È successo nella notte tra martedì e mercoledì: viabilità rivoluzionata, la Gardesana resterà chiusa per giorni. Caduti 400 metri cubi di montagna causa disgelo

Frana a Tempesta, strada chiusa

06/04/2006 in Attualità
Parole chiave:
Di Luca Delpozzo
Stefano Joppi

Trage­dia sfio­ra­ta sul­la Garde­sana. Una frana di vaste dimen­sioni si è improvvisa­mente stac­ca­ta dal ver­sante mon­tu­oso nel­la notte di ieri, in local­ità Tem­pes­ta, poco dopo l’Hotel Vil­la Bel­la, in ter­ri­to­rio trenti­no, a non più di un chilometro dall’ultimo lem­bo di ter­ra veronese. Attorno all’una di notte dal­la mon­tagna che sovras­ta la litoranea una quan­tità impres­sion­ate di mas­si e ter­ra, cir­ca 300–400 metri cubi di mate­ri­ale, si è river­sa­ta sull’arteria di scor­ri­men­to ostru­en­do la sede stradale lun­go un fronte di cir­ca trenta metri. Per for­tu­na in quel momen­to nes­suno mez­zo tran­si­ta­va evi­tan­do così quel­la che pote­va essere una vera trage­dia. Basti solo immag­inare cosa pote­va suc­cedere se la frana fos­se cadu­ta in pieno giorno, lun­go un trat­to di stra­da par­ti­co­lar­mente traf­fi­ca­to, pro­prio ora che le vacanze pasquali sono alla por­ta e la sta­gione tur­is­ti­ca è già avvi­a­ta. Le con­seguen­ze del­la frana sono quin­di rimaste, per for­tu­na, solo col­le­gate e cir­co­scritte alla via­bil­ità con la Garde­sana che rimar­rà inter­rot­ta per un paio di giorni, il tem­po nec­es­sario per sgom­brare il man­to stradale dai detri­ti e rimet­tere in sicurez­za la zona con le oper­azioni di sgag­gio già avvi­ate nelle prime ore di ieri.Di fat­to, per rag­giun­gere in auto Tor­bole o i cen­tri riv­ieraschi tren­ti­ni, sarà nec­es­sario in questi giorni imboc­care la statale 12 del­la Val­dadi­ge oppure una vol­ta a Mal­ce­sine imbar­car­si sul traghet­to, in parten­za da Por­to Retelino, per poi sbar­care a Riva del Gar­da. «È impres­sio­n­ante la quan­tità e il peso dei sas­si cadu­ti sul­la Garde­sana», affer­ma Gian­fran­co Pran­di­ni del­la di Mal­ce­sine, «non oso immag­inare se uno solo di quei mas­si fos­se fini­to sul tet­to di qualche auto di pas­sag­gio, sarebbe sta­to un dis­as­tro». Ma quali le cause e, soprat­tut­to, si pote­va pre­venire un sim­i­le smot­ta­men­to? Sono queste le domande che nel­la gior­na­ta di ieri tec­ni­ci, forze dell’ordine, ammin­is­tra­tori e sem­pli­ci curiosi si ponevano. Tan­to più che il tem­po in questi ulti­mi giorni non è sta­to par­ti­co­lar­mente clemente. «È vero, non si può dire che la causa sia sta­ta la piog­gia», riprende Pran­di­ni che conosce il Monte Bal­do come le sue tasche, «si è trat­ta­to molto prob­a­bil­mente di un fenom­e­no col­le­ga­to al dis­ge­lo, una situ­azione non anom­ala per la nos­tra mon­tagna come dimostra­no anche gli episo­di del recente pas­sato». Nel­la gior­na­ta di ieri a Tem­pes­ta era­no pre­sen­ti anche i tec­ni­ci del­la Provin­cia di Verona nonos­tante le com­pe­ten­ze ter­ri­to­ri­ali siano del­la Provin­cia autono­ma di Tren­to e di Vene­to Strade che ha in ges­tione la stra­da Garde­sana. «Il nos­tro è un puro sopral­lu­o­go per vedere l’entità del­la frana ma soprat­tut­to per una ulte­ri­ore ver­i­fi­ca di alcune zone del­la mon­tagna cir­costante dove abbi­amo già avvi­a­to dei prog­et­ti di sta­bi­liz­zazione», affer­ma l’ingegnere Arman­do Lorenzini.

Parole chiave: