tre. Molto più esplici­ta la sod­dis­fazione di Gian­car­lo Angeli­ni e di Adol­fo Pel­liz­zari e Alber­to Rania, rispet­ti­va­mente pres­i­dente e seg­re­tario del club Ami­ci del­la Tir­lin­dana. Fra tut­ti han­no spe­so anni d’im­peg­no per ottenere la revi­sione del­la nor­ma­ti­va dell’ ’83, vara­ta a loro parere sul­l’on­da d’un ambi­en­tal­is­mo mal­in­te­so, mala­to di scarsa conoscen­za del fenom­e­no e di populismo.