Funziona il servizio che consente alle mamme di partorire in anonimato e di garantire ai loro bambini una vita serena in una nuova famiglia

Fiori bianchi per la piccola adottata

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Di Luca Delpozzo
Giuditta Bolognesi

«Sta bene ed è in una splen­di­da famiglia». Sono queste le uniche notizie che è dato sapere del­la pic­co­la venu­ta alla luce alcune set­ti­mane fa nel repar­to di oste­tri­cia del­la casa di cura Ped­er­zoli e data in adozione pochi giorni dopo la nasci­ta, sec­on­do la volon­tà espres­sa dal­la mam­ma. Una vicen­da a lieto fine, di quelle che aiu­tano a far bril­lare di più le luci di questo e a riscal­dare gli ani­mi spes­so tur­bati da una cronaca ben diver­sa e che par­la di bam­bi­ni get­tati ovunque per­ché non volu­ti o per­ché la madre o i gen­i­tori pen­sano o san­no di non poter­li accud­ire. Sto­rie di soli­tu­dine e dis­per­azione ma che, evi­den­te­mente, pos­sono avere un’altra con­clu­sione: la vicen­da del­la pic­co­la di Peschiera lo dimostra e, insieme a lei, quel­la degli altri neonati che in quest’anno han­no vis­su­to la stes­sa avven­tu­ra di essere, per così dire, mes­si al mon­do due volte. «In effet­ti è un po’ così; i nos­tri servizi si sono occu­pati in questi mesi di sette bam­bi­ni che le madri han­no deciso di non tenere con sé», spie­ga Pao­lo Giavoni, respon­s­abile dei servizi ter­ri­to­ri­ali dell’Ulss 22. «In ter­mi­ni prati­ci», con­tin­ua, «questo sig­nifi­ca che gli oper­a­tori accom­pa­g­nano queste mamme nel loro per­cor­so, sia san­i­tario che psi­co­logi­co; le aiu­tano a elab­o­rare l’inevitabile sen­so di lut­to che con­segue alla rin­un­cia di un figlio e una vol­ta con­stata­to che anche il o i gen­i­tori sono con­sapevoli e con­vin­ti del­la scelta di non pros­eguire la vicen­da gen­i­to­ri­ale, si atti­vano le pro­ce­dure nec­es­sarie per­ché il tri­bunale regionale dichiari l’adottabilità del neona­to». Un per­cor­so che in tut­to può richiedere non più di qualche giorno o set­ti­mana al mas­si­mo; tant’è che la famiglia adot­ti­va si reca in ospedale a pren­dere il pro­prio figlio o figlia. Così è sta­to anche nell’ultimo caso, il pri­mo ver­i­fi­catosi all’ospedale di Peschiera. «I nos­tri inter­ven­ti si rifan­no alla legge 184 del 1983, ovvero quel­la sug­li affi­di e le adozioni; dopo le espe­rien­ze che ci han­no coin­volto diret­ta­mente, abbi­amo deciso di lavo­rare alla stesura di un pro­to­col­lo ben defini­to», sot­to­lin­ea Giavoni, «in modo da uni­for­mare le pro­ce­dure da far seguire alle strut­ture ospedaliere e agli uffi­ci comu­nali del ter­ri­to­rio di nos­tra com­pe­ten­za». «Dal per­son­ale san­i­tario a quel­lo dei servizi dell’Ulss, dall’ufficio ana­grafe del Comune a quel­li com­pe­ten­ti del Tri­bunale di Venezia: a tut­ti va il nos­tro plau­so. Ques­ta è una chiara dimostrazione», com­men­ta il sin­da­co aril­i­cense , «di come si pos­sa giun­gere a risul­tati stra­or­di­nari con la col­lab­o­razione di tut­ti; e soprat­tut­to è un mes­sag­gio pos­i­ti­vo per le mamme in atte­sa, che devono sapere di pot­er con­tare sull’assistenza e il sup­por­to nec­es­sari ad affrontare ogni scelta lega­ta alla nuo­va vita che deve nascere, nel rispet­to dell’anonimato». Alla famiglia che ha adot­ta­to la pic­co­la nata a Peschiera l’amministrazione ha fat­to trovare in ospedale un maz­zo di fiori bianchi. «Ovvi­a­mente non abbi­amo potu­to né incon­trar­li né sapere anche solo come si chia­mano. Ma non pote­va­mo rin­un­cia­re ad esprimere loro il nos­tro più sin­cero e sen­ti­to augu­rio», spie­ga il sin­da­co, «per la vita di famiglia che li attende; una tes­ti­mo­ni­an­za di tut­to il bel­lo e il buono di cui può essere capace ques­ta nos­tra società».

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