Galeone veneziano: il lago restituisce preziosi reperti

Parole chiave:
Di Luca Delpozzo
Federico Pelizzari

I sub del di Verona, attra­ver­so migli­a­ia di reper­ti recu­perati dal­lo scheletro del gale­one veneziano, adesso han­no fini­to di com­porre un fotomon­tag­gio del­la nave da guer­ra affon­da­ta dai serenis­si­mi, nel 1509, davan­ti a Lazise per­ché non cadesse nelle mani dei Vis­con­ti. A questo pun­to si fa più con­cre­to e nec­es­sari­a­mente prossi­mo il recu­pero dai fon­dali del relit­to, unicum mon­di­ale di cal­i­bro stori­co cul­tur­ale. Con le sovven­zioni del­la Ue e gli sforzi con­giun­ti region­ali, provin­ciali e locali, si mira infat­ti al vagheg­gia­to e ormai immi­nente obi­et­ti­vo: riportare in super­fi­cie e sal­va­guardare quel che res­ta, dopo sis­tem­atiche razz­ie, del­l’ir­ripetibile gale­one, per sis­temar­lo nel­la sua cor­nice più appro­pri­a­ta: la Dogana di Lazise. Il val­ore di questo unicum mon­di­ale è incal­co­la­bile: il suo potere calami­tante d’im­mag­ine e la sua forza evoca­ti­va pro­ducono un forte effet­to psi­co­logi­co su stu­diosi, esti­ma­tori, tur­isti. Il recu­pero muse­ale è anche un eccezionale inves­ti­men­to pro­dut­ti­vo per l’in­dus­tria del forestiero.Recupero che, in prim­is, met­terebbe fine alle dan­nate razz­ie che frut­tano tut­to­ra ai “tombaroli di lago” reper­ti a bizzeffe, i quali di mas­si­ma finis­cono all’es­tero come souvenir.

Parole chiave: