Il coro della chiesa venne colpito nel maggio del 1721 durante un furioso temporale mentre i frati erano raccolti in preghiera: non si spaventarono, continuarono la loro meditazione e l’incredibile episodio è descritto in una tavoletta votiva.

Fulmini sul santuario del Frassino

09/04/2002 in Storia
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Di Luca Delpozzo
Peschiera del Garda

Il cam­panile fu cen­tra­to nel 1855 e la scar­i­ca elet­tri­ca finì nell’organo dopo aver causato dan­ni ril­e­van­ti anche alla cupo­la Vis­to che il «ful­mine» dell’alta veloc­ità fer­roviaria vuole oggi inve­stire anche il San­tu­ario del Frassi­no, già in parte sfre­gia­to dal­la «Serenis­si­ma», viene qua­si spon­ta­neo per lo stori­co ram­mentare le aut­en­tiche mete­o­re che lo colpirono in pas­sato. Il 7 mag­gio 1721, i reli­giosi del Frassi­no si trova­vano occu­pati nel­la devota salmodia del coro. Intan­to il cielo a poco a poco si oscu­ra e si copre di neri nuvoloni accav­al­lan­tisi, men­tre un non inter­rot­to guiz­zar di lampi e rumoreg­gia­re di tuoni annun­cia un furioso tem­po­rale. I reli­giosi per nul­la atter­ri­ti con­tin­u­ano a lodare Iddio rac­colti nel­la preghiera e nel­la med­i­tazione. Quand’ecco un ful­mine con spire spaven­tose viene a scop­pi­are, con assor­dante fra­cas­so, nel coro medes­i­mo. I reli­giosi si guardano l’un l’altro in viso ester­refat­ti; ma fra la gen­erale mer­av­iglia, nes­suno di essi ave­va ripor­ta­to la min­i­ma offe­sa. Questo mira­co­lo viene rifer­i­to da una tav­o­let­ta voti­va — un dip­in­to del sec­o­lo XVIII — che rap­p­re­sen­ta i frati in preghiera, un ful­mine che scende guiz­zan­do dall’alto e, sul­lo sfon­do del coro, cir­con­da­ta di nuv­ole, la . Ma vi fu anche un’altra mete­o­ra. Il 27 otto­bre 1855, alle ore quat­tro antimerid­i­ane, un ful­mine ebbe a colpire il cam­panile del­la chiesa del Frassi­no. Ne investì la cupo­la, apren­dovi un largo foro, guastò nel dis­cen­dere un ango­lo del muro, spez­zan­do una cor­nice di mar­mo, pen­etrò nel coro (come quel­lo del 1721) e di là, passò nel­la can­to­ria e nell’organo pro­ducen­dovi ovunque dei dan­ni più o meno ril­e­van­ti.

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