Tra gli obiettivi il miglioramento della mobilità e delle vie di accesso, la creazione di un marchio unico territoriale e l’inserimento del Garda tra i beni “Patrimonio dell’Umanità Unesco”

Forum del Garda 2016”: da Riva del Garda un appello corale alla gestione unitaria del lago e al suo sviluppo

11/05/2016 in Attualità
Di Redazione

Inter­es­sante e sti­molante dibat­ti­to quel­lo orga­niz­za­to dal Rotary Club di Riva del Gar­da all’hotel Du Lac et Du Parc di Riva del Gar­da alla pre­sen­za di un nutri­to parterre di rela­tori e degli asses­sori region­ali al tur­is­mo di Trenti­no (Michele Dal­lapic­co­la), Vene­to (Fed­eri­co Caner) e Lom­bar­dia (Mau­ro Paroli­ni), oltre che di numerosi sin­daci ed ammin­is­tra­tori locali.

I lavori sono sta­ti aper­ti dal pres­i­dente del locale Rotary Club, Ger­mano Berte­ot­ti, cui è segui­to il salu­to del sin­da­co rivano Adal­ber­to Mosan­er .

Più politi­ci gli inter­ven­ti dei tre asses­sori region­ali al tur­is­mo. Sec­on­do Michele Dal­lapic­co­la (Trenti­no) «noto con sod­dis­fazione che il Gar­da ha mostra­to la capac­ità di unire pae­sag­gio, tur­is­mo e agri­coltura di qual­ità e sem­pre più dovre­mo andare in ques­ta direzione». Per Fed­eri­co Caner (Vene­to) «il tema del­l’a­gri­coltura è fon­da­men­tale per­ché dob­bi­amo capire che esiste un retroter­ra fon­da­men­tale per i nos­tri prodot­ti enogas­tro­nomi­ci. Per il Vene­to, il Gar­da rap­p­re­sen­ta il 20% delle pre­sen­ze tur­is­tiche totali del­la regione e dob­bi­amo puntare a qual­i­fi­care ulte­ri­or­mente ques­ta risor­sa, ad iniziare dal “tur­is­mo slow””. Per Mau­ro Paroli­ni (Lom­bar­dia), «la nos­tra pri­or­ità è la via­bil­ità. Le gal­lerie di Gargnano rap­p­re­sen­tano un prob­le­ma fon­da­men­tale per la via­bil­ità sul lago. C’è l’im­peg­no del min­istro a real­iz­zare i lavori di costruzione delle nuove gal­lerie entro tre anni, obi­et­ti­vo dif­fi­cile ma rag­giun­gi­bile”.

Il Forum è poi entra­to nel vivo delle relazioni dei pro­tag­o­nisti del­la tavola roton­da. Del­l’i­den­tità garde­sana ha par­la­to Mau­r­izio Rossi­ni, ammin­is­tra­tore uni­co di Trenti­no Mar­ket­ing: «il Gar­da ci colpisce per le sue carat­ter­is­tiche e fin da pic­coli impar­i­amo a riconoscere il lago per la sua for­ma curiosa, e così avviene in tut­ta Europa. Il Gar­da è un luo­go che incu­rio­sisce e si decide di vis­i­tar­lo a pre­scindere dal­la local­ità di des­ti­nazione. Bisogna raf­forzare l’immagine del lago come “mar­ca ter­ri­to­ri­ale”.

A Fran­co Tode­sco, già pres­i­dente del­la Comu­nità del Gar­da, toc­ca fare il pun­to sulle infra­strut­ture: «sul Gar­da abbi­amo 22 mil­ioni di pre­sen­ze e i col­lega­men­ti ser­vono, ma alcune infra­strut­ture pos­sono essere degen­er­a­tive del sis­tema. Si pen­si alla Tav tra i vigneti del Lugana.

Francesca Sub­rizi e Fran­co Ottonel­li, rispet­ti­va­mente pre­side e docente del­l’is­ti­tu­to tur­is­ti­co “Bazoli Polo” di Desen­zano, han­no fat­to il pun­to sul­la for­mazione pro­fes­sion­ale del set­tore tur­is­ti­co: «l’al­ter­nan­za scuo­la-lavoro non è più un’opzione — ha sot­to­lin­eato Sub­rizi — ormai avviene per un min­i­mo di 400 ore, gra­zie agli impren­di­tori più illu­mi­nati del ter­ri­to­rio». Per Ottonel­li «il fat­tore umano è pri­or­i­tario in un’attività come quel­la lega­ta all’accoglienza che, se trascu­ra­ta, diven­ta pun­to di debolez­za. Una vol­ta gli oper­a­tori con­sid­er­a­vano un fas­tidio la for­mazione in azien­da. Adesso non è più così e la for­mazione inter­es­sa anche gli stes­si tito­lari per man­ten­er­si aggior­nati e al pas­so con le esi­gen­za del­la clien­tela che mutano di anno in anno».

«Per arrivare all’Unesco serve un inter­esse vero del­la gente — dice Mar­co Benedet­ti, pres­i­dente di InGar­da Spa — dovrem­mo iniziare a con­vin­cere anche i bam­bi­ni. Nelle Dolomi­ti non vedo grande parte­ci­pazione per il riconosci­men­to ottenu­to. Le code? Nes­sun tur­ista se ne lamen­ta, sono molto più atten­ti a quel­lo che ricevono, e il pas­s­aparo­la cos­ti­tu­isce anco­ra il 50% delle pre­sen­ze, a tes­ti­mo­ni­an­za di quan­to con­ti l’esperienza per­son­ale».

«Se chiedi­amo ad un tur­ista in vacan­za sul lago in quale regione si tro­va ci rispon­derà “nel Gar­da” — affer­ma Pao­lo Arte­lio, pres­i­dente uscente di Gar­da Uni­co e pres­i­dente del Con­sorzio Gar­da Vene­to — da un’al­tra ricer­ca emerge che ci sono 20 mil­ioni di tedeschi che anco­ra non ci conoscono e sono abbas­tan­za vici­ni. Pos­si­amo andare a “pren­der­li”, se siamo uni­ti».

Fran­co Ceri­ni, pres­i­dente del Con­sorzio Lago di Gar­da Lom­bar­dia e pres­i­dente entrante di Gar­da Uni­co, «è nec­es­sario puntare con deci­sione sulle politiche di mar­ket­ing comune e coin­vol­gere di più gli oper­a­tori del set­tore, per­ché un con­to è fare delle promesse, delin­eare dei sog­ni, e altro è man­ten­er­le. L’ospite è sem­pre più esi­gente e se non tro­va quan­to gli è sta­to promes­so ne rica­va una delu­sione che si tra­duce nell’abbandono del­la local­ità. Accoglien­za che deve riguardare anche il tur­ista dis­abile, per­ché ciò oltre ad essere un aspet­to dovu­to a tut­ti i cit­ta­di­ni, cos­ti­tu­isce un baci­no poten­ziale molto ril­e­vante».

La “garde­san­ità” tro­va la sua mas­si­ma espres­sione nell’appello acco­ra­to di Pier­lu­cio Cere­sa, Seg­re­tario Gen­erale del­la Comu­nità del Gar­da: «è nec­es­sario incen­ti­vare la mobil­ità su acqua, medi­ante un servizio di nav­igazione pub­bli­ca che coin­vol­ga non solo i tur­isti, ma anche e soprat­tut­to i res­i­den­ti. Serve un cam­bio di visione sia nel­la ges­tione che nel­la fruizione del servizio, facen­do del­la nav­igazione la met­ro­pol­i­tana del Gar­da. Ser­vono infra­strut­ture, come i parcheg­gi a ridos­so degli ormeg­gi, ma soprat­tut­to dob­bi­amo inve­stire in sen­si­bil­ità».

A portare la voce del­l’aero­por­to «Cat­ul­lo», una delle “porte” di acces­so al Gar­da, Enio Meneghel­li, a lun­go pres­i­dente del­l’Apt altog­a­rde­sana e attual­mente respon­s­abile mar­ket­ing dell’aeroporto scaligero: «Il Gar­da ha eccel­len­ze, ma oggi non è un’ec­cel­len­za. Non è luo­go dove si va per provare sen­sazioni garan­tite, non è anco­ra una “mar­ca”.

Sul tema dell’importanza del mar­chio ter­ri­to­ri­ale è inter­venu­to Man­fred Schweigkofler, respon­s­abile Des­ti­na­tion Man­age­ment di Dornier Con­sult­ing Inter­na­tion­al di Berli­no: “avere un mar­chio ter­ri­to­ri­ale cos­ti­tu­isce un fat­tore fon­da­men­tale per la conosci­bil­ità di un ter­ri­to­rio e per cer­ti­fi­carne la qual­ità, este­sa anche si prodot­ti che vi si real­iz­zano”.