Oltre 90 mila passeggeri nei primi due mesi di attività del nuovo impianto presieduto da Giuseppe Venturini In novembre il bando dei lavori per sala, self-service e palestra

Funivia, un «riparo» ad alta quota

14/09/2002 in Attualità
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Di Luca Delpozzo
Malcesine

A gon­fie vele. Inanel­la di giorno in giorno record sig­ni­fica­tivi la nuo­va funi­via che col­le­ga il cen­tro lacus­tre ai 1.760 metri di Trat­to Spino, Gia­rdi­no del Bal­do. L’impianto di risali­ta inau­gu­ra­to uffi­cial­mente il 24 luglio dal pres­i­dente Car­lo Azeglio Ciampi si dimostra, mai ce ne fos­se sta­to di bisog­no, una vera miniera d’oro in gra­do di dare un deciso impul­so al tur­is­mo dell’alto lago e alla mon­tagna veronese. Bas­tano alcu­ni dati raf­frontati allo stes­so peri­o­do dell’anno scor­so per capire come i 39 mil­iar­di di vec­chie lire spe­si per il rifaci­men­to del­la strut­tura funi­co­lare siano sta­ti un otti­mo inves­ti­men­to. In 41 giorni (dal 20 luglio al 30 agos­to) sono sal­i­ti sulle cab­ine rotan­ti 92.397 passeg­geri, con una media di 2.253 pre­sen­ze gior­naliere. In prat­i­ca 40.091 uten­ti in più rispet­to l’identico peri­o­do dell’estate del 2001. Incre­men­to sig­ni­fica­ti­vo anche per il trasporto di moun­tain- bike, un’ottantina al giorno con­tro le set­tan­ta scarse dell’anno scor­so. Dati d’alta quo­ta, che fotografano il suc­ces­so di una oper­azione con­dot­ta a ter­mine a tem­po di record, dieci mesi, da un con­sorzio d’enti pub­bli­ci com­pos­to dal­la Provin­cia, Comune di Mal­ce­sine e Cam­era di Com­mer­cio. Una vit­to­ria una vol­ta tan­to del­la soci­età pub­bli­ca sul pri­va­to con la dimostrazione, cosa non da poco, che si può portare a ter­mine un’opera faraon­i­ca sen­za accu­mu­la­re spaven­tosi ritar­di e sforare i bilan­ci di pre­vi­sione. Bastereb­bero solo queste con­sid­er­azioni per capire come dal giorno del­la ria­per­tu­ra del­la funi­via le quo­tazioni di Giuseppe Ven­turi­ni, pres­i­dente del con­sorzio funi­co­lare Mal­ce­sine- Monte Bal­do, siano spaven­tosa­mente balzate in alto. L’ex con­sigliere regionale, di fronte alla serie di com­pli­men­ti e apprez­za­men­ti che gli sono piovu­ti addos­so in questo peri­o­do, sfodera una maschera di gom­ma e indos­sa il saio d’umiltà. «Tut­to questo è mer­i­to di tante per­sone ed enti che han­no saputo fare squadra, creare sin­ergie vin­cen­ti e credere in un prog­et­to vin­cente», sostiene con­vin­to. Vici­no a lui due col­lab­o­ra­tori che non esi­ta a definire «pilas­tri insos­ti­tu­ibili»: il geome­tra Bologni­ni e Gian­fran­co Bor­to­lus­si, respon­s­abile del pro­ced­i­men­to dei lavori. «Han­no risolto assieme al sin­da­co di Mal­ce­sine Giuseppe Lom­bar­di, sem­pre al nos­tro fian­co, una miri­ade di pic­coli-gran­di prob­le­mi». Nei giorni del­la glo­ria Ven­turi­ni, da con­suma­to politi­co ripar­ti­to dopo un brus­co stop a metà anni Novan­ta, sta bene atten­to a non dimen­ti­care nes­suno. «La nos­tra for­tu­na (o mer­i­to, ndr ) è il cred­i­to di fidu­cia riscon­tra­to da parte dei soci del con­sorzio. Han­no cre­du­to nel nos­tro lavoro sen­za mai inter­ferire. Sen­za col­lab­o­razione tra Cam­era di com­mer­cio, sot­to la ges­tione pri­ma di Mas­si­mo Fer­ro e ora di Fabio Bor­to­lazzi, Provin­cia e Comune di Mal­ce­sine sarebbe sta­to davvero un dis­as­tro». È in vena di con­fi­den­ze (cal­co­late?) Ven­turi­ni, e rac­con­ta dell’aiuto deter­mi­nante avu­to dal sot­toseg­re­tario Aldo Branch­er: «L’estate scor­sa ci ha por­ta­to a Roma, dal min­istro Lunar­di, acceleran­do così i pas­sag­gi e le autor­iz­zazioni min­is­te­ri­ali per l’approvazione del prog­et­to di rifaci­men­to del­la funi­via. Abbi­amo guadag­na­to mesi preziosi, deci­sivi per riaprire l’impianto nei tem­pi pre­fis­sati». La funi­via è costa­ta, come già ricorda­to, 39 mil­iar­di di lire: 30 finanziati da un pool di banche (Cariverona capo fila dell’operazione, Ban­ca Popo­lare di Novara e Verona, San Pao­lo di Roma) men­tre nove mil­iar­di era­no sta­ti accan­to­nati nel cor­so degli anni dal Con­sorzio. Sol­di che dovran­no essere resti­tu­iti in 20 anni a par­tire dal 2003. «Dob­bi­amo anco­ra decidere se con tas­si d’interesse vari­abile attorno al 3,5 per cen­to oppure con tas­so d’interesse fis­so», fa notare Gian­fran­co Bor­to­lus­si pron­to a snoc­ci­o­lare delle pre­vi­sioni: «se man­te­ni­amo una media di 2.000 passeg­geri al giorno per 200 giorni all’anno arriv­i­amo ad incas­sare qua­si otto mil­iar­di e 800 mil­ioni di lire. Tolte le spese per il per­son­ale (26 dipen­den­ti), per l’ammortamento e per la ges­tione dell’impianto, riman­gono in cas­sa sol­di più che suf­fi­ci­en­ti per pagare sen­za affan­ni il mutuo». Una situ­azione finanziaria rosea che, tranne clam­orosi e impens­abili intop­pi di per­cor­so, può garan­tire al con­sorzio funi­co­lare d’investire anco­ra. In bal­lo, infat­ti, c’è la costruzione alla stazione a monte di Trat­to Spino di un mod­u­lo, sec­on­do la mor­folo­gia del ter­reno in cres­ta, des­ti­na­to alle attiv­ità di carat­tere tur­is­ti­co-com­mer­ciale. Cos­to dell’operazione cinque mil­iar­di, sem­pre di vec­chie lire. «Pen­si­amo di par­tire con il ban­do di con­cor­so nel mese di novem­bre», riprende Ven­turi­ni. Nel prog­et­to, oltre ad un bar ris­toro self-ser­vice è pre­vista una sala di accoglien­za per i tur­isti che potrà essere dota­ta di instal­lazioni mul­ti­me­di­ali per le trasmis­sioni di immag­i­ni a sfon­do cul­tur­ale. Non mancher­an­no i negozi, nei quali sarà pos­si­bile acquistare del Gar­da e del Monte Bal­do (olio, for­mag­gi), ma anche tut­ta una serie di gad­get. C’è poi l’interessamento da parte di pri­vati ad aprire un cen­tro fit­ness. L’idea è quel­la di vedere, fra qualche anno, la gente che sale sul­la funi­via a tar­da sera per andare a cena a Trat­to Spino. Avere a quo­ta 1.800 metri un luo­go vivo, in gra­do di dare impul­so all’economia e nel con­tem­po di fun­gere da con­fortev­ole luo­go di riparo per i tur­isti in caso di mal­tem­po. In questo modo si evi­ta anche l’affrettato rien­tro a valle del­la gente quan­do in cima al Bal­do il tem­po si guas­ta. Il risul­ta­to? Lunghe code, chi l’avrebbe mai det­to, per scen­dere a Malcesine.

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