Pubblicati i versi di Marisa Salodini

«Fiori di campo»: il dolore si supera attraverso la poesia

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Di Luca Delpozzo
Benedetta Mora

Per molti è una sog­na­trice, per altri è una roman­ti­ca. Ma lei, Marisa Salo­di­ni di Polpe­nazze, è sem­plice­mente una sig­no­ra con la pas­sione per la . Una poe­sia, la sua, che rac­con­ta del­la vita che si face­va una vol­ta, fat­ta di cose sem­pli­ci e di val­ori anco­ra sal­di, di ricor­di lon­tani e di for­ti nos­tal­gie, e che ora è pos­si­bile leg­gere in un pic­co­lo vol­ume dal tito­lo «Fiori di Cam­po». «In realtà — spie­ga Marisa Salo­di­ni — questo è il ter­zo libro che pub­bli­co. Quest’ul­ti­mo, però, è molto par­ti­co­lare, per­ché rac­coglie tutte le poe­sie che ho scrit­to fino­ra». La pas­sione del­la sig­no­ra Salo­di­ni per la poe­sia ha inizio da una ter­ri­bile dis­grazia. «Quan­do è venu­to a man­care mio mar­i­to — con­fes­sa la Salo­di­ni — mi è sem­bra­to di aver improvvisa­mente per­so tut­to; la voglia di andare avan­ti, il cor­ag­gio di credere di poter­cela fare da sola. Allo­ra, aver com­in­ci­a­to a met­tere per iscrit­to tutte le mie emozioni, i sen­ti­men­ti, i miei sta­ti d’an­i­mo, mi è servi­to per pot­er soprav­vi­vere a un così grande dolore». Incor­ag­gia­ta dai due figli già gran­di, la sig­no­ra Marisa ha com­in­ci­a­to così ques­ta ter­apia con­tro la sof­feren­za che la tor­men­ta­va; il risul­ta­to è una rac­col­ta di poe­sie in cui l’amore per il pro­prio paese, la bellez­za del­la natu­ra e la nos­tal­gia per il pas­sato sono i temi prin­ci­pali. «Dis­til­la­ta con parole sem­pli­ci, ma mac­er­a­ta e sub­li­ma­ta da una sot­tile mal­in­co­nia e dai val­ori essen­ziali del vivere quo­tid­i­ano — ha scrit­to nel­la breve pre­fazione al libro Gabriel­la Bottarel­li, poet­es­sa, esper­ta d’arte e scrit­trice per l’Archiv­io Artis­ti­co di Varese — la poe­sia del­la sig­no­ra Marisa, così inti­ma, così per­spi­cace, sarà per molti, come lo è sta­to per me, sicu­ra­mente un incon­tro felice». «Fiori di Cam­po» è in ven­di­ta nelle edi­cole «Cheti» e «Piera» di Polpe­nazze e nel­l’edi­co­la «Mini­ni» di Moni­ga.

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