Livio Parisi e Giorgio Gioco ricordano il poeta dialettale rivano

Floriani: il sapore della nostalgia

27/04/2003 in Avvenimenti
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Di Luca Delpozzo

Trentac­inque anni fa, come domani, si chi­ude­va in una stan­za del­l’ospedale civile la vita di Gia­co­mo Flo­ri­ani. Per farne memo­ria si sono mobil­i­tati due ami­ci del poeta dialet­tale rivano: Liv­io Parisi, già inseg­nante d’i­tal­iano all’Itc, autore d’un libro «El mag­nar de ‘sti ani», ossia la cuci­na trenti­na attra­ver­so la di Gia­co­mo Flo­ri­ani, e Gior­gio Gio­co, uno dei gran­di del­la ris­torazione ital­iana, veronese, tito­lare del 12 Apos­toli, artista a modo suo anche in ter­ri­tori esterni ai sapori del­la tradizione. Liv­io Parisi ha regala­to a Gior­gio Gio­co i cinque can­zonieri di Flo­ri­ani e lui ha affida­to ad una let­tera le emozioni che pro­va ogni vol­ta che scorre le pagine del­l’edi­zione cura­ta da Ric­car­do Maroni. Ecco­la: «Leg­go sovente Gia­co­mo Flo­ri­ani. Gli argo­men­ti trat­tati dal Poeta, il modo di esprimer­si in ver­si, la lin­gua rig­orosa­mente trenti­na ma soprat­tut­to lo spir­i­to con il quale l’au­tore nobili­ta la paro­la, mi regalano ondate di emozioni, di ricor­di, di sen­sazioni alle quali sono stret­ta­mente lega­to. Ho res­pi­ra­to, mi sono entrati nel­l’an­i­ma quei val­ori del­la vita che forse oggi non si usano più. Quei val­ori assor­biti al filò dalle voci dei vec­chi sag­gi di fon­do valle attorno alla fontana. Val­ori di cose sem­pli­ci alle quali era­no forte­mente rad­i­cati temen­do il super­fluo il quale oggi diven­ta indis­pens­abile. Ho assor­bito il rit­mo degli anni trenta, peri­o­do fer­tile del Poeta che ha offer­to argo­men­ti e ordig­ni per le sue bel­lis­sime poe­sie. Sen­to anco­ra il pro­fu­mo ris­tora­tore del camino che bru­cia leg­ni odor­osi che rin­fran­cano fisi­co e spir­i­to. Flo­ri­ani mi regala i tenui col­ori delle albe e l’in­cen­di­ar­si dei tra­mon­ti sulle vette. Mi fa sen­tire la musi­ca delle sortive, mi regala il bril­lare dei nevai. Gia­co­mo Flo­ri­ani potrebbe essere l’an­ti­do­to più effi­cace con­tro il logo­rio del­la vita mod­er­na, un ral­len­ta­tore del­la nos­tra veloc­ità, il Poeta diven­ta il tran­quil­lante del­l’an­i­ma. Con Flo­ri­ani vis­i­to la cese­ta in mon­tagna, el lac de Gar­da, vedo la lev­a­da del sol, le cà, l’èra piena de poiati, Gia­co­mo mi rac­con­ta dei ven­ti, degli inverni in mon­tagna, mi ricor­da il sapore dei fonghi e de le patate dopo quat­tro ore di cam­mi­no in una pic­co­la valle oltre i mille metri, mi fa sen­tire il pro­fu­mo delle gen­ziane, il sapore dei mir­tilli e dei lam­poni. Vole­vo stare un po’ in tua com­pag­nia. Flo­ri­ani mi ha tenu­to per mano.»

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