Si è inaugurata alla Rocca di Riva un’importante rassegna dedicata ai principali luoghi di culto e alle testimonianze più significative ritrovate lungo l’arco alpino dalla tarda età del Bronzo alla romanizzazione.

Fra i reperti si segnalano le statue-stele di Arco

28/06/2000 in Storia
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Di Luca Delpozzo
Katia Toninelli

Si è aper­ta nei giorni scor­si, al civi­co del­la Roc­ca di Riva , la mostra inti­to­la­ta «Cul­ti nel­la preis­to­ria delle Alpi»: una rac­col­ta di reper­ti e doc­u­men­tazioni, arric­chi­ti dai ritrova­men­ti altog­a­rde­sani, lun­go l’arco alpino. Cir­ca 500 i reper­ti in mostra prove­ni­en­ti da diciot­to musei d’Austria, Ger­ma­nia, Liecht­en­stein, Svizzera e Italia. L’edizione rivana del­la mostra (lo scor­so anno allesti­ta a Bolzano) è sta­ta ampli­a­ta per evi­den­ziare ulte­ri­or­mente le tes­ti­mo­ni­anze tren­tine (50 i reper­ti aggiun­ti) e in par­ti­co­lare locali: dagli eccezion­ali rin­ven­i­men­ti delle stat­ue stele di Arco, ai reper­ti di San Mar­ti­no. «Cul­ti nel­la preis­to­ria delle Alpi» pro­pone un viag­gio ide­ale che esplo­ra gli aspet­ti ide­o­logi­ci, reli­giosi e cul­tur­ali delle popo­lazioni dal­la tar­da età del Bron­zo( XII-XI sec­o­lo a .C.) alla roman­iz­zazione (pri­mo sec­o­lo a.C.). La mostra, itin­er­ante, arriva­ta alla sua otta­va edi­zione, lo scor­so anno a Bolzano non ha però riscos­so uno strepi­toso suc­ces­so. «È una mostra dif­fi­cile da capire, di tipo tec­ni­co, set­to­ri­ale», spie­ga Umber­to Tec­chiati, diret­tore del Museo arche­o­logi­co di Bolzano, « ma non per questo meno impor­tante delle altre. Non si è potu­ta ospitare al Museo arche­o­logi­co, per questo è sta­ta un po’ penal­iz­za­ta. Cre­do che la Roc­ca di Riva del Gar­da sia invece un’adeguata sede per l’allestimento di tali reper­ti, e che riscuoterà, vis­to anche le attiv­ità orga­niz­zate, un mag­gior suc­ces­so». Impor­tan­ti e di un fas­ci­no qua­si sug­ges­ti­vo sono gli ogget­ti votivi, le immag­i­ni e le ricostruzioni dei luoghi di cul­to e delle poche iscrizioni retiche e venetiche, in quan­to rap­p­re­sen­tano «le chi­avi» con le quali l’archeologia ten­ta di pen­e­trare nel­la sfera imma­te­ri­ale del­la vita di uomi­ni e donne, che non han­no las­ci­a­to memo­ria scrit­ta di sé e del­la pro­pria visione del mon­do ter­reno e ultra­ter­reno. Ven­gono così indi­vid­u­ate le prin­ci­pali carat­ter­is­tiche for­mali del cul­to, ripro­poste in sequen­za nel­la mostra, come ad esem­pio i luoghi votivi legati alle vette quin­di riv­olti alle divinità, ma che assumono poi anche una valen­za di carat­tere sociale e che diven­gono pun­ti di rifer­i­men­to. La mostra, nata su inizia­ti­va dell’Ufficio Beni Arche­o­logi­ci del­la Provin­cia autono­ma di Tren­to, oltre ad essere sta­ta arric­chi­ta di mate­ri­ali e dati sci­en­tifi­ci rel­a­tivi al Trenti­no, sarà affi­an­ca­ta per tut­ta la sua dura­ta (all’interno del Museo ma anche sul ter­ri­to­rio provin­ciale) da numerose man­i­fes­tazione rel­a­tive al tema. « Cul­ti nel­la preis­to­ria delle Alpi si pres­ta ad essere vis­i­ta­ta da un pub­bli­co vas­to», sot­to­lin­ea Pao­lo Bellintani, che ha cura­to l’allestimento del­la mostra nel­la cit­tad­i­na rivana, « in quan­to, attorno ad essa, sono state orga­niz­zate diverse attiv­ità, sia riv­olte ai bam­bi­ni o ai ragazzi (per­cor­si estivi e lab­o­ra­tori didat­ti­ci) sia agli adul­ti. In pro­gram­ma ci sono con­feren­ze, all’area arche­o­log­i­ca, ed anche cam­pagne di scavi e ricerche al Monte San Mar­ti­no. L’iniziativa in tal modo ha assun­to anche un aspet­to didat­ti­co». La mostra rimar­rà aper­ta fino al 30 novem­bre, con i seguen­ti orari: mart­edì ‑saba­to 9,30 — 18,30; domeni­ca 9,30 — 12; 14–17,.30. Lunedì chiu­so. Katia Toninelli

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