Tutti a cena sul Baldo gli uomini in azzurro. Una serata in pieno relax tra battute, barzellette e canzoni

Forza Italia in ritiro a Tratto Spino

14/10/2003 in Attualità
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Di Luca Delpozzo
Stefano Joppi

Quat­tro pull­man di forzisti sul Monte . Di notte. Dall’Eurocongressi di Cavaion, dove han­no parte­ci­pa­to ad una tre giorni di for­mazione polit­i­ca con­clusa domeni­ca con l’intervento del min­istro Giu­liano Urbani, gli azzur­ri si sono river­sa­ti saba­to sera nel cen­tro dell’alto lago, forti­no rosso del­la Riv­iera degli Olivi, per salire in funi­via a Trat­to Spino. Meta la bai­ta dei For­ti, per una cena ad alta quo­ta dal­la regi­na del Bal­do: Flo­ra Menot­ti, da quarant’anni res­i­dente ai 1760 metri, cocuz­zo­lo che dom­i­na il . A guidare la comi­ti­va il coor­di­na­tore regionale Gior­gio Car­ol­lo con il pres­i­dente del con­sorzio funi­co­lare Giuseppe Ven­turi­ni, nelle vesti di cicerone. La fes­ta scat­ta poco dopo le 20 con l’arrivo degli auto­bus ai pie­di del­la stazione a valle del­la funi­via. All’ingresso, in atte­sa da una mezz’ora abbon­dante, il sin­da­co Giuseppe Lom­bar­di con­vin­to di rice­vere par­la­men­tari e asses­sori region­ali. Imbaraz­zo che lo assale al pari di Alber­to Scala di An e Pao­lo Chin­car­i­ni dei Ds, entram­bi del diret­ti­vo del con­sorzio funi­co­lare, al momen­to dell’apertura dei portel­loni dei pull­man. A mit­i­gare lo scon­cer­to e a scac­cia­re il cat­ti­vo pen­siero di ess­er cadu­to in un tranel­lo l’arrivo di carichi isti­tuzion­ali come il sot­toseg­re­tario all’economia Maria Tere­sa Armosi­no e il col­le­ga alle riforme isti­tuzion­ali Aldo Branch­er. Lun­go, dif­fi­cile ricor­dar­li tut­ti, l’elenco di onorevoli pron­ti a pren­dere pos­to nelle cab­ine rotan­ti che nel giro di un quar­to d’ora por­tano in vet­ta la chi­as­sosa comi­ti­va. È una ser­a­ta d’allegria dopo una gior­na­ta inten­sa di dis­cor­si, parole, con­fron­ti. La voglia di uscire dall’ufficialità, di abbat­tere le dis­tanze tra i vari ruoli di gov­er­no, di par­ti­to o pura mil­i­tan­za è forte e nasce spon­tanea. I pochi con la giac­ca e la cra­vat­ta sono i pri­mi a dare il la alla fes­ta, ad accen­dere i fuochi di una ser­a­ta da ricor­dare. La famiglia Menot­ti corre invece tra un tavo­lo e l’altro a servire in tavola. Per tut­ti polen­ta, gulasch e cer­vo. Non man­ca l’acqua sul Bal­do, ma soprat­tut­to il rosso che inizia a scor­rere nelle vene dei com­men­sali. La musi­ca la fa da padrona con la cop­pia Bichel — Pighi, rispet­ti­va­mente alla tastiera e alla voce. Un ruo­lo da ani­ma­tori ben presto esautora­to dalle incur­sioni al micro­fono dei vari politi­ci. I dis­cor­si seri las­ciano presto il tem­po che trovano, men­tre aumen­ta l’adrenalina in sala. Si pas­sa da una barzel­let­ta a una can­zone (tra le get­to­nate Io vagob­on­do dei Noma­di e Anco­ra, anco­ra ded­i­ca­ta a Bossi, Fini e Folli­ni). Sug­li scu­di il respon­s­abile alle comu­ni­cazioni Gior­gio Lainati e il col­le­ga Anto­nio Leone, vicepres­i­dente del grup­po azzur­ro alla Cam­era. Introdot­to dalle note di Gat­to Sil­ve­stro, Leone chia­ma in causa il dep­u­ta­to Frat­ta Pasi­ni (in sot­to­fon­do il refrain del­la Pan­tera rosa) pron­to a sve­lare come gra­zie al doppio cog­nome sia rius­ci­to a strap­pare l’orologio a Berlus­coni (evi­dente il richi­amo al rega­lo fat­to dal pres­i­dente di F.I ai par­la­men­tari più pre­sen­ti in aula). La cena si sur­riscal­da e la bion­da Armosi­no riven­di­ca il dirit­to delle donne a con­tare di più nel par­ti­to: per tut­ta rispos­ta partono le note di «Nove set­ti­mane e mez­zo». Qual­cuno invo­ca l’Apicella di turno. Sbu­ca invece Fer­nan­do Moran­do, pres­i­dente del­la Con­f­com­mer­cio di Verona, che per un quar­to d’ora si esi­bisce in un med­lay di can­zoni. Mez­zan­otte s’avvicina, l’ora del rien­tro scat­ta e a turni si scende a valle.

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