Una mostra che, a cent'anni dalla pubblicazione del celebre Manifesto e a 76 dalla storica Esposizione Futurista di Palazzo Ducale, indaga i due movimenti evidenziandone analogie e divergenze.

Futurismo e Dada. Da Marinetti a Tzara.

07/12/2009 in Mostre
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Di Luca Delpozzo

Una mostra che inda­ga i due movi­men­ti evi­den­zian­done analo­gie e divergenze.Soprattutto queste ultime, dato che Futur­is­mo e Dada intrap­re­sero, ide­o­logi­ca­mente, strade diverse dal momen­to che Dada ancor più dras­ti­ca­mente si pone­va in con­trasto con la soci­età e con le tradizioni, fino a vol­er fare tab­u­la rasa di tutte le regole che fino allo­ra ave­vano cod­i­fi­ca­to la creazione artistica.Ma anche se si arrivò a una rot­tura tra futur­isti e dadaisti, numerosi furono gli ele­men­ti comu­ni e le occa­sioni di scam­bio: lo spir­i­to dis­sacrante, le ser­ate provo­ca­to­rie e irriv­er­en­ti, la volon­tà di “riv­o­luzione tipografi­ca”, l’u­so mas­s­ic­cio dei mezzi di comu­ni­cazione e delle riv­iste, la com­mistione tra generi tradizional­mente separati.Mantova, rispet­to alla sto­ria dei due movi­men­ti, ha un ruo­lo in qualche modo par­ti­co­lare, uni­co. La cit­tà fu, infat­ti, sede di uno dibat­ti­to intel­let­tuale con­dot­to per “organi di stam­pa”: da un lato le riv­iste edite da Somen­zi (che fu anche il prin­ci­pale pro­mo­tore del­la grande mostra futur­ista tenu­tasi a Palaz­zo Ducale nel 1933), che diven­ter­an­no il vero e pro­prio organo di stam­pa del movi­men­to marinet­tiano, e quelle pub­bli­cate da Fiozzi e Cantarel­li: “Pro­cel­lar­ia” (1917–1920) e l’u­ni­ca tes­ta­ta dadaista ital­iana, “Bleu” (1920–1921), real­iz­za­ta in col­lab­o­razione con Julius Evola.Intorno a queste fucine di pen­siero con­versero intel­let­tuali di val­ore e artisti, in prim­is lo stes­so Martinetti.E’ l’8 feb­braio del 1909 quan­do, in anticipo di qualche giorno rispet­to alla sua pub­bli­cazione uffi­ciale su “Le Figaro”, appare su “La Gazzetta di Man­to­va” il pri­mo man­i­festo del Futur­is­mo, fir­ma­to da Fil­ip­po Tom­ma­so Marinet­ti. A par­tire da quel­la data, il movi­men­to futur­ista si affer­ma pre­po­ten­te­mente sul­la rib­al­ta inter­nazionale del­la cul­tura e del­l’at­tual­ità, con le sue pro­poste di rin­no­va­men­to totale nel­l’am­bito del­la let­ter­atu­ra, del­la musi­ca, del teatro, del­la grafi­ca, di ogni cam­po del pen­siero e del vivere. Una poet­i­ca dif­fusa cap­il­lar­mente su tut­to il ter­ri­to­rio nazionale, gra­zie pro­prio ai man­i­festi, alle ser­ate sper­i­men­tali e provo­ca­to­rie, e all’in­ten­sis­si­ma attiv­ità edi­to­ri­ale ed espositiva.Mantova viene investi­ta in pieno dal ciclone futur­ista, con ser­ate, con­feren­ze, mostre e con la cos­ti­tuzione nel 1916 di un grup­po futur­ista, che sarà atti­vo fino al 1941, del quale fecero parte Gino Cantarel­li, Gio­van­ni Cen­na, Emil­iano Dio­bel­li, Aldo Fiozzi, Otel­lo Rebec­chi e Mino Somenzi.Tra le loro espe­rien­ze col­let­tive e indi­vid­u­ali — Somen­zi ad esem­pio, pri­ma di diventare gior­nal­ista di spic­co, fu a Fiume con Gabriele d’An­nun­zio — grande peso ebbe il rap­por­to di scam­bio e con­fron­to con altri grup­pi d’a­van­guardia europei: pri­mo tra tut­ti il grup­po Dada, appun­to, al quale li acco­munò la predilezione per l’u­so del­la paro­la, del­la e del seg­no come prin­ci­pale for­ma espressiva.La mostra del­la Casa del Man­teg­na rie­vo­ca ques­ta inten­sa pag­i­na di sto­ria e d’arte e lo fa riunen­do impor­tan­ti opere di pit­tura e grafi­ca del pri­mo e sec­on­do Futur­is­mo (da Marinet­ti fino a Bal­la, Boc­cioni, Bra­gaglia, Cangiul­lo, Car­rà, Con­ti, Depero e Munari), i cui temi ven­nero fat­ti pro­pri dagli artisti man­to­vani. Affi­an­cano queste opere, lib­ri, peri­od­i­ci, let­tere, fotografie, fil­mati, le riv­iste edite da Somen­zi, quelle pub­bli­cate da Fiozzi e Cantarel­li: “Pro­cel­lar­ia” e, come già indi­ca­to, l’u­ni­ca tes­ta­ta dadaista ital­iana, “Bleu”. Inoltre, opere dei pro­tag­o­nisti del Dada inter­nazionale quali Mar­cel Duchamp (con il famoso Apolinère Enam­eled), Fran­cis Picabia, Man Ray, Kurt Schwit­ters e di Tris­tan Tzara, instan­ca­bile orga­niz­za­tore del movi­men­to.

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