«Ridotto» il lungolago per aggirare gli ostacoli burocratici

Fra due giorni comincia lo scavo

03/03/2001 in Avvenimenti
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Di Luca Delpozzo

Il diri­gente del servizio strade del­la provin­cia, ingeg­n­er De Col, è sce­so ieri mat­ti­na a Riva per met­tere a pun­to gli ulti­mi det­tagli in vista del­l’avvio dei lavori per la costruzione del tun­nel fino a Sper­one, con­fer­ma­to per lunedì mat­ti­na. Gli uffi­ci del cantiere sono sis­temati alla casa Rossa, nel­la vec­chia can­toniera dismes­sa (han­no dovu­to fare in fret­ta e furia l’al­lac­cia­men­to alla fog­natu­ra e alla rete del metano); gli operai saran­no ospi­tati nel­l’ho­tel Excel­sior «req­ui­si­to» fino a luglio; la ricostruzione del­la mas­s­ic­cia­ta del­la vec­chia 45 bis strap­pa­ta dal­la frana è fatta.L’occasione è servi­ta all’asses­sore Mat­teot­ti per con­seg­nare al diri­gente provin­ciale, la sec­on­da edi­zione del prog­et­to del lun­go­la­go che la giun­ta vuole costru­ire col mate­ri­ale di risul­ta del­lo sca­vo. Su quest’­opera si sta gio­can­do un brac­cio di fer­ro con i fun­zionari tren­ti­ni che anco­ra non han­no mes­so nero su bian­co il nul­la-osta a scari­care den­tro il lago in modo da allargare d’u­na deci­na di metri il lun­go­la­go D’An­nun­zio. Per il fat­to che anco­ra non c’è la certez­za che i sas­si finis­cano nel lago, l’im­pre­sa pri­ma di met­ter­si a scav­are il tun­nel ha prete­so ‑ed ottenu­to- il per­me­s­so di tran­si­to dei camion attra­ver­so il cen­tro cit­tà: se potran­no scari­care nel lago tan­to meglio; in ogni caso non pos­sono rischiare di non sapere dove andare a buttare migli­a­ia di metri cubi di roc­cia smin­uz­za­ta o di ved­er­si fer­mare dal divi­eto di tran­si­to dei mezzi pesan­ti in cit­tà, i camion diret­ti a Ceole. L’as­sur­do è che per Limone non c’è prob­le­ma alcuno: la ha già con­ces­so di buttare sem­plice­mente nel lago, sen­za nem­meno la gius­ti­fi­cazione di costru­ire un’­opera di dife­sa spon­dale, tut­to il mate­ri­ale che vogliono. Il lago è lo stes­so, la roc­cia è la stes­sa: Bres­cia per­me­tte, Tren­to fa dif­fi­coltà, e di ordine squisi­ta­mente buro­crati­co. Infat­ti, sec­on­do la nor­ma­ti­va provin­ciale (evvi­va l’au­tono­mia) un cumu­lo di mate­ri­ale supe­ri­ore ai 20.000 metri cubi, deve con­sid­er­ar­si dis­car­i­ca: ma non può con­sid­er­ar­si dis­car­i­ca se non è com­pre­so nel piano provin­ciale delle dis­cariche: e sul lun­go­la­go rivano il piano non indi­vid­ua nes­suna dis­car­i­ca. Di qui l’e­si­gen­za d’u­na riduzione (provvi­so­ria) del prim­i­ti­vo prog­et­to che prevede­va l’al­larga­men­to del lun­go­la­go dal­lo scari­co del­la cen­trale alla casa Rossa. La richi­es­ta con­seg­na­ta a De Col è per il solo trat­to finale del lun­go­la­go, dal­la scalet­ta alla casa Rossa: così si evi­ta la clas­si­fi­cazione come dis­car­i­ca e si guadag­nano le set­ti­mane nec­es­sarie per sis­temare tutte le carte. L’uf­fi­cio com­pli­cazione cose sem­pli­ci non si smen­tisce mai.

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