Due progetti per la valorizzazione dell’area naturale, sfruttando i finanziamenti europei La protezione del laghetto deve diventare un volano economico

Frassino, più turismo verde

Di Luca Delpozzo
Eugenio Cipriani

Il laghet­to del Frassi­no fra tutela intel­li­gente e tur­is­mo verde, in par­ti­co­lare a scopo didat­ti­co. Sono questi i poli per la val­oriz­zazione di ques­ta bel­lis­si­ma area nat­u­rale, che è sta­ta al cen­tro di due inizia­tive pro­mosse dal­la Provin­cia, col­le­gate fra loro sia dal pun­to vista ambi­en­tale e geografi­co per­ché real­iz­zate entrambe dal­la soci­età di stu­di Alba­tros, già autrice in pas­sato di una ricer­ca sui ger­mani reali del Gar­da. La pri­ma con­siste nel­la pub­bli­cazione del vol­ume «Action plan», un det­taglia­to piano d’azione per le zone umide mon­tane e pede­mon­tane che inter­es­sa tre province (Verona, Tren­to e Bolzano) e che inter­es­sa per il ter­ri­to­rio veronese il bas­so Gar­da e il laghet­to del Frassi­no. Un lavoro di ampio respiro, attra­ver­so il quale sarà più agev­ole, in futuro, avan­zare alla Comu­nità euro­pea richi­este di finanzi­a­men­to per la ges­tione e la val­oriz­zazione a fini didat­ti­co-nat­u­ral­is­ti­ci, e quin­di anche per la pro­mozione del cosid­det­to «tur­is­mo verde», di alcune aree umide di ele­va­to val­ore ambi­en­tale. Il vol­ume, disponi­bile in 500 copie pres­so gli uffi­ci del Set­tore Fau­nis­ti­co Ambi­en­tale, ver­rà dis­tribuito ai Comu­ni del­la Provin­cia (in spe­cial modo alle bib­lioteche) e alle scuole che orga­niz­zano escur­sioni didat­tiche nelle aree umide in ques­tione. Con­cerne invece in maniera più diret­ta la ges­tione del ter­ri­to­rio la sec­on­da inizia­ti­va volu­ta dal Set­tore Fau­nis­ti­co Ambi­en­tale e riguardante il laghet­to del Frassi­no. «L’ultimazione di questo stu­dio sul Frassi­no — spie­ga l’ittiologo del­la Provin­cia, Ivano Con­for­ti­ni — ci per­me­tte non solo di miglio­rare, assieme a Vene­to Agri­coltura, l’attuale ges­tione e tutela di questo biotopo, ma anche di accedere a quei finanzi­a­men­ti europei che ci saran­no nec­es­sari per attuare tut­ti quegli inter­ven­ti essen­ziali per garan­tire la migliore con­ser­vazione pos­si­bile a questo ambi­ente che, specie per quan­to riguar­da la fau­na anfib­ia e l’avifauna, è uno dei più impor­tan­ti siti umi­di a liv­el­lo nazionale». I nat­u­ral­isti del­la soci­età Alba­tros, Michele Cal­don­azzi e Clau­dio Tor­boli, han­no trac­cia­to le linee guide per la futu­ra ges­tione a tut­ti i liv­el­li. Linee che van­no dal­la tutela del­la fau­na (in par­ti­co­lar modo anfibi e uccel­li) a quel­la del­la veg­e­tazione lacus­tre e ripar­i­ale, e dal­la val­oriz­zazione a fini sci­en­tifi­ci e didat­ti­ci del lago alla manuten­zione dei canali e dei boschi cir­costan­ti, più oppor­tu­na affinché non si ver­i­fichi­no, anche involon­tari­a­mente, even­ti che in qualche modo pos­sano alter­are il del­i­ca­to equi­lib­rio del biotopo. «Lo scopo prin­ci­pale di questo stu­dio sul Frassi­no», spie­ga Tor­boli, «era la real­iz­zazione del piano di ges­tione con­te­nente non solo tutte le azioni indis­pens­abili ma anche la tem­p­is­ti­ca e la scala delle pri­or­ità d’intervento». Il lavoro, che è dura­to due anni e che ha com­por­ta­to oltre un centi­naio di gior­nate di lavoro in loco, si svilup­pa — ha evi­den­zi­a­to Cal­don­azzi — in tre direzioni: la ricer­ca sci­en­tifi­ca su flo­ra, fau­na ed eco­sis­te­mi, la pos­si­bil­ità di una val­oriz­zazione sul piano nat­u­ral­is­ti­co e didat­ti­co del sito e la val­u­tazione dell’impatto ambi­en­tale che qual­si­asi tipo delle attiv­ità ges­tion­ali pre­viste pos­sa pro­durre. «Sia nel­la real­iz­zazione del­lo stu­dio sul Frassi­no che nel­la stesura, real­iz­za­ta assieme ad altri stu­diosi delle province di Tren­to, Bolzano e Verona, del Piano d’azione per le zone umide mon­tane e pede­mon­tane», con­clude Cal­don­azzi, «non abbi­amo pro­pos­to di met­tere i sin­goli biotopi sot­to una cam­pana di vetro ma di svilup­par­li attra­ver­so linee di tutela che rap­p­re­senti­no anche un volano eco­nom­i­co per le popo­lazioni locali».